Berizzi: “Non ho paura dei fascisti, ho paura dell’assenza di antifascisti in politica”

Il giornalista di Repubblica, sotto scorta per minacce neofasciste e neonaziste, si racconta a MicroMega e analizza la situazione politica in Italia.

Daniele Nalbone

“Oltre ad avere colpevolmente frenato sull’antifascismo, la sinistra ha lasciato alla destra sovranista e post-fascista il campo della difesa dei più deboli, dei lavoratori, del popolo. E questa destra che cosa fa? Usa queste categorie di cittadini in modo subdolo, illudendoli di avere una soluzione ai loro problemi ma in realtà trasformandoli in un’arma per combattere il nemico di turno: l’immigrato invasore”. Paolo Berizzi, unico giornalista europeo sotto scorta per minacce ricevute da gruppi neofascisti e neonazisti, è diretto. L’intervista sul 25 aprile, un 25 aprile “inevitabilmente diverso”, si trasforma ben presto, e non poteva essere altrimenti, in un’analisi sulla situazione politica italiana.

Prima domanda: che 25 aprile è quello del 2021?

Un 25 aprile come quello di un anno fa, senza piazze. Ma in una democrazia matura c’è anche questo, il rispetto delle norme. Libertà è anche questo.

Politicamente?
Non voglio arrivare a dire che, per fortuna, è un 25 aprile senza piazze, ma la pandemia ci permette – sto ovviamente esasperando il concetto – di non assistere a uno spettacolo divisivo. Non ci mostrerà, se non sui social, un centrosinistra “antifascista per un giorno”. Non si può essere antifascisti solo un giorno all’anno e per di più governando insieme alla Lega di Matteo Salvini.

Cosa racconta, allora, questo governo?
Che l’antifascismo non è un tema nell’agenda del Paese. Non è più nell’agenda del centrosinistra. Non è nell’agenda del legislatore e della magistratura. Non solo: non è nemmeno in quella dell’informazione che ormai da anni, salvo poche eccezioni, si è unita al coro di chi ha fatto finta di niente, sottovalutato, minimizzato, banalizzato il problema del ritorno delle forze fasciste e del messaggio fascista in Italia.

Stessa domanda, guardando però a destra.
In nessun Paese europeo esiste una destra così lontana dai valori fondanti della propria democrazia. È un elemento che fa riflettere. ma si può capire. Se Fratelli d’Italia, per fare un esempio, prendesse le distanze dai movimenti chiaramente neofascisti perderebbe un bacino elettorale importante. E lo stesso vale per Salvini. Le due forze politiche che oggi rappresentano la destra italiana non potranno mai condannare senza se e senza ma un’aggressione, una minaccia, attacchi di matrice neofascista. È un problema, questo, che sento sulla mia pelle ogni giorno. ma non mi interessa fare del mio caso, appunto, “un caso”. È solo un esempio utile al ragionamento. e forse un piccolo indicatore del tempo che stiamo vivendo.

Torno alla politica in generale e chiamo in causa anche l’informazione. Qual è, a tuo avviso, il problema più grande?
il primo problema è l’indifferenza, che a volte è distrazione, a volte superficialità, a volte complicità. all’informazione interessa poco approfondire questi temi: lo si fa solo quando c’è lo storione, l’emergenza, il Luca Traini di Macerata. l’altro problema è rappresentato da tutti coloro che definiscono l’antifascismo una pratica superata, di retroguardia, stantia. Oggi, con i sovranisti al governo, l’estrema destra nelle piazze, movimenti razzisti che aprono sedi in varie parti d’Italia, l’antifascismo deve essere una battaglia centrale, moderna, attuale. Io sono sotto scorta per il lavoro che faccio, il giornalista, e perché lo Stato non è in grado di eliminare la minaccia. Ma la mia minaccia non si chiama mafia, si chiama neofascismo. Per dichiarare illegali certi partiti, certi movimenti, silenziarli e chiudere le loro sedi, ci vogliono due giorni o due ore. In Grecia, Alba Dorata è fuorilegge. In Germania, Alternative für Deutschland è sotto stretta osservazione da parte delle autorità in quanto ritenuta un pericolo per la democrazia. In Italia, ex ministri dell’Interno vanno a braccetto con forze extraparlamentari di estrema destra. E queste forze, questi movimenti, sono ormai da anni sovraesposti mediaticamente. A una loro manifestazione ci sono più telecamere che manifestanti, più taccuini che bandiere.

Da giornalista, perché l’estrema destra, a tuo avviso, è così sovraesposta mediaticamente?
Perché fa audience. Perché partecipare a certi convegni, come hanno purtroppo fatto molti colleghi anche autorevoli, ti mette al centro dell’attenzione. Ti fa sentire figo perché’ giochi a metterti contro il mainstream. I media hanno avuto e hanno una responsabilità enorme nello sdoganamento di questi gruppi. Alla tv servono i “toni alti”, serve un dibattito polarizzato, serve rabbia, serve violenza, servono scontri di piazza, serve il linguaggio “Italia agli italiani”.

