Nobel per la Pace 2022 alla società civile “anti Putin”

Il riconoscimento a Memorial, Ales Bialiatski e Center for Civil Liberties in Ucraina: “Viviamo le ferite aperte di un potere che non si è mai pacificato con la società”.

Federica D'Alessio

Pace significa società civile che agisce, democratizzazione dal basso e il coraggio di sfidare i regimi dittatoriali. È il messaggio che arriva, limpido, dai Premi Nobel del 2022 che quest’anno hanno celebrato Ales Bialiatski, attivista per i diritti umani bielorusso, l’organizzazione russa Memorial e l’organizzazione ucraina Center for Civil Liberties. Un messaggio che “getta una luce importante sul bisogno di continuare a interrogarsi sull’eredità del regime sovietico e sul valore dei processi di democratizzazione in società che hanno in comune tale eredità, le sue cicatrici e le ferite ancora del tutto aperte, visibili in un rapporto fra Stato e cittadini che non si è mai pacificato” ha commentato a MicroMega Andrea Gullotta, presidente di Memorial Italia, l’associazione che dal nostro Paese aderisce alla rete di Memorial Internazionale.

“Siamo felici di questo premio e al tempo stesso addolorati e preoccupati perché le attività di Memorial in Russia, come ha raccontato lo stesso comitato per il Nobel, stanno subendo una forte repressione. Memorial è stata chiusa ed è sotto processo in questo momento a Mosca. Diversi nostri dirigenti sono dovuti scappare o, come Jurii Dimitrev, si trovano in una colonia penale. I conti correnti di Memoria sono stati bloccati e così quelli di alcuni suoi leader. E c’è un’alta probabilità che i nostri preziosissimi archivi vengano sequestrati. Archivi che ad oggi, con il segreto di stato di nuovo imposto su tutti gli archivi istituzionali in Russia, rappresentano l’unica fonte di memoria storica sulle persecuzioni del regime sovietico che sia rimasta a disposizione dei cittadini russi”.

Nata nel 1987, durante la perestrojika, per iniziativa di un gruppo di sostenitori dei diritti umani fra cui Andrei Sakharov e Svetlana Gannushkina, l’organizzazione per i diritti umani Memorial aveva e ha come scopo prioritario garantire che le vittime dell’oppressione del regime comunista non vengano mai dimenticate, sulla base della convinzione che affrontare i crimini del passato sia essenziale per prevenirne di nuovi. Come spiegano dal Comitato del Nobel, “oltre a creare un centro di documentazione sulle vittime dell’era staliniana, Memorial ha raccolto e sistematizzato le informazioni sull’oppressione politica e sulle violazioni dei diritti umani in Russia. È diventato la fonte più autorevole di informazioni sui prigionieri politici nelle strutture di detenzione russe. L’organizzazione è stata anche in prima linea nella lotta al militarismo e nella promozione dei diritti umani e di un governo basato sullo stato di diritto. Durante le guerre cecene, Memorial ha raccolto e verificato informazioni sugli abusi e i crimini di guerra perpetrati sulla popolazione civile dalle forze russe e filorusse. Nel 2009, la direttrice della sezione di Memorial in Cecenia, Natalia Estemirova, è stata uccisa a causa di questo lavoro”.

Per Gullotta, “la notizia del Nobel è importante per tutta Memorial e in generale è importante per le persone che in Russia stanno combattendo contro il regime in questo momento. Persone che hanno bisogno di essere sostenute e incoraggiate, che si muovono in una società controllata sia mediaticamente sia dalla repressione, all’interno della quale tuttavia le fratture sono più ampie di quanto trapeli. L’osservatorio dei nostri attivisti in Russia ha verificato, studiando i risultati elettorali in molte regioni, che le liste contrarie alla guerra hanno ottenuto consensi molto più alti del previsto. La comunità internazionale e particolarmente l’Unione Europea dovrebbero fare molto di più a sostegno dei dissidenti. Stabilire con direttive precise un appoggio chiaro e forte a chi oggi scappa dalla Russia. Questo purtroppo non sta succedendo, manca una linea direttiva comune e mancano politiche di accoglienza dei dissidenti. Noi di Memorial in questi mesi ci siamo molto adoperati per aiutare le persone che scappano. L’imposizione dei ban ai visti da parte di alcuni Paesi, per quanto possa aver frenato un fenomeno di turismo russo legittimamente malvisto, ha ostacolato innanzitutto chi cercava di scappare dal regime.”

Il Premio è andato anche a Ales Bialiatski e al Centro per le libertà civili di Kiev. Come si legge nel comunicato stampa del Comitato norvegese per il Nobel che conferisce il premio, Ales Bialiatski è stato uno dei promotori del movimento democratico sorto in Bielorussia a metà degli anni Ottanta. Ha dedicato la sua vita a promuovere la democrazia e lo sviluppo pacifico nel suo Paese. Nel 1996 ha fondato l’organizzazione Viasna (Primavera) in risposta ai controversi emendamenti costituzionali che hanno conferito al Presidente poteri dittatoriali e che hanno scatenato ampie manifestazioni. Viasna ha fornito sostegno ai manifestanti incarcerati e alle loro famiglie. Negli anni successivi, Viasna si è trasformata in un’organizzazione per i diritti umani di ampia portata che ha documentato e protestato contro l’uso della tortura da parte delle autorità nei confronti dei prigionieri politici. Le autorità governative hanno ripetutamente cercato di metterlo a tacere, imprigionandolo dal 2011 al 2014. A seguito di manifestazioni su larga scala contro il regime nel 2020, è stato nuovamente arrestato ed è tuttora detenuto senza processo. Nonostante le enormi difficoltà personali, Bialiatski non ha ceduto di un millimetro nella sua lotta per i diritti umani e la democrazia in Bielorussia.

Il Centro per le libertà civili è stato fondato a Kiev nel 2007 con l’obiettivo di promuovere i diritti umani e la democrazia in Ucraina. Il centro ha preso posizione per rafforzare la società civile ucraina e fare pressione sulle autorità affinché l’Ucraina diventi una democrazia a tutti gli effetti. Per trasformare l’Ucraina in uno Stato di diritto, il Centro per le libertà civili ha sostenuto attivamente l’affiliazione dell’Ucraina alla Corte penale internazionale. Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022, il Centro per le libertà civili si è impegnato per identificare e documentare i crimini di guerra russi contro la popolazione civile ucraina. In collaborazione con partner internazionali, il Centro sta svolgendo un ruolo pionieristico al fine di ritenere le parti colpevoli responsabili dei loro crimini.

A distanza di un anno dal Nobel al giornalista di Novaya Gazeta Dmitry Muratov, anche lui perseguitato dal regime russo insieme al suo giornale, questo ulteriore triplo premio alla società civile negli ex territori dell’URSS parla dell’importanza di tenere accesi i riflettori sul processo di democratizzazione necessario, ma controverso e pieno di ostacoli, nelle realtà che vissero il regime totalitario stalinista. Realtà nelle quali persone coraggiose da trent’anni continuano a fare la loro parte in contesti sempre più difficili.



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