Cosa diavolo c’entra Orbán con le elezioni italiane?

Non sarà per caso uno dei tanti babau agitati dai moderati italiani per spaventare il Popolo, impedire il Cambiamento e aggrapparsi al Potere, anche a costo di arrampicarsi sugli specchi?

Mauro Barberis

Viktor Orbán, dove ho già sentito questo nome? E, peggio ancora, cosa diavolo c’entra un politico ungherese, rieletto per cinque volte dal suo popolo sovrano, con le elezioni italiane? Non sarà per caso uno dei tanti babau agitati dai moderati italiani – questo il loro nome vero, altro che centro-sinistra o addirittura sinistra – per spaventare il Popolo, impedire il Cambiamento e aggrapparsi al Potere, anche a costo di arrampicarsi sugli specchi? Inutilmente, oltretutto. Perché, nelle condizioni attuali della comunicazione, la reazione dell’elettore medio alla menzione di Orbán sarà: 1) m’è arrivata una bolletta della luce di 5.000 euro, che ce frega de Orbán (non è ungherese, è romanesco, prossima lingua nazionale al posto dell’italiano); 2) boh, annamo a vede’ su Google, ma anche lì c’è un fottio di prese di posizione pro e contro, nun c’ho tempo da perde (mi scuso per il romanesco di fantasia, ma non sono romano de Roma; 3) annamo a vede’ sui social, sarà mica un bravo cristo (e qui mi scuso con Cristo)?

Insomma, anche questa strategia comunicativa dei moderati, Letta & C., sembra votata all’insuccesso. Come altre, del resto: tipo ricordare che l’Ungheria attuale non è più una democrazia da mo’, checché ne dica Giorgia (chiamiamola così, confidenzialmente), lo è stata quando anche loro erano liberali, giusto il tempo di prendere i soldi Ue, poi sono passati alla “democrazia illiberale” (copyright dello stesso Orbán), in politichese demokratura. Del resto, anche Mussolini, Hitler e Putin non sono andati al potere tramite elezioni? Tutte cose risapute ma ormai inutili da ricordare, perché apprezzate al massimo dai lettori dei giornaloni (copyright Travaglio). In tv siamo già al punto che, anche nei talk meno avvelenati, un fu-moderato come Alessandro Sallusti può dare ad Antonio Scurati del «propagatore di fake news psichiatricamente ossessionato da Mussolini» (cito in vetero-italiano, fake news in romanesco credo si dica balle).

A voler proprio tirare in ballo Orbán – ma non ce l’ha prescritto il medico – forse bisogna fare ragionamenti, ops, scusate, discorsi, un filino più semplici. Tipo il seguente, elaborato dal sottoscritto a partire da un altro giornalone, il Washington Post, ok, quello che ha anticipato la notizia dei soldi dati dai russi a politici di venti Paesi. Chiara fake news, direbbe Sallusti, quando mai i politici italiani, specie di destra, hanno preso soldi da altri Paesi? A farla breve, e parlando il freddo linguaggio dei numeri, la condanna della Ue all’Ungheria per violazione dello Stato di diritto – traduco: abolizione di fatto della libertà d’informazione e dell’indipendenza della magistratura, costrizione delle donne ad ascoltare il battito del cuore del feto prima di abortire – le costerà 7,5 miliardi di dollari di aiuti e, in prospettiva, 22 miliardi.

Ecco, a proposito di bollette, quanto potrebbe costarci – a noi utenti di gas e luce, a noi commercianti, a noi imprenditori piccoli e grandi, a noi operai, a noi rider, a noi ragazzi in cerca di un lavoro, a noi donne che non siamo neppure più in grado di mantenere un figlio che comunque vorremmo – essere governati da «pupazzi prezzolati da Mosca», ipotesi fantascientifica, naturalmente, sfuggita a Mario Draghi, beninteso al solo fine di escluderla, nella sua ultima conferenza stampa pubblica? Basse insinuazioni, propaganda, terrorismo psicologico, dirà qualcuno. Ma io concludo in romanesco, anche per abituarmi alla lingua del futuro: quando ce vo’, ce vo’.

Credit immagine: credit foto European People’s Party CC BY 2.0 via Wikimedia Commons.



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