Quando dietro a No vax, No mask e No green pass si celano presenze oscure

C’è un malessere cavalcato da ambienti politicamente orientati in senso neofascista che provvedono a gettare benzina sul fuoco.

Massimo Congiu

A metà novembre si sono svolte diciassette perquisizioni in numerose città d’Italia, coordinate dalla procura di Torino. Sotto la lente degli inquirenti, gli attivisti No vax e no Green pass che da mesi risultavano attivi sul canale Telegram “Basta dittatura”. Come scrive Adriana Pollice sul Manifesto del 16 novembre scorso, “l’ipotesi di reato è istigazione a delinquere con l’aggravante del ricorso a strumenti telematici e istigazione a disobbedire alle leggi”.

Alla base di questi “fermenti” contro la “dittatura sanitaria”, per usare un’espressione in voga di questi tempi, un gruppo che contava oltre 40 mila follower e che era stato chiuso a settembre perché a quanto pare diffondeva indirizzi e recapiti telefonici di giornalisti e uomini politici da intimidire. Sembra anche che nel loro mirino fosse finito il presidente Mattarella.

In questa reazione scomposta a misure prese a fronte di una pandemia che sta mietendo ancora vittime c’è quanto di più scadente si trovi oggi in circolazione sul piano delle pulsioni sociali (nel senso di presenti all’interno della società), e non solo in Italia. Abbiamo assistito a manifestazioni di gente che reclama libertà ma che della libertà ha una nozione distorta. Per essa è probabilmente la possibilità di fare quello che si vuole senza alcun tipo di condizionamento, ignorando qualsivoglia prospettiva di carattere collettivo, dando fondo al peggior individualismo.

Abbiamo visto giornalisti insultati e minacciati da dimostranti No vax in quanto considerati strumenti di un potere che opprime e inganna la gente. Erano operatori dell’informazione che seguivano i cortei per documentare e raccogliere qualche testimonianza. “Ma togliti quella mascherina, coglione”, e nel migliore dei casi “buffone”, dicevano i più scalmanati ai cronisti lì presenti. E giù manifestazioni di complottismo che di questi tempi trovano sfogo in esternazioni riguardanti la pericolosità del vaccino o il fatto che al posto del siero ti inoculino cose per tracciare e controllare i tuoi movimenti. Ma ce n’è anche per la mascherina che ti riempie della tua anidride carbonica e ti fa male. Che dire, poi, delle teorie sulla falsificazione delle notizie riguardanti i morti di Covid e sull’“imbroglio” dei feretri di Bergamo che secondo i negazionisti non erano veri?

No vax, No mask e No green pass parlano di dittatura sanitaria quasi ci fosse un “grande fratello” in camice bianco deciso a tenerci saldamente in mano agitando lo spauracchio del virus. Non c’è nessun grande fratello vestito di bianco, ci sono invece confusione e mancata conoscenza del significato di definizioni e concetti come, appunto, quello di dittatura oltre che mancanza di buon senso. In situazioni emergenziali come questa è da persone sensate accettare il principio di mettere temporaneamente in secondo piano le proprie esigenze di libertà individuale per l’interesse comune che comunque ci coinvolge anche a titolo individuale. Non dico che le nostre autorità siano sempre state impeccabili in questa situazione, ma è dittatura chiedere questo? Stiamo assistendo a proteste pescate da un calderone pieno di confusione e spesso anche di volgarità: ci mancava solo la marcia di persone con la divisa a righe simile a quella degli internati nei lager nazisti. Abbiamo dovuto assistere anche a questo trionfo del pessimo gusto.

I manifestanti prima citati possono talvolta avere anche qualcosa di folcloristico, ma c’è dell’altro: tornando all’inchiesta avviata a metà mese, nel corso delle perquisizioni a Brescia e a Cremona sono stati trovati un fucile, baionette e una balestra, un perquisito palermitano incitava nelle chat a gettare acido contro la polizia e a casa ne aveva una tanica di cinque litri. Gli inquirenti hanno subito chiesto l’oscuramento di canali simili al Telegram “Basta dittatura”, anche perché è stato individuato un circuito che da settimane veicolava scambi relativi a “impiccagioni, fucilazioni, gambizzazioni e nuove marce su Roma”. Nel mirino il primo ministro Draghi, la polizia, giornalisti, medici e scienziati e chiunque si fosse macchiato di “collaborazionismo con la dittatura in atto”. Ecco il volto più radicale di questa reazione.

Confusione, si diceva, ma anche rabbia incanalata male. C’è un malessere che appare cavalcato da ambienti politicamente orientati in senso neofascista che provvedono a gettare benzina sul fuoco e a indirizzare questa rabbia sui canali social. È sempre sul Manifesto del 16 novembre scorso che si legge “Gli inquirenti non fanno riferimento a una matrice precisa, ma finora si è visto un evidente tentativo da parte di Forza nuova”. Gruppi che, in generale, sono interessati alla destabilizzazione e che hanno trovato lo spunto per mettere in atto i loro propositi.

C’è indubbiamente stanchezza da parte di tutti. È comprensibile, dopo quasi due anni di pandemia, di spostamenti limitati, di provvedimenti che, col virus, hanno modificato le nostre vite. Ma è soprattutto in questi frangenti che è indispensabile il già citato buon senso. Le critiche a chi gestisce questa crisi sono lecite, certo, meglio ancora se costruttive.

Ne usciremo, ma non tutti nello stesso modo né con pari dignità.

 

(credit foto Ansa)



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