Papa Francesco: “Armi e contraccettivi contro la vita”

In occasione degli "Stati generali della natalità" papa Francesco ha affermato che l’industria delle armi e la produzione di contraccettivi contribuiscono al calo demografico dal momento che, secondo Bergoglio, le une distruggono e i secondi impediscono la vita. Queste parole reiterano l’ossessione della Chiesa Cattolica nel voler controllare la sessualità delle persone, e ignorano che se le armi sono indiscutibilmente fonte di sofferenza, i contraccettivi possono invece prevenirla. Il papa farebbe meglio a concentrarsi sulle reali cause del calo demografico, più riconducibili alla povertà e alla sofferenza di chi vive che alle pratiche di controllo della natalità.

Silvano Fuso

In fatto di religione ho sempre condiviso la posizione di Bertrand Russell (1872-1970) quando afferma:
Trovo strano si possa pensare che una divinità onnipotente, onnisciente e benevola abbia preparato il mondo, da nebulose senza vita, in tanti milioni di anni, per poi ritenersi soddisfatta dall’apparizione finale di Hitler, Stalin e dalla bomba H[1].
Una cosa è chiedersi se una religione è vera, altra se è utile. Io sono fermamente convinto che le religioni, come sono dannose, così sono false.
Chi mi conosce sa che in diverse occasioni ho assunto posizioni molto critiche nei confronti della chiesa cattolica e che trovo difficilmente compatibile una mentalità scientifica e razionale con una fede religiosa.
In un articolo di due anni fa tuttavia avevo condiviso le posizioni pacifiste di papa Francesco, in particolare quando, a proposito delle guerre, affermò che “i potenti decidono e i poveri muoiono”. Affermazione quasi banale ma che oramai è diventata rara anche in certi ambienti progressisti che, al contrario, sembrano condividere un certo paradigma militarista e guerrafondaio.
Papa Bergoglio mi è pure umanamente simpatico per la sua spontaneità e informalità, ben diversa dall’atteggiamento che ha contraddistinto molti suoi predecessori.
Naturalmente da un pontefice non ci si possono certo aspettare posizioni autenticamente progressiste e, come è stato efficacemente evidenziato, papa Bergoglio, nonostante l’apparenza, ha ribadito, in diverse occasioni, posizioni reazionarie e conservatrici tipiche della chiesa cattolica.
Il 10 maggio, tuttavia, nel discorso da lui pronunciato presso l’Auditorium di via della Conciliazione a Roma, nel corso degli Stati Generali della Natalità, papa Francesco l’ha veramente sparata grossa. Ha infatti affermato:
C’e un dato che mi ha detto uno studioso della demografia: in questo momento gli investimenti che danno più reddito sono la fabbrica di armi e gli anticoncezionali. Le une distruggono la vita, gli altri impediscono la vita. E questi sono gli investimenti che danno più reddito. Che futuro ci attende? È brutto.
Non mi intendo di economia e non ho sotto mano dati che possano confermare o smentire quanto affermato dal papa riguardo al reddito da loro prodotto. Ma equiparare armi e anticoncezionali mi sembra una bestialità che, oltretutto, fa perdere credibilità alle condivisibili posizioni pacifiste del pontefice.
A differenza del papa, io non attribuisco al concetto di male alcun significato ontologico e/o metafisico e, naturalmente, per me il concetto di peccato non ha alcun senso. Per me il male equivale semplicemente alla sofferenza, fisica o mentale che sia.
Da questo punto di vista quindi la differenza tra armi e contraccettivi non può che essere gigantesca. Le armi, per loro natura, sono destinate a produrre sofferenza. I contraccettivi, al contrario, servono a prevenirla. Una maternità non voluta, infatti, può essere fonte di grandissima sofferenza, sia per chi non ha scelto consapevolmente e liberamente di diventare genitore, sia per il nascituro che può venire al mondo in un ambiente tutt’altro che favorevole e accogliente.
L’ossessione cattolica della difesa della vita a ogni costo, e la conseguente convinzione che ci si debba sempre e comunque riprodurre, ignora totalmente la triste evidenza che la vita possa essere, in certe circostanze, causa di terribili sofferenze.
Nel 1971 l’etologo tedesco Wolfgang Wickler (1931-2024) scrisse un libro dal titolo Gli animali questi peccatori. La vera natura del comportamento sessuale. Nella riedizione del libro del 2011 si legge:
Ho scritto questo libro quarant’anni fa per richiamare l’attenzione sul fatto che le regole sul comportamento sessuale umano stabilite dalla Chiesa, e in particolar modo da papa Paolo VI nell’enciclica Humanae Vitae, sono in contraddizione con le funzioni “naturali” della sessualità. Nonostante tutte le obiezioni sollevate da me e da numerosi altri studiosi, i papi e i nunzi apostolici successivi a Paolo VI hanno insistito sulla loro “dottrina morale sul matrimonio proposta con costante fermezza dal magistero della Chiesa”. Papa Benedetto XVI ha riassunto di recente la sua visione teologica della sessualità con queste parole: “l’evoluzione ha generato la sessualità al fine della riproduzione”. Mi dispiace ribadire, ancora oggi, che queste affermazioni sono obiettivamente del tutto errate. E in più generano anche gravi conseguenze per chi attende e si augura un dialogo sempre più aperto tra scienza e fede. E altrettanto priva di senso è la pretesa che “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita”. L’insensatezza emerge non appena si pone attenzione ai tre passaggi evolutivi della sessualità nel mondo animale che descrivo ampiamente nel mio libro: sessualità d’integrazione, una forma originaria di sessualità non connessa alla proliferazione, ma che serve ad arricchire il proprio materiale ereditario, sessualità riproduttiva e socio-sessualità[2].