Cosa significa vivere sotto scorta?
Perdere pezzi e spazi di libertà. Ti adatti, riorganizzi la tua vita perché’ ne va della tua sicurezza e della tua incolumità.  La scorta è un dramma sia per lo scortato sia per chi ti scorta, ottimi servitori dello stato pronti a sacrificare la loro vita per proteggere la tua. Ai cialtroni che parlano di status symbol dico: volete provare? e a chi gioca con le scorte aggiungo: i dispositivi di protezione non sono assegnati per simpatia o revocate per antipatia. Soprattutto: non è lo scortato a chiedere di esserlo, ma il Viminale che decide a chi assegnare la protezione in base a criteri rigidissimi. La scorta non è nemmeno una nota di merito. È semplicemente la conseguenza di quando lo Stato ritiene che la tua sicurezza sia a rischio. In questa condizione cerco di combattere il neofascismo con le uniche armi che ho a disposizione, la mia penna e la mia parola.

Dov’è la possibile soluzione, secondo te?
Nell’inflessibilità che hanno altri Paesi europei. In Italia viviamo in una situazione paradossale, di degrado culturale: c’è chi tollera queste forze politiche e chi, purtroppo larghe fette di opinione pubblica e popolazione, addirittura rimpiange il regime. È passata la narrazione dell’esistenza di un “fascismo buono”. Certi messaggi, a forza di essere ripetuti dai media e dai politici, sono entrati nella testa delle persone. Il problema è che, anche a sinistra, abbiamo smesso di indignarci. In più, la crisi economica e sociale che viviamo ormai da anni, unita alla scomparsa di una vera sinistra in Italia al fianco dei lavoratori, è un volano formidabile fornito a questi soggetti. La soluzione, però, ci sarebbe: applicare le leggi. Mancino e Scelba. Purtroppo, però, questi dispositivi sono tra i più disapplicati del nostro ordinamento. Ed è un problema nel problema.

Per lavoro, scrivi di neofascismo tenendo anche una rubrica quotidiana su Repubblica. Domanda su questo, anche se già so la risposta: possibile che ogni giorno ci sia una notizia da scrivere?
Purtroppo, devo addirittura selezionare le notizie da pubblicare in una sola giornata che, letteralmente, mi piovono addosso. Il fronte è ampio: dai messaggi di odio alle discriminazioni che abbracciano il razzismo, l’omo-lesbo-transfobia. E ancora: minacce scritte sui muri e aggressioni, aperture di sedi nere e raduni di neonazisti. Fino ad arrivare al bullismo nelle scuole: neanche immaginate quanti casi siano legati in maniera diretta o indiretta a gruppi studenteschi di estrema destra. Senza dimenticare quello che chiamo “bullismo politico”, esponenti di vari partiti di destra che promuovono odio con le loro parole usate nel dibattito di tutti i giorni. Io racconto cose sotto gli occhi di tutti che però in pochi raccontano o vogliono raccontare. Forse non vogliono vederle.  Poi, ovviamente, ci sono le inchieste che richiedono un lavoro di scavo, di approfondimento, di indagine. Ma per la mia rubrica quotidiana mi basta veramente leggere un giornale, guardare un programma tv, aprire la mail o i messaggi che mi arrivano sui social.

Ti sei mai chiesto perché sei sotto scorta? Perché sei, tra i diversi giornalisti che si occupano di questi temi, quello maggiormente nel mirino?
Perché’ gli sto col fiato sul collo ogni giorno. I gruppi neofascisti e neonazisti – che siano formazioni politiche o curve ultrà – non sopportano quello che scrivo e racconto da anni. Vent’anni fa di questi temi non ne parlava quasi nessuno. Non mi perdonano la costanza e la serialità con cui quotidianamente illumino i loro covi, le loro strutture, le protezioni, che sollevi il velo sulla loro propaganda e le loro iniziative violente. I fascisti sono come la mafia: hanno bisogno dell’ombra per costruire consenso. Se li denunci facendo il tuo lavoro, partono le intimidazioni. Nella mia carriera mi sono occupato di tanti temi, di criminalità, di terrorismo, di stragi, di caporalato, di narcotraffico, di devianza. Eppure, sono stato messo sotto scorta per le minacce nazifasciste. Fosse accaduto negli anni Settanta sarebbe stato fisiologico, ma nel 2021 è preoccupante. Ed è un paradosso: chi denuncia i fascisti finisce sotto scorta, mentre loro sono liberi.

 

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