L’odissea dei minori stranieri non accompagnati nell’accoglienza italiana

Avrebbero diritto a un percorso specifico ma spesso vengono identificati come maggiorenni, perché non ci sono abbastanza posti nelle strutture, tanto che anche quelli che vengono registrati come minorenni non hanno un posto dove fare la quarantena e il percorso d’accoglienza successivo.

Valerio Nicolosi

Con l’inchiesta sulle navi quarantena e l’accoglienza in Italia abbiamo raccontato diversi aspetti della vita a bordo e anche di quello che avviene dopo, nei CPR e con le pratiche di rimpatrio. Con questa nuova parte dell’inchiesta ci occupiamo di Minori stranieri non accompagnati, una categoria che dovrebbe essere tra le più tutelate e che invece vede violati i diritti quotidianamente.

MSNA è la sigla che indica i Minori Stranieri Non Accompagnati. Il loro ingresso a bordo delle Navi Quarantena è vietato dall’ottobre 2020.
La circolare del Viminale che proibisce la presenza a bordo è dell’ottobre 2020 dopo che Abou, un giovane ivoriano di 15 anni soccorso dalla ONG Open Arms, aveva trascorso il periodo di quarantena a bordo della nave Allegra ed era stato trasportato d’urgenza a Palermo, dove è morto dopo essere entrato in coma. “Il suo corpo è martoriato da segni di tortura. Il viaggio non è stato facile”, aveva dichiarato la tutrice Alessandra Puccio, aggiungendo che “Abou mostrava segni di denutrizione e disidratazione”.

La vicenda ha aperto una discussione sui MSNA a bordo delle navi, luoghi inospitali per chi ha bisogno di cure e di assistenza fisica e psicologica e per tutte quelle persone che dovrebbero essere classificate come “vulnerabili”. Grazie a una richiesta di accesso agli atti da parte dell’ASGI – l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione – sappiamo che a bordo delle navi sono transitati almeno 1224 MSNA nel periodo tra il 1 maggio 2020 e il 1 novembre dello stesso anno, da quando ufficialmente non sono più ammessi e per i quali dovrebbe esserci un percorso di quarantena e di accoglienza nelle strutture a terra ma che spesso viene eluso con un sistema collaudato di registrazione anagrafica errato che colloca i MSNA tra i maggiorenni.

In tutto il 2020 i MSNA arrivati in Italia sono stati 4.687, quindi circa un quarto di loro sono finiti sulle Navi Quarantena, mentre nel 2021 fino al 29 novembre sono 9.004 quelli registrati come minori.

“Quanti anni hai?”
“16”.
“Abbassa la mascherina… no, 18, ne hai 18”.
Questo è uno dei brevi dialoghi che ci sono stati riportati dai testimoni che hanno lavorato nell’hotspot di Lampedusa e che abbiamo intervistato.

“Quando li registrano nell’hotspot di Lampedusa non c’è nessuno che può vigilare, c’è una pre-registrazione in un container e la registrazione definitiva con le impronte digitali in un altro container. C’è solo la polizia e un mediatore, l’anagrafica è lasciata a loro e anche se si dichiarano minori spesso vengono registrati come maggiorenni”, ci dice un lavoratore dell’hotspot. Ci sono delle organizzazioni umanitarie che hanno accesso al centro ma l’intervento non è facile: “se non possono assistere alla registrazione vuol dire che dovrebbero individuare le persone che si sono dichiarate minori non accompagnati e dovrebbero chiedere una rettifica dell’anagrafica, il tutto all’interno di un posto dove si fatica anche a camminare per quante persone ci sono e che dormono a terra e vivono in condizioni igienico-sanitarie pessime” aggiunge la nostra fonte.