La pubblicazione del libro di Wickler suscitò ovviamente repliche da parte cattolica. Su Civiltà Cattolica, ad esempio, il gesuita Vittorio Marcozzi[3] (1908-2005) contestò le tesi di Wickler sostenendo che quando il pontefice utilizza l’aggettivo naturale fa riferimento alla natura umana e non a quella degli animali. L’obiezione è abbastanza discutibile. Innanzi tutto, per evitare ambiguità, sarebbe bene che i cattolici si abituassero a usare in modo esplicito l’espressione “natura umana” anziché semplicemente “natura”. Secondariamente come si fa a definire cosa sia la natura umana? Se si fa riferimento a come l’uomo si comporta spontaneamente, allora qualunque sua azione è naturale, anche quella più artificiale. Se invece si considerano naturali solamente certi comportamenti e innaturali altri, si finisce inevitabilmente nel puro arbitrio, determinato esclusivamente dai gusti personali e dalle credenze soggettive[4]. E purtroppo è proprio questo che i cattolici fanno quando parlano di funzione naturale della sessualità. Che la sessualità abbia come unico fine la riproduzione è una convinzione tipicamente cattolica, condivisa da diverse altre religioni, che viene però costantemente smentita sia dal comportamento umano che da quello animale.
Conseguenza diretta della concezione cattolica della sessualità è, appunto, il loro rifiuto delle tecniche contraccettive, considerate innaturali.
Ancora una volta appare evidente la sostanziale ambiguità del concetto di naturale[5]. Se proprio si vuole dare un senso a tale aggettivo, la proposta di Wolfgang Wickler di esaminare il comportamento degli animali, spontaneo e non condizionato da fattori culturali, appare tutto sommato ragionevole. Ciò non significa ovviamente affermare che ciò che è naturale vada necessariamente imitato. Vale quindi la pena chiedersi se nel mondo animale si ritrovi qualche pratica che possa essere paragonata alla contraccezione o comunque al controllo della popolazione. La risposta è affermativa: negli animali esiste un controllo demografico. Per crudele che ci possa apparire, si tratta però prevalentemente di un controllo postnatale, ovvero di infanticidio. Tale pratica è piuttosto diffusa in varie specie animali.
La forma più diffusa di infanticidio è quella praticata da un maschio che subentra in un harem dopo aver sconfitto il precedente maschio dominante. In tal caso il nuovo maschio uccide tutti i cuccioli non svezzati. In tal modo elimina la discendenza del vecchio maschio e fa sì che le femmine vadano rapidamente in estro (durante l’allattamento una femmina non va in estro). In tal modo può accoppiarsi con le femmine creando una propria discendenza che gli garantisce un successo riproduttivo riuscendo a tramandare i propri geni. Questo tipo di infanticidio si verifica nei felini, in alcuni roditori e nei primati[6], quali i langur (Presbytis entellus), le scimmie urlatrici e anche in primati antropomorfi come il gorilla e lo scimpanzé. In alcuni casi l’infanticidio è accompagnato da cannibalismo e in certi casi può anche essere determinato da semplice competizione alimentare a causa delle limitate risorse disponibili. La scarsità di risorse e lo stress dovuto a minacce può indurre all’infanticidio anche le madri. Le femmine di alcuni roditori divorano i piccoli e lepri e cerbiatte invece semplicemente abbandonano i cuccioli al loro triste destino.
In certi casi le condizioni di stress possono azionare meccanismi di controllo ormonale che impediscono l’ovulazione e quindi la fecondazione. Piuttosto curioso è anche il cosiddetto “effetto Bruce”. Questo effetto, che prende il nome dalla zoologa inglese Hilda Margaret Bruce (1903-1974) che lo scoprì nel 1959[7], consiste in una interruzione spontanea della gravidanza che si verifica nelle femmine di alcune specie quando si trovano in presenza di un maschio estraneo che non è il padre dei nascituri. Bruce scoprì questo effetto nei topi. La zoologa osservò inoltre che l’interruzione della gravidanza non si verifica quando il maschio estraneo è molto giovane o castrato[8].
In particolare è stato compreso che a determinare l’effetto è l’urina del maschio estraneo, che contiene particolari feromoni. L’effetto Bruce è evidentemente una risposta evolutiva all’infanticidio. Piuttosto che portare a termine una gravidanza che si concluderebbe inevitabilmente con l’uccisione dei neonati da parte del maschio che ha spodestato il padre naturale dei piccoli, è molto più economico interromperla appena si ha sentore della presenza di un maschio estraneo. L’effetto Bruce è stato osservato, oltre che nei topi, nelle arvicole e nei lemning. Più recentemente è stato dimostrato che esso si verifica in natura anche in una varietà di primati, il babbuino gelada (Theropithecus gelada)[9]. L’80% delle femmine di gelada gravide interrompono la gestazione nel corso della prima settimana dalla sostituzione del maschio dominante del gruppo. Questo comportamento rende le femmine fertili in tempi inferiori rispetto a quelli che si avrebbero nel caso di infanticidio perpetrato dai nuovi maschi dominanti. I ricercatori hanno concluso che l’effetto Bruce potrebbe rappresentare una strategia adattativa che consentirebbe alle femmine di incrementare il proprio successo riproduttivo.
Nel mondo animale esistono poi diverse altre forme di controllo delle nascite. Tra queste ricordiamo la fecondazione ritardata che consiste nell’immagazzinare lo sperma maschile da parte delle femmine e nel far partire la fecondazione solamente quando le condizioni esterne (e soprattutto la disponibilità di cibo) possono aumentare la probabilità del successo riproduttivo.
Con buona pace di papa Francesco e di molti cattolici, quindi, il controllo demografico è praticato da molte specie viventi, con diverse modalità, e appare quindi perfettamente naturale.
Nel suo intervento agli Stati Generali della Natalità, inoltre, il papa sbaglia completamente bersaglio quando sembra attribuire ai contraccettivi il calo demografico. Essi, infatti, sono solo uno strumento, ma le cause sono ben altre. E lo stesso Bergoglio le individua quando afferma la necessità di attuare “serie ed efficaci scelte in favore della famiglia. Ad esempio, porre una madre nella condizione di non dover scegliere tra lavoro e cura dei figli; oppure liberare tante giovani coppie dalla zavorra della precarietà occupazionale e dell’impossibilità di acquistare una casa”.
Che bisogno c’era quindi di scagliarsi contro i contraccettivi e di avventurarsi in un azzardato e inopportuno paragone con le armi?
CREDITI FOTO: Pope Francis’ weekly general audience, 10 apr 2024, ANSA/ETTORE FERRARI

