L’importanza di un premio Nobel ad una donna economista

Claudia Goldin ha ricevuto quest’anno il premio Nobel per le scienze economiche; prima donna ad averlo ricevuto da sola, nella storia del premio. Secondo la motivazione dell’Accademia reale di Svezia, Claudia Goldin ha fornito il primo resoconto completo della partecipazione delle donne al mercato del lavoro nel corso di due secoli e, si legge, ‘La sua ricerca rivela le cause del cambiamento e le principali fonti del divario di genere ancora esistente.’

Giandomenica Becchio, Marcella Corsi, Manuela Mosca, Claudia Sunna, Giulia Zacchia

Claudia Goldin ha ricevuto quest’anno il premio Nobel per le scienze economiche; prima donna ad averlo ricevuto da sola, nella storia del premio. Secondo la motivazione dell’Accademia reale di Svezia, Claudia Goldin, ha fornito il primo resoconto completo della partecipazione delle donne al mercato del lavoro nel corso di due secoli e, si legge, ‘La sua ricerca rivela le cause del cambiamento e le principali fonti del divario di genere ancora esistente.’
Per chi, come noi, si occupa da tempo di rendere visibile il contributo delle donne economiste alla storia delle idee – economiche e non – non può che essere un momento felice. Tuttavia, è proprio nei momenti propizi, che risulta doverosa una riflessione sul significato profondo di eventi simbolici come quello che il premio a Claudia Goldin rappresenta.

Le economiste in accademia
Claudia Goldin, anche come presidente dell’American Economic Association, ha sostenuto attività atte ad incrementare il numero di donne che si occupano di economia in campo accademico (sia tra studenti che tra docenti). Ancora oggi è infatti più difficile per le donne che per gli uomini, accedere e progredire nel mondo accademico. In Italia, guardando ai dati rilevati proprio il giorno della proclamazione del Nobel a Goldin, le donne rappresentano appena il 32% del personale docente in economia nelle università italiane (dati MIUR) e solo il 21% delle economiste è ai livelli apicali della carriera accademica (professori ordinari). Tuttavia, tra i precari della ricerca le donne sono ben il 42% (ricercatori RTD-A in economia). La lenta progressione della carriera delle economiste è anche legata a fattori istituzionali. Infatti, negli ultimi anni si sono diffuse pratiche di valutazione della ricerca, che condizionano l’accesso e la progressione nelle università, basati su quelli che vengono definiti criteri oggettivi di eccellenza (come il numero delle citazioni e una rigida gerarchia delle pubblicazioni). Queste pratiche hanno scoraggiato studi in campi come la storia del pensiero economico, gli approcci eterodossi e praticamente tutti i lavori che esplorano temi di ricerca innovativi, non convenzionali o semplicemente meno alla moda.
Il premio Nobel a Goldin ci fornisce uno spunto di riflessione su come l’autodeterminazione delle donne e delle minoranze nel mondo accademico, e in altre istituzioni basate sulla ricerca, non può avvenire senza un cambiamento dell’intero sistema in cui la ricerca e la conoscenza sono concepite e trasmesse.

L’opera di Claudia Goldin
Le donne sono ampiamente sottorappresentate nel mercato del lavoro globale e, quando lavorano, guadagnano meno degli uomini. Claudia Goldin ha spulciato gli archivi e raccolto oltre 200 anni di dati sugli Stati Uniti, dimostrando come e perché le differenze di genere nei tassi di occupazione e nei salari sono cambiate nel tempo.