L’hotspot di Lampedusa è stato progettato per 250 persone e successivamente ampliato fino a 400 posti ma il flusso degli ultimi due anni ha portato a una presenza costante di almeno il doppio delle persone, in alcuni momenti anche sopra le 1.000 presenze, un contesto difficile nel quale lavorare per le organizzazioni umanitarie. Secondo i dati del Viminale aggiornati al 30 novembre, quest’anno sono arrivati in Italia 9.004 minori stranieri non accompagnati su 62.941 totali.

Quando salgono a bordo delle Navi Quarantena dovrebbe esserci un ulteriore passaggio di conferma dell’età da parte dello staff di Croce Rossa ma non sempre è possibile, così a bordo si trovano minori non accompagnati registrati come maggiorenni. Il caso di un ragazzo arrivato a Lampedusa il 17 febbraio 2021 con uno sbarco autonomo, nonostante si sia dichiarato minore viene registrato nell’hotspot come maggiorenne dalla polizia.

Il trasferimento sulla nave quarantena “Rhapsody” è veloce, in pochi giorni si ritrova a bordo insieme ad altri nella sua stessa condizione. In questo caso il personale di Croce Rossa sulla Rhapsody riesce a comunicare alla prefettura la variazione anagrafica e il ragazzo viene fatto sbarcare nel giro di poche ore, salvo essere trasferito nel CPR di Ponte Galeria in attesa dell’espulsione, tutto basato sulla prima identificazione errata.

Dopo poche ore gli avvocati che seguivano il caso riescono a far uscire il minore dal CPR e a farlo indirizzare in una struttura specifica per i minori stranieri non accompagnati. “Questo caso è solo uno dei tanti che si verificano negli hotspot e di conseguenza sulle navi, il problema è che di solito la variazione anagrafica è complicata da fare” racconta un’operatrice legale di Croce Rossa Italiana che è stata imbarcata su diverse navi quarantena. “A bordo ne ho visti molti identificati come maggiorenni e quando provavo a segnalarlo la prefettura ci rispondeva che non c’erano posti nelle strutture per MSNA e quindi di non fare variazioni altrimenti non avrebbero potuto evadere le richieste, assurdo no?” ci chiede in modo retorico l’operatrice legale durante l’intervista.

Oltre alla variazione anagrafica accade anche che vengano registrati come minori accompagnati perché in presenza di un sedicente cugino o fratello che poi non si rivela tale: “si può fare il disconoscimento e chiedere che il maggiorenne faccia il proprio percorso e il minorenne il suo, ma anche in questo caso dalla prefettura non ti rispondono o chiedono di non farne troppe altrimenti non sanno come fare”.

La realtà è che per i MSNA ci sono pochi posti nell’accoglienza italiana tanto che spesso vengono “parcheggiati” nei CARA o in altre strutture non pensate per loro e non esclusive per minori, in alcuni casi anche negli hotspot stessi, dove in teoria bisognerebbe stare un tempo limitato al primo riconoscimento.

“Non sappiamo come gestirli ma non ci lasciano altra scelta, invece di spendere i soldi con per le navi quarantena dovrebbero investire in strutture dignitose, non quelle che ci sono adesso in Sicilia” racconta la nostra fonte che ha lavorato nell’hotspot di Lampedusa e che conosce bene l’accoglienza siciliana. Si riferisce in particolare a Villa Sikania, in provincia di Agrigento, in passato al centro di polemiche perché all’interno sono stati numerosi i contagi da Covid e dove le condizioni di vita sono pessime, tanto che gli stessi minori sono fuggiti in massa più di una volta. Pochi giorni fa sono stati arrestati in 6, un maggiorenne e 5 minorenni, con l’accusa di sequestrare e violentare i minori all’interno delle camerate del centro d’accoglienza, pratiche che andavano avanti da tempo e che ora le indagini del PM di Agrigento, Luigi Patronaggio, stanno facendo emergere.

L’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati in Italia è un fallimento sotto ogni aspetto, che scarica sui minori le responsabilità dello Stato che non ha interessi nell’organizzarsi per rispettare i diritti umani che per legge dovrebbe garantire.



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