Pari Opportunità: il ministero di Roccella le nomina ma ne cancella lo spirito

Il principio delle Pari opportunità fu sancito come un valore universale dalla Conferenza di Pechino nel 1995. Il ministero di Roccella le nomina solo per cancellarle.

Anna Pompili

Il Ministero per le Pari Opportunità fu istituito nel 1996, dopo la IV conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne tenutasi l’anno prima a Pechino. Nella Dichiarazione e nella Piattaforma d’azione della Conferenza si affermava che i diritti delle donne sono diritti umani e che il principio di pari opportunità e di non discriminazione delle donne è un valore universale; si introducevano inoltre i concetti fondamentali di empowerment e gender mainstreaming.
Nel 2019, con il secondo governo Conte, il nome del Ministero fu cambiato in “Ministero per le Pari Opportunità e per le Politiche Familiari”. Questo cambiamento era stato fortemente sollecitato dal Presidente Mattarella, che sosteneva la necessità di affrontare la parità di genere anche attraverso la promozione di politiche familiari finalizzate ad affrancare le donne da una difficile conciliazione, troppo spesso un aut aut fra lavoro e famiglia.
Oggi, con il governo Meloni, il Ministero cambia nuovamente nome: diventa “Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità” e viene assegnato alla direzione di Eugenia Roccella, già militante radicale e femminista, diventata poi ultraconservatrice cattolica. Il cambiamento di nome è significativo, sia per il riordino delle componenti, con la collocazione in coda delle Pari opportunità che certamente non risponde alla necessità di rispettare l’ordine alfabetico, sia per l’introduzione del termine “Natalità”, che è una chiara indicazione delle intenzioni del nuovo governo. È evidente, infatti, che le politiche per la famiglia auspicate a suo tempo dal Presidente Mattarella, si svilupperanno in un preciso contesto ideologico, nel quale le donne sono chiamate ad un compito ben chiaro, quello di dare figli alla Nazione. Figli, beninteso, rigorosamente di stirpe italica; quelli degli altri, gli immigrati, dovranno invece essere respinti, fuori dal sacro suolo.

Le politiche per le Pari Opportunità devono essere subordinate a questo compito, e vengono ultime, nel nome del Ministero, perché deve essere chiaro che Famiglia e Natalità sono la “vocazione privilegiata” delle donne, l’orizzonte al quale dovrà volgere, sin d’ora, il loro sguardo.

Torna a risuonare l’eco della Lettera alle Donne, in cui Giovanni Paolo II, prendendo ad esempio la figura della Madonna, proprio alla vigilia della conferenza di Pechino esaltava il “genio della donna”: “La Chiesa vede in Maria la massima espressione del «genio femminile» (…). Maria si è definita «serva del Signore» (Lc 1, 38). È per obbedienza alla Parola di Dio che Ella ha accolto la sua vocazione privilegiata, ma tutt’altro che facile, di sposa e di madre della famiglia di Nazaret. Mettendosi a servizio di Dio, Ella si è posta anche a servizio degli uomini: un servizio di amore. Proprio questo servizio le ha permesso di realizzare nella sua vita l’esperienza di un misterioso, ma autentico «regnare»”.

In questo quadro, si inserisce a pieno titolo la figura di Eugenia Roccella, che guiderà il nuovo dicastero e che è co-autrice di ben due libri sull’aborto. Nel primo (“Aborto, facciamolo da noi”, edizioni Roberto Napoleone, 1975), Roccella rivendicava il diritto delle donne all’aborto libero, sicuro e gratuito. Nel secondo, scritto a quattro mani con Assuntina Morresi (“La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola RU 486”, Franco Angeli editore, 2010), si scagliava invece contro l’aborto farmacologico, denunciandone la presunta pericolosità: oltre ai rischi per la salute fisica e psichica delle donne, l’uso della RU486 avrebbe infatti lasciato le donne sole di fronte al dramma di quello che Roccella definisce “il lato oscuro” della gravidanza. Una “solitudine” che, di fatto, già allora veniva valutata positivamente dalle donne negli altri paesi che applicavano da anni quella procedura, e che oggi viene liberamente scelta dalla stragrande maggioranza di coloro che si sottopongono ad un’interruzione volontaria di gravidanza, come riportato nella letteratura internazionale e come risulta dalla mia personale pratica clinica dell’aborto farmacologico “at home”.
Sebbene Roccella abbia più volte chiarito che non si occuperà di aborto, che non è materia del suo dicastero, la sua posizione sull’argomento è indicativa della impostazione che darà al lavoro del Ministero da lei diretto. È chiaro, infatti, come l’aborto sia una questione centrale, tuttora irrisolta, della cittadinanza di genere: non riconoscere alle donne il pieno diritto di scelta significa relegarle ad una cittadinanza di serie B, che certamente cozza anche con le azioni “minime” per affermare “parità” e “uguaglianza tra i sessi”.
D’altra parte, Roccella si colloca a pieno titolo nell’orizzonte culturale dei movimenti pro-life che si autoproclamano difensori delle donne, facendo propri temi e linguaggi del femminismo e delle battaglie per i diritti civili, reinterpretati in chiave paternalistica. Già nel 2009, quando era Sottosegretaria alla Salute, Roccella aveva più volte manifestato la sua ostilità all’aborto farmacologico, che fu allora ammesso in Italia con forti limitazioni, prive di qualunque fondamento scientifico. La stessa ostilità manifestata, undici anni dopo, nei confronti dell’aggiornamento delle linee di indirizzo ministeriali, che hanno ammesso la possibilità di eseguire la procedura in regime ambulatoriale. C’è da sperare che il Ministero che Roccella è chiamata a dirigere, rivendicando una coerenza con l’anti-scientificità di allora, non apra spazi alla pseudoscienza su cui si basano le campagne di disinformazione sulla salute riproduttiva, in particolare su aborto e contraccezione, come ha già fatto Donald Trump negli Stati Uniti (S. Mancini: Il canarino nella miniera del liberalismo: i diritti riproduttivi nell’America di Trump, BioLaw Journal- Rivista di biodiritto, n.2/2021).

Resta fuori dagli interessi del Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità la comunità LGBTQ+, in discontinuità polemica con coloro che la hanno preceduta: secondo Roccella, infatti, il suo Ministero “è nato sulla spinta del movimento delle donne, ma poi l’ombrello si è allargato, diventando un titolo generico sotto il quale rubricare un po’ di tutto”. Così Roccella vuole tornare ad occuparsi “delle tante ingiustizie che subiscono le donne”, senza fastidiose e inutili interferenze. Cominciando col garantire il “diritto delle donne a non abortire”, da lei rivendicato e che ci auguriamo possa portare a politiche di welfare che abbiano ricadute realmente significative sulla vita delle persone. Per questo le auguriamo sinceramente un buon lavoro.

Per gli altri diritti, invece, la preoccupazione è d’obbligo: mi sembra infatti che si stia preparando anche qui un significativo cambio di nome: non più diritti, ma privilegi per alcune/i e concessioni o favori per altre/i.

 

CREDITI FOTO: Marc Nozell su Licenza Creative Commons



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