Claudia Goldin ha dimostrato che la partecipazione femminile al mercato del lavoro non ha avuto una tendenza all’aumento continuo a partire dalla prima rivoluzione industriale per tutto il periodo, ma ha invece formato una curva a U (figura 1). La partecipazione delle donne sposate è diminuita con la transizione da una società agricola a una industriale all’inizio del XIX secolo, ma poi ha iniziato ad aumentare con la crescita del settore dei servizi all’inizio del XX secolo. Goldin ha spiegato questo andamento come il risultato di un cambiamento strutturale e dell’evoluzione delle norme sociali relative alle responsabilità delle donne nei confronti della casa e della famiglia. Negli studi di scienze sociali, la causa del declino della partecipazione delle donne al mercato del lavoro viene ricondotta alla diffusione del modello del ‘male breadwinner’ che assegna un ruolo dominante al reddito maschile nella famiglia e che ha dato forma alle politiche di welfare nelle società industriali. Il fatto di considerare ‘la famiglia’ come unità sociale fondante delle società occidentali ha significato anche un sensibile ritardo delle donne nell’accesso ai diritti giuridici e politici che, si pensava, venivano comunque rappresentati nella sfera pubblica dalle decisioni degli uomini.
Nel corso del ventesimo secolo, i livelli di istruzione delle donne sono aumentati costantemente e nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito sono oggi sostanzialmente superiori a quelli degli uomini. Goldin ha dimostrato che l’accesso alla pillola contraccettiva ha svolto un ruolo importante nell’accelerare questo cambiamento rivoluzionario, offrendo alle donne nuove opportunità di pianificazione della carriera.
Nonostante la modernizzazione, la crescita economica e l’aumento della percentuale di donne occupate nel XX secolo, per un lungo periodo di tempo il divario retributivo tra donne e uomini si è difficilmente ridotto. Secondo Goldin, parte della spiegazione risiede nel fatto che le decisioni in materia di istruzione, che influiscono sulle opportunità di carriera di tutta la vita, vengono prese in età relativamente giovane. Se le aspettative delle giovani donne sono formate dalle esperienze delle generazioni precedenti – ad esempio delle loro madri, che non sono tornate al lavoro finché i figli non sono cresciuti – lo sviluppo sarà lento.
Storicamente, gran parte del divario di genere nei guadagni potrebbe essere spiegato dalle differenze di istruzione e dalle scelte professionali. Tuttavia, Goldin ha dimostrato che la maggior parte di questa differenza di guadagno è ora tra donne nella stessa occupazione, e che si verifica in gran parte con la nascita del primo figlio.

Economia di genere ed economia femminista
Claudia Goldin non è una economista femminista, ma un’economista neoclassica che si è occupata da sempre di disuguaglianza di genere in ambito economico. Tecnicamente, se si segue la classificazione ufficiale della disciplina, fornita dai codici JEL (Journal of Economic Literature), Goldin è un’economista di genere. Sebbene l’economia neoclassica di genere ed economia femminista si occupino entrambe di comprendere la natura e le cause del divario di genere e tentino di proporre misure per ridurlo, ci sono tra esse notevoli differenze teoriche e metodologiche che rispecchiano anche la loro diversa origine storico-culturale. L’economia neoclassica di genere considera il divario di genere come un’applicazione della teoria del capitale umano all’interno della famiglia e nel mercato del lavoro. L’economia femminista rifiuta quest’approccio e considera i fattori culturali e il patriarcato come dirimenti per la genesi e il perdurare del divario di genere.
L’economia femminista può essere considerata, da un lato, come uno sviluppo degli studi sulle donne all’interno dell’economia, e, dall’altro, come una profonda critica all’approccio dell’economia neoclassica alle questioni di genere, che viene per lo più rifiutato. L’economia neoclassica di genere adotta un approccio economico neoclassico, spesso rivisto o esteso alle questioni di genere, che a partire dai lavori di Jacob Mincer e Gary Becker è stata denominata ‘new home economics’.
L’economia neoclassica di genere ha conosciuto un’impressionante successo dopo l’attribuzione del premio Nobel nel 1992 proprio a Gary Becker, il quale, per sommi capi, ha spiegato la specializzazione del lavoro all’interno delle famiglie fra donne e uomini come diretta conseguenza della teoria del capitale umano: essendo le donne biologicamente più inclini alla cura, investono il proprio capitale umano in un’educazione adatta al compito che spetta loro; così come essendo gli uomini biologicamente più adatti alla competizione, investono il loro capitale umano in un’educazione atta a renderli efficienti in ambito lavorativo. Questa visione generale rende impliciti alcuni assunti metodologici propri dell’economia neoclassica: le decisioni strategiche ottimali dipendono dalle competenze diverse dei membri della famiglia, e siccome il più competente è il capofamiglia (maschio), si assume che questo sia l’agente razionale che decide per tutti. L’assegnazione del tempo delle donne alla famiglia e quello degli uomini al mercato è la razionale applicazione della teoria dei vantaggi comparati e il divario salariale di genere è una conseguenza immediata di questa specifica divisione del lavoro tra uomini e donne.
Claudia Goldin appartiene a quella generazione di economiste neoclassiche che pur ispirandosi al lavoro di Becker, lo sviluppano e lo approfondiscono anche in chiave storica, eliminando alcuni aspetti più controversi a inaccettabili del pensiero neoclassico, specialmente la giustificazione biologica alla base del sistema di divisione del lavoro. Tuttavia, rimane un’economista neoclassica. Per esempio nella dinamica carriera-famiglia, Goldin sottolinea l’impatto dei prezzi relativi sia sul lato della domanda sia su quello dell’offerta del mercato del lavoro: i datori di lavoro preferiscono i “lavoratori ideali” non gravati da responsabilità familiari perché sono più produttivi, e molte donne scelgono di sacrificare le prospettive di carriera in cambio di un maggiore reddito familiare e di più tempo per la famiglia. Come per i neoclassici, anche per Goldin, la cura dei familiari rappresenta una preferenza personale piuttosto che un contributo produttivo, e i risultati di mercato forniscono indicatori accurati della produttività, senza tenere conto che l’attuale struttura istituzionale che regola le interazioni tra famiglia, mercato e Stato è sia inefficiente che ingiusta. Ci sono poi altri fattori di disuguaglianza che possono portare all’inefficienza, quali le conseguenze di un divorzio per il partner caregiver (di solito la donna); il fatto che un maggiore reddito familiare non sempre segnala una maggiore efficienza familiare. O ancora, quando giustamente Goldin sottolinea l’iniqua divisione del lavoro che assegna alle donne più responsabilità degli uomini nella cura della famiglia, un tema centrale nell’economia femminista, si limita a esplorare la situazione di donne con un’istruzione universitaria orientata alla carriera senza considerare quelle che hanno meno potere contrattuale nel mercato del lavoro, perché hanno avuto un accesso molto più limitato all’istruzione superiore a causa di barriere sociali e pregiudizi.