[1] B. Russell, Why I Am Not a Christian, 1927 (tr. it. Perché non sono cristiano, Tea, Milano 2022);
[2] W. Wickler, Gli animali questi peccatori. La vera natura del comportamento sessuale, Orme Editori, Roma 2011;
[3] V. Marcozzi, “Gli animali questi peccatori” di Wolfgang Wickler, “Civiltà Cattolica”, vol. III, n. 5, Anno 122, Quaderno 2809, pp. 381-390, 4 settembre 1971;
[4] Si veda, a questo proposito: F. Remotti, Contro natura. Una lettera al Papa, Laterza, Roma-Bari 2008;
[5] Sul concetto di “naturale” si veda il volume: S. Fuso, Naturale=buono?, Carocci, Roma 2016, da cui sono tratti alcuni brani del presente articolo;
[6] L. Signorile, Un’apologia di Erode: l’infanticidio tra i primati: https://www.spiweb.it/dossier/maternita-surrogate/unapologia-di-erode-linfanticidio-tra-i-primati/;
[7] H.M. Bruce, An Exteroceptive Block to Pregnancy in the Mouse, “Nature” 184, 105, 1959;
[8] H.M. Bruce, Effect of Castration on the Reproductive Pheromones of Male Mice, “Reproduction” 10, 141–143, 1965;
[9] E.K. Roberts, A. Lu, T. J. Bergman, J. C. Beehner, A Bruce Effect in Wild Geladas, “Science” 335 (6073), 1222-1225, 2012.

 



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