Che incenso che fa. Il Papa, Fazio e l’intervista mancata

Da Fabio Fazio nessuna vera domanda a Bergoglio. La conversazione è stata solo l'occasione per esprimere pensieri vaghissimi su questioni generiche.

Marco Marzano

Non sarebbe potuto avvenire ovunque. Una conversazione (non chiamiamola intervista per favore) quale quella avvenuta tra il pontefice Francesco e il conduttore televisivo Fabio Fazio non si sarebbe potuta svolgere in un altro grande paese europeo. Non certo in Germania, dove i cattolici discutono seriamente di riforma della Chiesa, di abolizione del celibato obbligatorio, del ruolo delle donne. Non in Francia, dove il tema del giorno nella Chiesa è la lotta contro gli abusi sessuali commessi dai membri del clero. Nemmeno in una delle conferenze stampa che si tengono sugli aerei al ritorno dai viaggi apostolici si sarebbe potuto assistere a uno spettacolo come quello di ieri sera.

Solo in Italia è potuta succedere una cosa del genere. Perché il nostro è il paese degli “uomini della Provvidenza”, degli “unti del Signore”, dei salvatori immacolati, dei “divi”, degli eroi senza macchia e senza paura, dei santi in terra. E proprio come un santo in terra è stato presentato ieri sera, per l’ennesima volta, papa Bergoglio. Concludendo la conversazione Fazio ha rivelato di avere persino l’impressione che il papa gli legga nei pensieri, che legga nei pensieri di tutti noi, ovvero che sia dotato di quella onniscienza che i cristiani attribuiscono solo a Dio. L’intervista era iniziata con una domanda sulla capacità del papa di “abbracciare tutti” di “farsi carico del peso del mondo”. Anche in questo caso era sottinteso che solo chi possedesse capacità extraumane potesse fare il papa nel modo in cui lo fa Bergoglio. Nello schema di Fazio (che poi è lo schema dominante) al pari di tutte le divinità, e al pari di Cristo, Bergoglio può essere solo infinitamente amato o infinitamente odiato: i giusti lo amano, i malvagi lo perseguitano. Tertium non datur.

Papa Francesco non può essere, come tutti gli uomini influenti al vertice di una grande e potentissima organizzazione, essere giudicato razionalmente per le sue capacità di governo, per la linea che ha scelto di seguire su questo o quel tema, per come ha affrontato questa o quella grana interna. No. Il papa dev’essere valutato esclusivamente per la sua affinità col divino. Questo è il motivo che spiega il fatto che nella conversazione non gli siano mai state poste delle vere questioni, ma che gli si sia piuttosto data l’occasione per esprimere dei pensieri vaghissimi su questioni generiche. Perché quello che conta, nello schema di Fazio e nel mainstream italico, è appunto di stabilire chi sia davvero il papa: se un santo o un impostore.

In altre parole, nello schema di Fazio, non è giudicando con la ragione l’adeguatezza delle sue risposte (banali quanto le domande) che si giunge a un giudizio su di lui, ma “odorando”, sentendo con l’intelligenza del cuore se dal suo corpo proviene un profumo di incenso o un tanfo di zolfo. Il conduttore, che della santità (o forse della divinità) del pontefice è convinto da tempo, ce lo ha presentato ripetutamente come il papa di tutti, il “padre di tutti”, come un uomo che ci salva con il suo sacrificio personale e la sua preghiera (Fazio lo ha detto esplicitamente riferendosi alla pandemia), come una creatura che non può non essere amata se non da qualche pazzo scriteriato o da qualche impunito criminale.

Un uomo in odore di una santità tutta maschile e proprio per questo paterna. Quella di ieri sera è stata una conversazione tra uomini, tra maschi. Il conduttore ha usato l’appellativo “Santo Padre” decine e decine di volte, in modo ostentato e deferente. Il papa ha evocato la paternità di Dio, la divinità di Gesù, ha citato San Paolo e i pontefici suoi predecessori. Ha menzionato i dirigenti della Chiesa e i suoi collaboratori. La stabilità e l’equilibrio dell’umanità e del pianeta sono stati rappresentati come dipendenti dal riconoscimento a ogni livello dell’autorità del padre: il pater familias, il padre vestito di bianco già santo che sta a Roma, il padre celeste che ci guarda da lassù. Per l’altra metà del cielo, per le donne, il momento non è ancora venuto. Almeno non nel mondo di Fazio e papa Francesco.



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