Terremoto e pandemia: viaggio nelle zone del sisma del 2016

VIDEOINCHIESTA | A distanza di quasi cinque anni dall'inizio dello sciame sismico che colpì il Centro Italia, un viaggio nelle zone terremotate per raccontare gli effetti del Covid-19 sulla ricostruzione e sulla vita di abitanti e lavoratori.

Valerio Nicolosi

Quattro anni e mezzo, cinque governi, quattro commissari straordinari e tante procedure, la gran parte delle quali sono servite a poco o nulla, se non a ritardare la ricostruzione nelle Marche e nel resto del cratere del Sisma del Centro Italia del 2016.

Nei primi mesi del 2020 esce l’ordinanza numero cento del commissario straordinario Legnini che semplifica le procedure per l’avvio dei cantieri e la ricostruzione, ma la pandemia ferma di nuovo tutto, lasciando in sospeso chi vive nelle SAE, soluzioni abitative emergenziali, e che aggiunge a un trauma “locale”, il terremoto, quello globale della pandemia.

Per le famiglie di Ussita è tutto assurdo: “Prima per stare sicuri dovevano abbandonare le loro case e ora invece per essere sicuri devono stare in casa” racconta Giovanna Bianco, psicologa e referente del Progetto Sisma di Emergency che ha dato supporto psicologico alle popolazioni marchigiane colpite dal terremoto.

Un affare grande, quello della ricostruzione, che come in ogni emergenza, con le deroghe per velocizzare alcune procedure, lascia spazio alla criminalità per inserirsi negli appalti. La CGIL di Macerata insieme alla Prefettura ha portato avanti diverse denunce di sfruttamento della manodopera in nero.

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