Perché saremo in piazza. Lettera aperta agli organizzatori della manifestazione per la pace

Pubblichiamo la lettera che il direttore di MicroMega ha inviato a Rete Disarmo, Comunità di Sant'Egidio, Cgil, Europe for Peace e Acli.

Paolo Flores d'Arcais

Cari amici e compagni, domani sabato 5 novembre MicroMega sarà in piazza con voi, alla manifestazione che avete indetto per la pace, poichè la convocazione della manifestazione esplicitamente riconosce che “l’inaccettabile invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riportato nel cuore dell’Europa la guerra” e che “siamo vicini e solidali con la popolazione colpita, con i profughi, con i rifugiati costretti a fuggire, ad abbandonare le proprie case, il proprio lavoro, vittime di bombardamenti, violenze, discriminazioni, stupri, torture”.
In coerenza con questi riconosciuti dati di fatto, un appello a partecipare, firmato da Simona Argentieri, Eva Cantarella, Maurizio De Giovanni, Erri De Luca, Paolo Flores d’Arcais, Daniela Ghergo, Gad Lerner, Dacia Maraini, Pancho Pardi, Cinzia Sciuto, Corrado Stajano, è stato diffuso tramite MicroMega alcuni giorni fa e ha raccolto molte adesioni.
Il testo dell’appello è il seguente:
“Tutti parlano e straparlano di Pace, tutti vogliono la Pace. La questione cruciale è in cosa consista la pace. Quando una dittatura imperialista invade con il suo esercito una democrazia, e i cittadini di quest’ultima resistono eroicamente malgrado la schiacciante inferiorità bellica, la risposta, per ogni democratico, è adamantina: pace vuol dire il ritiro dell’aggressore entro i suoi confini, ogni altra soluzione sarebbe un  premio a chi la pace l’ha violata, sterminando civili, violentando donne, massacrando e torturando.
Col Memorandum di Budapest del 1994, l’Ucraina generosamente consegnava le proprie 1800 ogive nucleari alla Russia, in cambio della solenne garanzia di Russia, Usa e Inghilterra dell’intangibilità dei confini di quel momento.
Raramente una situazione è stata più cristallina. C’è un’aggressione e c’è una resistenza che cresce. Ci sarà pace solo quando l’aggressore porrà fine all’aggressione. Altrimenti avverrebbe che “hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace”.
Ecco perché, in coerenza con una manifestazione che riconosce un aggressore (la Russia di Putin) e un aggredito (l’Ucraina), e sintetizzando il nostro appello, saremo presenti al corteo portando due striscioni.
Uno che dice “CON L’UCRAINA. PUTIN GO HOME!”, e uno in russo che dice НЕТ ВОЙНЕ! ПУТИН  ДОМОЙ (No alla guerra! Putin a casa!).  Per tutte e tutti coloro che avranno piacere di stare con noi, ci vediamo dalle 12 in piazza della Repubblica, davanti al portone di Santa Maria degli Angeli.
a domani
Paolo Flores d’Arcais

 

CREDITI FOTO: Rasande Tyskar su licenza Creative Commons



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Il questionario-tesi del direttore sui temi che dividono la sinistra, ora disponibile anche su micromega.net.

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