Plotino, tra platonici e gnostici: un nuovo profilo

L’introduzione di Aldo Magris al pensiero di Plotino (Plotino, Morcelliana-Scholé, 2022) lo colloca da un lato nella storia della tradizione platonica, dall’altro nello sviluppo sincretico della religiosità greco-orientale.

Emanuele Lepore

La collana Profili Filosofia (Morcelliana-Scholé) si è arricchita di un volume dedicato al pensiero di Plotino, curato da Aldo Magris. Il libro si compone di cinque capitoli, che mettono a tema la vita del filosofo di Licopoli (oggi Asyut, in Egitto), i temi principali del suo pensiero, e la ricezione critica di quest’ultimo dalla tarda antichità agli studi tra XIX e XX secolo. Corredate da un utile lessico dei termini chiave, queste pagine costituiscono una via d’accesso criticamente aggiornata ad uno degli snodi più importanti della storia del pensiero filosofico occidentale. E il primo merito di questo libro risiede, a nostro parere, nell’intenzione dell’autore di ricostruire le coordinate utili alla comprensione piena di questo snodo. Una ricca Introduzione, infatti, offre al lettore la possibilità di saggiare lo spirito del tempo in cui Plotino sviluppò il suo pensiero, culminato nelle Enneadi.

La ricostruzione di Magris insiste sull’incrocio di due traiettorie: da un lato la storia della tradizione platonica, dall’altro lo sviluppo sincretico della religiosità greco-orientale. Tale impostazione implica una netta presa di posizione da parte dell’autore, secondo cui la rappresentazione di Plotino quale iniziatore del neoplatonismo sarebbe del tutto inadeguata. Con ciò, Magris non propone di obliare le differenze tra la filosofia plotiniana e quella del fondatore dell’Accademia – di cui, del resto, dà conto nella sua trattazione –, bensì di cogliere la plasticità della categoria di neoplatonismo. Quest’ultima, infatti, patirebbe la scarsa disponibilità di testi antichi all’epoca del suo conio e del suo utilizzo da parte di studiosi tedeschi quali Friedrich Schleiermacher, così che «tra Platone e Plotino pareva [allora] esserci un vuoto di oltre mezzo millennio» (p. 10). Di contro, Magris propone di valorizzare gli elementi di novità della filosofia plotiniana, collocandoli storicamente in una «continuità quasi interrotta avente radice nella scuola stessa di Platone, benché non sempre portata avanti dai suoi stessi titolari» (ibidem). L’originalità di Plotino, dunque, risiederebbe anzitutto nel rapporto che questi intrattenne con le versioni del platonismo avanzate dai diversi scolarchi accademici. Nel paragrafo dedicato alle vicende e metamorfosi della scuola di Platone, Magris schizza un ritratto variegato di questa istituzione, che fu attraversata da una tradizione tutt’altro che monolitica e priva di variazioni.

La storia dell’Accademia viene dunque connessa alla più ampia temperie culturale tardoantica, in cui trasformazioni storico-sociali epocali fecero il paio con un notevole fermento intellettuale, per cogliere il quale occorre porre mente al mutuo scambio tra religione e filosofia, centrale per molti secoli. Già a partire dal I secolo a.C., infatti, «emergono nuovi bisogni religiosi alimentati dai culti misterici e dalle religioni orientali; il problema della felicità della vita si tinge di istanze spiritualistiche; ritorna la teoria a lungo dimenticata dall’immortalità dell’anima e della sua sorte ultraterrena» (p. 14). In questo contesto, i “platonici” fanno ritorno ai testi originali di scuola, per corroborare la tradizione platonica rispetto alle scuole epicurea e stoica[1], e per emendare il platonismo da alcune torsioni teoriche che fecero del medioplatonismo il nucleo di una innovazione filosofica non trascurabile, caratterizzata da un «poligenismo e pluralismo dottrinale», promosso da istituzioni reciprocamente indipendenti (p.15).