Il legame tra economia e storia
Se la lettura del contributo di Goldin può non essere univoca nel riferimento al paradigma economico dominante, una sua caratteristica resta per noi di grande rilevanza: il legame virtuoso tra economia e storia. Claudia Goldin infatti non è soltanto una economista che si è occupata di temi di genere, ma è anche una studiosa che ha condotto le sue analisi in prospettiva storica. Molta parte delle sue ricerche studiano i temi attuali con lo sguardo rivolto al passato e alle radici dei fenomeni indagati. Fondamentali nelle analisi di Goldin sono stati i suoi lavori sugli archivi, alla ricerca di dati sul lavoro delle donne e sul loro ruolo nella crescita economica.
Negli ultimi decenni la considerazione congiunta di storia ed economia in una prospettiva di genere ha stimolato studi che hanno profondamente innovato i metodi della ricerca, portando finalmente alla luce la parte femminile della storia economica e del pensiero economico che era sempre rimasta in ombra. Molte di queste ricerche si sono concentrate sul mondo anglosassone, altre hanno considerato un orizzonte geografico globale, altre ancora si sono focalizzate sull’Europa, e nuove ricerche, dedicate a singoli paesi, sono in corso. Tra queste, la ricerca del gruppo ECHIW è specificamente dedicata all’Italia, ed ha lo scopo di censire le donne che nel passato hanno dato contributi al pensiero ed all’attività economica, di studiare le loro idee, il loro impatto a livello italiano e internazionale, e in generale di riscrivere la storia mettendo in luce la loro presenza. Questa inclusione ha richiesto una ridefinizione più ampia di ciò che rientra nell’ambito economico, una ricerca di dati al di là dei limiti delle misure convenzionali, un’analisi di fonti manoscritte legate anche alla sfera personale, e in generale un impiego di lenti nuove che consentano di rendere visibili le donne del passato, sia come soggetti epistemologici, cioè come creatrici di conoscenza, che come argomenti di ricerca, riscoprendo cioè l’aspetto economico delle loro attività.
Oggi, per la prima volta, il risultato eccellente della ricerca di nuovi dati storici combinata con l’attenzione teorica ai temi del lavoro femminile ha ottenuto il massimo riconoscimento in campo economico, e ci ispira a procedere per questa strada.

Di Giandomenica Becchio, Marcella Corsi, Manuela Mosca, Claudia Sunna, Giulia Zacchia del gruppo di ricerca ECHIW:
PRIN 2022, ‘The Economic Thought of Italian Women (1750-1999): Methodological Issues, Ideas, Impact, International Links, a Census and an Online Database’ (acronimo ECHIW). Il Progetto è coordinato da Manuela Mosca, con la sua unità UNISALENTO, e vede coinvolte altre due unità, in Sapienza (capo-unità Marcella Corsi) e a UNITO (capo-unità Giandomenica Bettio).

Questo articolo esce contemporaneamente su micromega.net e su ingenere.it.

FOTO Wikipedia | Editing1088



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