Pace, guerra, resistenza: cercare il dialogo, rifiutare il settarismo

L’invito del direttore di MicroMega al confronto perché "una volta finito il conflitto, a sinistra non rimangano solo le macerie delle attuali rotture".

Paolo Flores d'Arcais

Da molti anni, ormai, il cittadino di sinistra – che vuole cioè più-giustizia-e-più-libertà – non è più rappresentato in parlamento. Sinistra vuol dire, all’opposizione come al governo, battersi e realizzare più eguaglianza ogni giorno, allargando al tempo stesso le libertà civili individuali (non la vocazione alla prepotenza e al profitto, dovrebbe andare da sé). Partiti che corrispondano o solo approssimino questi valori non ce ne sono più da anni e anni e anni. Il Pd è un partito centrista, anche se ovviamente vi sono militanti ed elettori di sinistra, ma del tutto ininfluenti, purtroppo, nelle scelte delle politiche e degli apparati dirigenti: ormai, da troppo tempo, strutturalmente partitocratici.

Ma la sinistra di lotta e di opinione restava comunque presente, largamente anzi, benché in forma diffusa e dispersa, nella società civile. Proprio questa sinistra, la nostra sinistra, entra vertiginosamente in crisi con la guerra che l’invasione putiniana dell’Ucraina ha scatenato. Persone che da trent’anni si sono ritrovate in piazza e nei girotondi contro Berlusconi e le leggi vergogna, contro le prepotenze padronali del liberismo selvaggio, contro la sordità alle minacce per la stessa fisiologia di Gaia, oggi sono divise da polemiche e contrasti di un’asprezza rara, crescente, che rischia di mettere radici e di pregiudicare ogni futuro non solo di lotte comuni (sulla giustizia, i diritti dei lavoratori, il welfare, l’informazione, l’ecologia …) ma perfino di discussione e confronto.

Questa chiusura in arroccamenti settari va scongiurata ad ogni costo.

E non si evita tale prospettiva mettendo la sordina ai motivi di divisione, attraverso diplomazie e autocensure, che schiacciando nel non detto, nell’eufemismo e nel rimosso le reali opinioni, hanno il solo effetto, magari inconsapevole, di avvelenare i rapporti nel risentimento e nel sospetto.

C’è un solo modo per poter sperare che finita questa guerra – perché comunque finirà (e gli auspici sulla conclusione ci fanno divergere in modo drammatico, lacerante, angosciante) – a sinistra non rimangano solo le macerie delle attuali rotture, ma un orizzonte di relazioni anche conflittuali, ma senza l’inimicizia degli anatemi: la chiarezza esplicita delle proprie posizioni insieme alla piena disponibilità al confronto.

A MicroMega abbiamo cercato di farlo fin dall’inizio della “operazione militare speciale” di Putin, e continueremo a farlo, sia sul sito web che nella rivista cartacea. Il numero di interventi e testi on line in dissenso frontale con la linea della rivista e il sottoscritto sono numerosissimi, in certi periodi maggioritari. Il primo dibattito streaming ha visto protagonisti Luciana Castellina e Tomaso Montanari, che considerano le mie posizioni una summa di bellicismo irresponsabile. Ne stiamo preparando altri, invitando proprio i compagni e amici più distanti dalla linea della rivista. Abbiamo del resto invitato immediatamente il presidente dell’Anpi, perché possa argomentare pari a pari contro le mie opinioni, che alcuni collaboratori e lettori hanno giudicato ingiuriose. Invito che Gianfranco Pagliarulo ha ricevuto anche personalmente e tramite i suoi collaboratori ufficiali, invito che qui rinnovo pubblicamente.

Stiamo preparando un grande numero monografico della rivista cartacea, che metta a confronto tutte le posizioni, dando ad ogni interlocutore lo spazio per un’argomentazione articolata, meditata, approfondita, che nei giornali, e massime nei talk show, non ha modo di esprimersi al meglio. Con i toni che ciascuno sceglierà, perché i toni sono parte della sostanza, l’argomentazione è anche passione, indignazione, invettiva, oppure irenismo e cautela, e insomma tutta la gamma, secondo il sentire di ciascuno, senza di che non sarebbe la sua opinione.

Stiamo già ricevendo molte risposte positive, ma anche dei rifiuti. Che ho difficoltà a capire, perché giustificati in genere proprio dalla volontà di preservare i rapporti tra persone e associazioni che, al di là di tutto, si considerano parte di un orizzonte comune.

Ma come si possono preservare, cominciando intanto col troncarli? Penso al contrario che sia necessario intensificarli, nella chiarezza estrema e nel confronto.

Chiarezza estrema. Papa Francesco gratifica di minus habens chi vuole dare alla resistenza ucraina armi per difendersi dall’aggressione imperialistica mostruosa, sarà dunque lecito dare del minus habens a Bergoglio per il suo pacifismo che disarma la resistenza. O no? Perché la regola aurea, recepita anche dal Vangelo ma molto più antica, intima di “(non) fare agli altri quello che (non) vorresti fosse fatto a te”.

Ci può essere accusa più grave e sanguinosa che quella di propiziare, con le proprie scelte, la cancellazione del genere Homo sapiens dalla faccia della terra via guerra atomica? Proprio questa è l’accusa che viene fatta, però, da quasi tutti i versanti pacifisti, a chi – quorum ego – chiede che si mandino più armi e più efficienti alla resistenza ucraina. L’accusa di propiziare la guerra atomica, dunque l’estinzione dell’intero genere umano, è palesemente varie volte più pesante che l’accusa di propiziare un genocidio, poiché qui si tratta di tutti i genocidi in un colpo solo, e definitivo. Questa accusa è dunque infinitamente più violenta di qualsiasi tono “offensivo” che possa venire usato in polemica con un pacifista. E allora: io non solo accetto il confronto con chi mi accusa di propiziare la distruzione del genere umano, ma lo sollecito, per ascoltare con quali argomenti verrà sostenuto e poter replicare con altri argomenti. Inviteremo al confronto perfino in casi in cui sia nostra convinzione che si tratti di falsità sotto il profilo dei fatti, perché daremo per scontata la buonafede.

Perché, allora, chi ritiene di potere avanzare l’accusa delle accuse, l’offesa delle offese, quella di portare alla cancellazione del genere umano, incommensurabile con qualsiasi offesa al pacifismo, pensa sia invece addirittura doveroso sottrarsi al confronto, dato che le mie posizioni imporrebbero loro moralmente l’anatema e la rottura di ogni rapporto? Mi sembra incongruo, almeno un poco, e mi verrebbe di chiedere a tali amici di argomentarlo, ma pretenderei da loro una contraddizione pragmatica, che rifiuterebbero, visto che hanno già deciso di sottrarsi al dialogo.

Spero che ci ripensino. Così come qualche amico che si sente egli stesso sballottato tra opposte argomentazioni e incerto: proprio le ragioni della incertezza possono arricchire e incrementare il confronto.

Più di così MicroMega non può fare, se nemmeno questo basta vuol dire che il seme della chiusura settaria, che nella sinistra ha purtroppo una storia secolare, è più tenace del più tenace tentativo di dialogo.

A tutti buona Pasqua, fraternamente.



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Questo articolo è stato pubblicato venerdì 22 aprile sul quotidiano spagnolo El Pais e sul quotidiano polacco Gazeta Wyborcza.