Norme anti rave, in pericolo la libertà di manifestare

Le maglie del provvedimento sono ampie e potrebbero ingabbiare e criminalizzare le pratiche di contestazione dei movimenti sociali e di opposizione.

Maurizio Franco

Il reato di rave: da 3 a 6 anni di condanna, da 1.000 a 10mila euro di multa, per aver organizzato un free party con più di 50 persone al seguito. Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e l’esecutivo di destra non si sono fatti attendere e all’indomani dell’evento di Modena – dove migliaia di persone si sono ritrovate in un capannone a ballare davanti a un muro di casse e sono uscite poi, dopo aver intavolato una trattativa con le forze dell’ordine – hanno partorito un provvedimento contro “l’invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”.
L’articolo 434-bis, esplicitato nell’articolo 5 del decreto legge 162 del 31 ottobre. Per molti analisti, però, le maglie del provvedimento sono molto più ampie e potrebbero ingabbiare e criminalizzare le pratiche di contestazione dei movimenti sociali e di opposizione. Le definizioni sono vaghe e non c’è, nel testo pubblicato in Gazzetta ufficiale, uno specifico riferimento ai rave. Oltre al principio della “pericolosità” delle feste stesse, più volte scritto, su cui la discrezionalità dell’ordine pubblico potrebbe fare incetta. E il numero “50” come linea da non oltrepassare.

Secondo la Rete degli Studenti (Reds) e l’Unione degli universitari (Udu), il decreto è “una misura liberticida e pericolosa”. In particolare, hanno fatto sapere le organizzazioni, “il rischio per gli studenti e le studentesse è l’applicazione di misure fortemente repressive che non colpiscono solo i rave ma anche le manifestazioni, le occupazioni scolastiche e universitarie e potenzialmente qualsiasi forma di manifestazione”.

“Il Governo dimostra la sua totale intolleranza per i nostri giovani che si riuniscono in campagna o in un edificio sino al punto di punirli con una pena superiore a quella prevista per i reati pur gravi di pubblici funzionari che alterano le gare pubbliche o per il reato di frode nelle pubbliche forniture che viene commesso, ad esempio, da chi fornisce cemento armato depotenziato, all’origine del crollo di ponte e scuole”, ha affermato Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 stelle. “Questa è una norma da ‘stato di polizia’. La Meloni ha dichiarato di non avere simpatie per il regime fascista. Ma la sua cultura non è distante. Ci batteremo per contrastare questa deriva con tutte le nostre forze”. Luigi Manconi ha ironizzato sui social. “Un rave all’anno e questi cambiano il codice penale. Temiamo fortemente per la sorte dei diciottesimi e delle feste di laurea”. Magistratura democratica, per conto del segretario Stefano Musolino, sulle colonne de Il Manifesto, ha connotato la modifica all’articolo 434 come “truffa delle etichette”, “perché non è anti rave ma anti raduni. Prendendo spunto da questo ultimo rave di Modena, si è introdotta una norma molto pericolosa. Se qualcuno concedesse un capannone per l’evento, il rave party sarebbe legale”. Soffermandosi poi sul concetto di “invasione”. “Ciò che è preoccupante è che lo spazio può essere privato o pubblico, quindi anche una piazza”, ha sottolineato.

Paolo Perrini, presidente dell’associazione Spin Time Labs, collettivo che gestisce la storica occupazione nel cuore di Roma, ha palesato a Roma Today le forti preoccupazioni per la norma elaborata dal Consiglio dei ministri. “Questo decreto è infame perché mette in discussione la liberà di manifestare in Italia”. E riguardo alla festa del 5 novembre che gli attivisti avrebbero dovuto allestire insieme alla comunità brasiliana della Capitale per festeggiare la vittoria del fronte progressista capitanato da Lula, Spin Time ha dovuto desistere. “Perché gli artisti contattati hanno dato tutti forfait. Lo sa perché? Hanno paura che, con l’entrata in vigore del nuovo decreto, gli vengano sequestrati gli strumenti”. La norma prevede, infatti, “la confisca ai sensi dell’articolo 240, secondo comma, del codice penale, delle cose che servono o furono destinate a commettere il reato […] nonché di quelle utilizzate nei medesimi casi per realizzare le finalità dell’occupazione” come scritto sulla Gazzetta ufficiale.

Il ministro Piantedosi ha detto la sua sulla questione respingendo le critiche che hanno invaso il web e gli organi di stampa. “Credo sia interesse di tutti contrastare i rave illegali. Trovo invece offensivo attribuirci la volontà di intervenire in altri contesti, in cui si esercitano diritti costituzionalmente garantiti a cui la norma chiaramente non fa alcun riferimento”, ha affermato al Corriere della Sera. E ha aggiunto. “In ogni caso la conversione dei decreti si fa in Parlamento, non sui social. In quella sede ogni proposta sarà esaminata dal Governo”. Un’ ipotesi su cui Reds e Udu vorrebbero chiarezza per il prossimo futuro. “Il Governo non faccia l’errore di approvare un testo pericoloso solo per dare un segnale politico su sicurezza e restrizioni. C’è ancora tempo prima della conversione in legge definitiva per modificare il comma che contestiamo. Governo e Parlamento agiscano ed evitino la limitazione delle libertà di manifestare e di dissentire”.

(credit foto ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI/ FILIPPO ATTILI)



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