Guerra mondiale e politica del rischio

È ancora possibile scegliere tra la pace e la guerra? Un’intervista immaginaria allo storico tedesco Golo Mann.

Angelo Cannatà

Incontro lo storico tedesco Golo Mann e gli chiedo un giudizio sulla possibile guerra mondiale. Risponde molto volentieri e, per sua scelta, in qualche passaggio non si capisce bene se stia parlando del 1914 o di oggi: paradossalmente, le risposte sono importanti proprio per questo; è come se dicesse “Attenti! La storia della politica del rischio sta per ripetersi”.

E dunque lei vede il serio pericolo di una guerra mondiale?
Lo ripeto, la situazione è complessa, le parole degli stati maggiori sono intrise di minacce, è scattato il sistema delle alleanze, ci sono forti interessi economici in gioco, cosa vuole di più?, ormai s’è innescato un meccanismo da tempo predisposto che condurrà, purtroppo, alla guerra totale.

Lei ha scritto che la guerra era nell’aria, e che molte provocazioni dei cosiddetti popoli civili l’hanno accelerata.
Era nell’aria da anni, da decenni, e a ogni ritorno della “politica del rischio”, dei focolai locali, del soccorso all’alleato, il gioco diplomatico diveniva più pericoloso.

Ma esiste ancora la possibilità di scegliere tra la pace e la guerra?
In teoria sì, ma da quello che vedo, passo dopo passo, quasi inavvertitamente, ciascuna perseguendo un suo scopo più o meno dichiarato, mi sembra che le nazioni stiano giungendo al confitto. Le sembra che Germania, Inghilterra, Francia… abbiano un atteggiamento pacifista?

Le guerre a volte hanno una loro giustificazione: gli austriaci nel 1914 non potevano soprassedere all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando.
Non potevano, certo, e avrebbero avuto l’opinione pubblica dalla loro parte se avessero chiesto punizione, pene severe, e giustizia. Ma i signori di Vienna decisero di andare oltre. Fu la loro sventura e la sventura di tutti. È sempre così quando si travalicano i limiti: anche una guerra giusta o, se preferisce, una guerra difensiva, diventa un’altra cosa quando intervengono e prevalgono altri interessi.

Sta parlando di oggi, della guerra in Ucraina?
Parlo di ciò che accade sempre nelle guerre. Ecco perché bisognerebbe evitarle, e negoziare sempre, la diplomazia serve a questo. Ma a volte la situazione sfugge di mano e la guerra non si riesce più a fermarla. L’ho scritto: “Non appena il conflitto si annunciò, esso solo dominò la macchina di guerra perfezionata in decine di anni… e vane furono le tardive proposte di mediazione, le proposte per una conferenza delle grandi potenze, le proposte per un tribunale per i diritti umani violati… tutto vano, la macchina di guerra, con gli interessi che si portava dietro, aveva preso il sopravvento.”

Mi scusi, ma questo passaggio l’ha scritto per la guerra in Ucraina?
Ripeto: parlo di ciò che accade sempre nelle guerre. E dei pretesti. Vuole che gliene indichi uno? La resistenza bega nel 1914 fu un pretesto per l’Inghilterra… “Se il Belgio si fosse sottomesso alla preponderanza della forza, limitandosi a protestare, l’indignazione degli inglesi non si sarebbe trasformata in un’azione così forte.”

Sta dicendo che la resistenza Ucraina è un pretesto per Stati Uniti, Inghilterra…
Dico che il clima bellicista non mi piace… “Indebolire la Russia”, “Attaccarla”, “Nuove armi”… è così che si lavora alla pace? L’impressione è che la macchina di guerra non si riesca più a fermarla e che la situazione sia sfuggita di mano a tutti. La macchina bellica è più forte della paura e del timore che s’impadronisce, alla fine, delle alte sfere. Dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale, Bulow chiese al cancelliere Bethmann: “Ebbene? Ditemi solo come tutto questo è successo”. Bethmann, con espressione sconfortata allargò le braccia e rispose: “E chi può saperlo?” Il meccanismo era avviato, “e proprio coloro che sembravano, a tutti, gli scellerati promotori, non sapevano come le cose fossero andate.” Oggi è di nuovo così. Senza nemmeno informare il popolo, la politica del rischio ci sta conducendo nel baratro.



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