“Niente accordi con la Libia”. A Montecitorio la protesta di ong e associazioni

“La Libia non è un porto sicuro e le violazioni dei diritti umani sono sistematiche”. Centinaia di persone a Montecitorio contro il rifinanziamento della Guardia Costiera libica.

Valerio Nicolosi

Qualche centinaia di persone hanno riempito Piazza Montecitorio ieri pomeriggio, mercoledì 14 luglio, per chiedere alla Camera dei Deputati di non votare a favore del rifinanziamento della cosiddetta Guardia Costiera libica, che dal 2017 ha ricevuto soldi, motovedette e addestramento da parte dell’Italia.

“Tutti sanno quello che succede in Libia, noi lo chiamiamo ‘l’inferno libico’ e le immagini dei centri di detenzione, dei naufragi e dei tentativi della cosiddetta Guardia Costiera libica di speronare i gommoni di migranti e sparare le conoscono tutti” racconta Claudia Lodesani, presidente di Medici Senza Frontiere Italia. Alcune settimane fa la stessa MSF ha deciso di non lavorare più in alcuni centri di detenzione per migranti gestiti dal governo libico a causa delle condizioni in cui sono costretti a vivere i migranti stessi.

Oltre alle ONG e alle associazioni umanitarie sono intervenuti anche i pochi parlamentari che voteranno contro questo provvedimento, tra loro Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e imbarcato diverse volte a bordo delle navi umanitarie. “Questa missione deve essere cancellata subito perché la Libia non è un porto sicuro e le violazioni dei diritti umani sono sistematiche. L’Italia e l’Europa devono assumersi la responsabilità del soccorso in mare nel Mediterraneo Centrale” commenta Fratoianni a MicroMega.

Nello stesso giorno il Partito Democratico ha provato a smarcarsi da questo provvedimento con un emendamento che impegna il governo italiano a passare all’Unione Europea l’onere di sostenere e coordinare i libici.

Durante il presidio sono state lette testimonianze di donne e uomini torturati e abusati proprio nei centri di detenzione, alcuni di questi finanziati dalla cooperazione governativa italiana, altri hanno raccontato il viaggio in mare e i problemi connessi a questo.

“Questa è una battaglia che se riusciamo a spiegarla forse riusciamo a vincerla” chiosa Ascanio Celestini, presente al presidio.



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