L’ombra nera che si allunga sull’Europa

Non solo Polonia e Ungheria. Dal Portogallo alla Francia, passando per Spagna e Italia, in tutta Europa le forze di estrema destra stanno diventando sempre più forti. Difesa della famiglia tradizionale e dei confini nazionali sono i temi che le uniscono.

Maurizio Franco

L’estrema destra è forza continentale di governo. Negli Stati europei, le formazioni del conservatorismo radicale hanno acquisito un ruolo predominante nelle tornate elettorali: Spagna, Francia, Portogallo e Germania sono le manifestazioni più eclatanti del loro successo. Ungheria e Polonia, invece, hanno già dato il loro contributo alla “rivoluzione conservatrice” in atto.
L’Italia non è da meno, anzi. È avanguardia politica e laboratorio delle nuove (e vecchie) destre che ambiscono al potere.
Gli anni Venti del XXI secolo dopo le dimissioni di Mario Draghi e il ritorno alle urne, fissato per il 25 settembre. Secondo gli ultimi sondaggi, la compagine di centro-destra è trainata da Fratelli d’Italia, il partito guidato da Giorgia Meloni, con percentuali di voto a doppia cifra. Durante la fase più acuta della pandemia, era la Lega di Matteo Salvini a dominare il campo mentre Forza Italia boccheggiava (e lo fa tuttora tra i nuovi colossi del sovranismo tricolore). Partiti, quindi, da concepire come vasi comunicanti per un elettorato liquido non più fidelizzato ai vessilli identitari della politica. Eppure, salvo imprevisti, le elezioni autunnali potrebbero incoronare i discendenti del Movimento sociale italiano a fulcro del parlamento, creando un precedente tra le grandi economie continentali. Un traguardo a cui molte organizzazioni europee mirano. E guardano con speranza.
In Spagna, Vox è diventata la terza forza politica. Nelle elezioni del 2019 ha racimolato oltre il 15 per cento delle preferenze. Un risultato storico per la formazione di estrema destra che ammicca al passato franchista. Fondato nel 2013 a Madrid da alcuni transfughi del partito popolare e della falange spagnola – organizzazione neofascista sopravvissuta alla morte del Caudillo –, Vox è presieduto da Santiago Abascal, sodale di Meloni, politico dalla lunga esperienza nella risma conservatrice. Nel corso degli anni, sempre più consiglieri locali, deputati e parlamentari eletti hanno ingrossato le fila della destra spagnola: lo scorso aprile, il partito di Abascal è entrato nel governo regionale di Castilla Y Leon, in accordo con il centro-destra. E in Andalusia – roccaforte storica delle varie sfumature della sinistra – alle elezioni di giugno, ha strappato 14 seggi. Un primato che segna una svolta negli equilibri cromatici delle democrazie continentali.
Nel parlamento europeo Vox siede accanto a Fratelli d’Italia, nell’Ecr Group, lo spezzone dei conservatori e riformisti europei, nato in opposizione alle volontà europeiste dei popolari. Con il partito di Giorgia Meloni, la formazione iberica ha stretto una solida alleanza che travalica gli steccati nazionali. Il comizio della leader di FdI a Marbella – accorsa per sostenere Macarena Olona, candidata per Vox al parlamento andaluso –, ha rinfocolato quest’unione di fatto, definendo il perimetro dell’internazionale nera: famiglia, patria e confini sono gli assiomi su cui costruire il nuovo mondo della reazione, secondo le organizzazioni capofila che crescono inesorabilmente.
Nel gruppo Identità e Democrazia, invece, siede il Rassemblement National di Marine Le Pen. Il blocco francese condivide gli scranni di Bruxelles con la Lega. Affinità e ammiccamenti, però, sono anche con Fratelli d’Italia: nonostante le distanze politiche maturate nel tempo, è il fardello storico a cui sono faticosamente aggrappati a tenere assieme i due colossi elettorali. Epigoni della destra nazionale, in Italia e in Francia, i due partiti dalle fiamme sul simbolo – il partito di Le Pen ha mutato immagine nel 2018 – hanno costruito l’impalcatura ideologica e la nuova strategia del conservatorismo europeo.
Nell’ultima tornata elettorale, il Rassemblement – nonostante abbia perso contro il partito centrista di Emmanuel Macron al ballottaggio per la presidenza della Repubblica – ha dimostrato di essere uno dei pilastri della giostra politica d’oltralpe. Alle elezioni per il rinnovo della composizione parlamentare, a giugno, il movimento di Le Pen ha visto un incremento vertiginoso dei deputati, dagli 8 della scorsa legislatura ai 90 conquistati a colpi di voto.
Altro Paese, altro fenomeno. In Portogallo c’è Chega: “Basta” tradotto in italiano. Nel 2019, anno del suo ingresso nell’agone politico iberico, è una realtà residuale: un misero 1,3 per cento e un seggio al parlamento. Il primo in assoluto per l’estrema destra dalla fine del salazarismo. Alle elezioni presidenziali del 24 gennaio 2021, invece, scuote la politica portoghese con l’11 per cento delle preferenze. André Ventura, ex telecronista sportivo, è l’artefice di questo miracolo nero. Un cocktail di xenofobia e nazionalismo più volte enunciato. Come racconta Francesca Berardi sul quotidiano Domani, Ventura ha stretto rapporti con la Lega. Durante il tour italiano su iniziativa del Carroccio – iniziato a Figline di Valdarno, in Toscana, e proseguito a Roma – il leader portoghese, ha dichiarato:«Condividiamo le stesse idee in materia di tasse, immigrazione, lotta all’invasione islamica in Europa». Un programma politico condensato in poche battute. “La strada è tracciata”, ha scritto Meloni all’indomani delle elezioni legislative che hanno incoronato Chega sul podio portoghese. Circa l’8 per cento su scala nazionale. “Buon lavoro” ha concluso poi via Twitter.

CREDIT FOTO: Giorgia Meloni: Vox España, CC0, via Wikimedia Commons; Marine Le Pen: VOX España, PDM-owner, via Wikimedia Commons; André Ventura: Agencia LUSA, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.



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