Papa Francesco ha la soluzione: bandiera bianca

Se invitare i palestinesi alla resa sarebbe ingiusto e grottesco, pare non essere lo stesso per il popolo ucraino, vittima dell’aggressione di Putin. Così Papa Francesco ha svelato la parola d’ordine che i finti pacifisti non avevano ancora avuto il coraggio di utilizzare: bandiera bianca. Cedere quindi su tutto, facendo un gesto di amore per l’umanità intera, meno il popolo ucraino. 

Francesco 'Pancho' Pardi

La parola è stata detta: Bandiera bianca. Ma ha un senso molto diverso a seconda dell’area cui dovrebbe essere applicata. Non si può pensare che Papa Bergoglio inviti alla resa i palestinesi. Sarebbe grottesco. E poco realistico l’appello ad Hamas. La sua parola è indirizzata a Israele, affinché cessi lo strazio della striscia di Gaza e metta fine alla sproporzionata asimmetria della ritorsione per il brutale massacro del 7 ottobre. Tuttavia il richiamo a cessare il fuoco è per entrambi i contendenti. Ma in Ucraina? Qui la parola non è rivolta a Putin, all’esercito russo, allo stato membro permanente del Consiglio dell’Onu che ha aggredito l’Ucraina, ne ha invaso il territorio, distrutto città, industrie e campagne, spinto milioni di cittadini a un esodo di proporzioni bibliche. No, l’invito ad alzare bandiera bianca è rivolto al paese invaso. La spiegazione chiarisce che il Papa parla solo all’aggredito: quando sei sconfitto non è vergogna chiedere il negoziato, cercare un mediatore, fare il primo gesto per il cessate il fuoco. La formula stessa esclude l’aggressore. Ecco, al contrario della Palestina, qui la parola d’ordine non è più “Cessate il fuoco”, rivolta ai due contendenti. Ora è “Cessa il fuoco” ed è rivolta non a chi l’ha voluta e praticata ma alla vittima della guerra. Se vuoi salvare ciò che resta del tuo popolo e del tuo paese smetti di combattere. E rimettiti alla discrezione dell’invasore. Discrezione ignota e improbabile.
Nell’Occidente ipocrita una parte dell’opinione pubblica condivide il suggerimento. E anche la sua radicalità: ciò che non aveva il coraggio di dire apertamente, ma solo con cautele retoriche, ora finalmente è a verbale ed è ineludibile. Inconsapevole dell’atroce ironia dell’espressione corrente, questa opinione pubblica è “stanca” della guerra, molto più stanca dell’Ucraina che combatte per la propria sorte. E’ stanca della propria coscienza che la costringe a parteggiare per la parte offesa, senza alcun costrutto, senza prospettiva, senza altro futuro che caricarsi dei costi della ricostruzione. Non le viene nemmeno in mente che i danni di guerra dovrebbero essere ripagati fino all’ultimo rublo dall’aggressore. Dà per scontato che alla fine, comunque vada a finire, i conti saranno saldati dall’occidente e, se vince Trump, senza contributo americano. Che fatica! Che spesa! Ma è pronta a far questo purché la cosa finisca presto. L’ora incombe. I pensatori strategici hanno affinato i calcoli: l’orologio della guerra nucleare segna già gli ultimi secondi prima dello scoppio iniziale.
Inutile ricordare che nel 1994 (sotto la garanzia comune di Usa, Regno Unito e Russia) l’Ucraina aveva ceduto tutto il suo arsenale nucleare alla Russia stessa in cambio della propria indipendenza e dell’integrità dei propri confini. Promessa non mantenuta, né dal contraente né dai garanti. Aveva già ceduto ma ora non basta più. Quindi cedere ancora, cedere su tutto. È un gesto di responsabilità, è un gesto d’amore per l’umanità. L’umanità intera, meno il popolo ucraino.



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