Pd, poltrone e divani

Carlo Cornaglia

Da tempo era nell’aria ed è successo,

Nicola Zingaretti si è dimesso.

“Con Mattarella in stil Napolitano,

con Mario Draghi in veste di marziano,

con un governo detto dei migliori

che par che sol per i padron lavori,

con il covid ormai alla terza ondata,

con la crisi ogni giorno più sfrenata,

col Recovery plan ai consulenti,

con i leghisti sempre più potenti,

il partito del qual son segretario

da venti giorni almen di calendario

parla solo e soltanto di poltrone,

di congresso, primarie e ribaltone

con uno stillicidio mai finito.

Saluti! Mi vergogno del partito!”

Ma dove vivi, caro Zingaretti?

E dal Pd che cosa mai ti aspetti?

Da tredici anni nato già morente

per rinforzarsi non ha fatto niente.

Ha cambiato ben otto segretari,

le elezioni son state dei calvari

vinte una sola volta a gran fatica.

Con Matteo Renzi, Dio lo benedica,

partito dei padroni è diventato

con tanto di incredibile attentato

al sacro testo costituzionale.

Col referendum giunto al funerale,

non si è ancor liberato dal ducetto

dei suoi ricatti eternamente oggetto.

Non ha un programma, è senza una visione,

vaga qua e là cambiando direzione

con il mutare del soffiar dei venti

e con gli spifferi delle correnti

sua malattia dai giorni del debutto.

Di Base riformista il tosco putto

ha il controllo total senza problem.

Franceschini è il padrone di Area dem.

C’è la corrente dei zingarettiani.

C’è Fianco a fianco con la Serracchiani.

C’è la sinistra con il prode Orlando,

con Provenzano e la Rossomando.

Con Cuperlo i sinistri radicali.

Poi i sindaci e i capi regionali

con Gori, con Nardella e Bonaccini

ed i Giovani turchi con Orfini.

Negli otto clan metà sono renziani

e per una sinistra esseri strani

che si fanno ogni giorno più arroganti.

Ma c’è di peggio: i culi sono tanti

e le poltrone sono sempre meno.

La moral? Zingaretti, stai sereno!




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