’Patafisica, a Milano un convegno sulla scienza a cui si dedicarono Calvino ed Eco

Dall'8 al 10 settembre a Milano si terrà Alingue e Apostrofi, convegno sulla 'Patafisica, ovvero la "scienza delle soluzioni immaginarie".

Raffaele Aragona

Alingue e Apostrofi è il titolo del convegno che dall’8 al 10 settembre si svolgerà a Milano (Stecca 3) per celebrare i 150 anni della nascita di Alfred Jarry (autore dell’Ubu roi) e dell’Era Patafisica. Vi partecipano Ugo Nespolo, Luigi Serafini, Antonio Castronuovo, Massimo Schuster, Luciano Caprile, Federico Sanguineti – e sono soltanto alcuni degli oltre quaranta partecipanti al convegno milanese
“Alingue” fa riferimento alle parole prive di diretta funzione semantica (si pensi al Codex Seraphinianus) e chi le usa demolisce ogni vaga ipotesi di struttura ordinaria sfruttando la libertà – quella vera, illimitata e personale – che permette di fare acrobazie, improvvisazioni e cambiare, per esempio, il concetto di scrittura, eliminandone ogni senso e privandola di qualsivoglia significato. L’apostrofo, poi, che affetta il sostantivo ’Patafisica non è un refuso ma sta a distinguere la sfera esatta della ’Patafisica cosciente e volontaria da quella data da manifestazioni inconsce e casuali.
Ma cos’è la ’Patafisica? Alfred Jarry la definì come “scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità” e fa dire a Padre Ubu, uno dei personaggi più celebri del suo Ubu roi: “La patafisica è una scienza che abbiamo inventato, perché se ne sentiva generalmente il bisogno”.  Nel romanzo neo-scientifico Gesta e opinioni del Dottor Faustroll vengono poi esposti i princìpi e le finalità della ’Patafisica, detta anche scienza del particolare, perché si occupa delle leggi che reggono le eccezioni con le quali Jarry dimostra come sia sciocco decifrare un fenomeno in modo univoco, quando ne esistono infinite interpretazioni. Pervasa da un desiderio di reinventare, deformare e distruggere tradizioni e luoghi comuni con una meditata ironia (i baffi apposti da Duchamp alla Gioconda ne sono un esempio), la ’Patafisica crea dissonanze e inversioni di rotta inattese. Questo atteggiamento, dopo Jarry, ha continuato a vivere nello spirito del Collège instradandosi in varie sottocommissioni, come gli Opifici di letteratura potenziale (l’Oulipo francese e l’Oplepo italiano), dando luogo al fiorire di una produzione letteraria e artistica intesa come tecnica combinatoria o come scrittura regolata da norme restrittive: le quali minano apparentemente il concetto di “ispirazione” attraverso operazioni pressoché artigianali ma che in realtà mettono alla prova la creatività.
“Da Milano a Milano”, scrivono gli organizzatori del convegno Marco Garofalo e Duccio Scheggi poiché si celebrano anche i 40 anni della mostra Jarry e la ’Patafisica organizzata da Enrico Baj, Brunella Eruli e Vincenzo Accame. In quell’occasione Enrico Baj, insieme con Lucio Fontana, Virgilio Dagnino, Raymond Queneau, Arturo Schwarz, Man Ray e altri, fondò l’Institutum Patafisicum Mediolanense. Seguirono, poi, tra gli altri, il Turin Institute of Pataphysics (1979) e l’Institutum Patafisicum Parthenopeium.
Oltre agli istituti patafisici esistono altri numerosi gruppi formali e informali di artisti e intellettuali dediti alla produzione di opere considerate fuori dagli schemi e dalla linearità dell’arte ufficiale che saranno presenti alla rassegna.