Il ripensamento medioplatonico della dottrina di Platone – svoltosi attorno alla concezione gerarchica dell’essere, al problema dell’anima cosmica e individuale, e al ruolo dell’uomo tra destino e provvidenza (p. 39) – influenzò Plotino almeno tanto quanto la dissoluzione della religione classica, avviata da quell’erosione della mutua implicazione «fra rito e mito, fra la prassi culturale e le profonde intuizioni sulla condizione umana e il suo rapporto con il divino» che aveva già stimolato la riforma platonica della teologia (pp. 40-41). Una nuova, animata, fase di fermento religioso seguì alla conquista dell’impero persiano da parte di Alessandro Magno: le città greche vennero infatti investite da un profondo mutamento culturale – oltre che geopolitico –, trovandosi esposte alle forti influenze dei culti orientali. «Così – scrive Magris – la nomenclatura ufficiale del politeismo ellenico rimase di fatto in vigore, e tuttavia questi Dei avevano mutato aspetto e funzione, divenendo da un lato più internazionali, da un altro più sensibili ai problemi e ai bisogni del singolo, sperduto in un mondo fattosi ormai troppo grande» (p.42). Si produce così la crisi dell’egemonia culturale greca, che apre ad una più larga diffusione della ritualità orientale, anche nei territori occidentali dell’Impero romano.

Un’ambiziosa sintesi tra la nuova religiosità, nutrita di astrologia e pratiche teurgiche, e la filosofia è quella tentata dallo gnosticismo che, come ricorda puntualmente Magris, guardava con particolare favore al platonismo (p. 57). Le ultime battute dell’Introduzione sono dedicate alle diverse forme assunte dallo gnosticismo, a cui l’autore aveva già dedicato un corposo volume nel 1997[2]. Di esse, è importante tenere a mente il cospicuo investimento teorico nella formulazione di teorie circa l’origine del mondo che, imperniate sul modulo del katodos – di volta in volta inteso come discesa o caduta –, potessero dare conto del delicato rapporto tra l’unità-trascendenza del principio divino, da un lato, e la materialità-immanenza del molteplice. Attraverso un ambivalente e stretto rapporto con lo gnosticismo (p. 205), il pensiero plotiniano venne sviluppandosi[3], muovendo ad esso un’opposizione che culminò nel nono trattato della seconda Enneade (p. 97).

Alla luce della dettagliata ricostruzione di Magris, della figura di Plotino emerge dunque l’organicità al platonismo non tanto come dottrina, quanto più come l’orizzonte filosofico entro cui pensare ciò che – rimandando allo Hegel dei Lineamenti – si potrebbe descrivere come l’affermazione di una più potente particolarità della persona, in grado di incrinare il tessuto dell’eticità classica. È una non differibile esigenza personale di ricerca della verità, del resto, che spinse Plotino – insofferente all’erudizione fine a se stessa – a farsi allievo della scuola di Ammonio Sacca. Ben si comprende, allora, in che senso nell’architettonica ontologica plotiniana la ricerca dell’Assoluto passa per la ricerca di se stessi: «caratteristica essenziale di ogni anima […] è quella non già di essere ma di voler essere ciò che è» (p. 157). Lungi dallo squalificare il molteplice e l’individualità, che sono invece compresi come elementi strutturali dell’ordine delle cose, Plotino sviluppa il suo platonismo vedendo sì nel mondo sensibile un’imitazione del mondo ideale, ma non manca di notare che pure questo è permeato dal logos, che ad esso conferisce unità (p. 192). L’ascesi intrapresa da chi ricerca la verità, dunque, si caratterizza come l’acquisizione di un più alto punto di vista informato dalla filosofia, che culmina nel «guardare la medesima realtà con altri occhi» (p. 159).

Molti altri temi vengono fatti oggetto della ricostruzione di Magris – quali la teoria plotiniana della virtù e della provvidenza, dell’esperienza e del male, delle diverse articolazioni ontologiche del cosmo, etc. È tuttavia l’impostazione di fondo – che abbiamo cercato sin qui di illuminare – che fa di questo libro una lettura raccomandata, poiché consente all’autore di confezionare un profilo di Platone sì introduttivo, ma di pregevole fattura.

[1] Cfr. P. Donini, Le scuole, l’anima, l’impero: la filosofia antica da Antioco a Plotino, Rosenberg & Sellier, Torino 1982.

[2] A. Magris, La logica del pensiero gnostico, Morcelliana, Brescia 1997.

[3] Cfr. anche G. Lettieri, Della patologia del pensiero: note su Plotino e gli gnostici, in P. Vitellaro Zuccarello (a cura di), Gnosi. Nostalgia della luce, Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2012, pp. 31-51.



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