Si diceva, ad esempio, dell’Oplepo (Opificio di Letteratura Potenziale), che opera nel campo della sperimentazione linguistica giocosa applicata alla prosa e alla poesia italiana. Fondato nel 1990, l’Oplepo ha gli stessi intenti dell’omologo e più anziano gruppo francese Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle) e ha mantenuto costanti attività di pubblicazione delle proprie produzioni letterarie e di partecipazione a letture e manifestazioni anche in àmbito accademico; un gruppo di appartenenti all’Oplepo saranno presenti fra i relatori del convegno.
Dell’Oulipo fece parte anche Italo Calvino e il convegno non mancherà di celebrare i cent’anni dalla sua nascita, con riferimento alla sua attività derivante implicitamente da quell’appartenenza (si pensi a Se una notte d’inverno un viaggiatore a Il Castello ei destini incrociati e così pure alla trilogia de “I nostri antenati”: Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente).
A Milano si vorrà celebrare la creatività dei numerosi artisti e intellettuali italiani e stranieri attraverso loro scritti, illustrazioni, sculture, musica, pubblicazioni, performance, musica. Con uno sguardo al passato verranno anche ricordati gli assenti “giustificati” Enrico Baj (a vent’anni dalla sua morte), Brunella Eruli, Edoardo Sanguineti, Mario Persico e Umberto Eco, chiari esponenti della ’Patafisica.
Umberto Eco era anche “Satrapo”, titolo assegnato dal Collège de Pataphisique a letterati e artisti, soprattutto francesi, come Duchamp, Clair, Prévert, Queneau, Man Ray, Baudrillard, Arrabal, Carelman. E, in Italia, Sanguineti, Dario Fo, Enrico Baj, Mario Persico, Ugo Nespolo. La ’Patafisica era un altro dei molteplici interessi dello scrittore, che si può dire la perseguisse prima ancor prima di farne parte, già all’epoca delle sue collaborazioni alle riviste Il cavallo di Troia e il Caffè.
Nella ‘Patafisica circola il gusto della dimostrazione sottile, quella di tagliare il capello in quattro ed Eco non perse l’occasione per istituire la disciplina della “tetrapiloctomia”, che è parte della “cacopedia”, “summa negativa del sapere, ovvero, una summa del sapere negativo”. Essa, in quanto “eccezione”, si inscrive di diritto all’interno della ’Patafisica, che è la Scienza di tutte le scienze. Concepita scherzosamente, Eco definì la “cacopedia” come “la pratica di quelle soluzioni che, se uno non si affretta a immaginarle per malvagità e malizia, saranno ben presto immaginate da qualcuno, sul serio e senza malizia; il nome viene da kakós che vuol dire brutto e cattivo: è un esempio di cattiva educazione”. Di eccezionale valore cacopedico era il Progetto per una facoltà di irrilevanza comparata, con vari dipartimenti tra i quali, quello di “ossimorica” con tante materie di córso: enologia musulmana, lingue franco-germaniche, idrografia selenitica, istituzioni di aristocrazia di massa, oceanografia tibetana, storia delle tradizioni innovative…
Nel presentare nel 1982 a Milano il volume di Enrico Baj Patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie (Bompiani, 1982), Eco citò le ultime parole di Jarry, che in punto di morte chiese uno stuzzicadenti. E, in un’intervista a Le Figaro magazine del 14 marzo 2014, dichiarò: “Il mio unico problema è di trovare un’ultima volontà all’altezza di quella del mio maestro Alfred Jarry, che chiese uno stuzzicadenti”. Se di Jarry si considerava un discepolo, di Jacques Carelman era felice d’essere collega patafisico. Io lo vidi gioire in modo contagioso quando, nel novembre 2000, di ritorno da un convegno “Oulipo-Eco-Oplepo”, accompagnai lui e sua moglie Renate allo Spazio Oberdan per la mostra degli “oggetti introvabili” di quell’artista: Eco sprizzava meraviglia e allegria da tutti i pori dicendosi felice d’essere anch’egli un patafisico.
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