Politica del virus e virus della politica

Nelle due risposte politiche in atto da due anni nella lotta al Covid – quella bolsonar-trumpista, tra negazionismo e minimalismo, e quella neoliberista biden-euro-draghista, genuflessa a Big Pharma – è sempre il Capitale che trionfa.

Michele Martelli

Che cos’è Omicron? Non la prima, la seconda o la terza, bensì la tredicesima delle varianti Covid 19, che convenzionalmente l’Oms ha scelto di denominare con le lettere dell’alfabeto greco. Il rischio è che di questo passo, tra non molto, finiscano le lettere greche a disposizione. Con un ulteriore interminabile accumulo di sofferenze (già 134 mila morti in Italia, oltre 5 milioni nel mondo: molto di più delle due bombe atomiche Usa su Hiroshima e Nagasaki).

Sì, perché il problema è: quale risposta politica è in atto da due anni nella lotta al Covid?

A me sembra di due tipi: a) quella bolsonar-trumpista, ripresa in Italia oggi sì e domani pure dalla destra sovranista melon-salviniana; b) quella che, dall’osservatorio italiano, direi biden-euro-draghista, sostenuta in Italia dall’area politically correct europeista del centro-sinistra, a tutto pronta purché Draghi resti in sella: fino al 2023 e anche oltre (Letta dixit).

Il primo tipo di risposta è di un cinismo amorale brutale, oscilla tra negazionismo e minimalismo: il Covid o non esiste o è una banale influenza. Ecco, gli ideologi italo-complottisti secondo cui migliaia di morti da Covid sarebbero stati curati negli ospedali con la tachipirina antinfluenzale dovrebbero, se coerenti, additare non in altri, ma nei loro idoli, Trump e Bolsonaro, gli strateghi di un presunto complotto mondiale: ovviamente, non pro-Vax, ma pro-Covid. Ossia, pro-Big Pharma. Non a caso Bolsonaro, per la sua gestione del Covid e dell’Amazzonia, è stato accusato, tra l’altro, di «ciarlataneria medica» e «crimine contro l’umanità» (ma può tranquillizzarsi: il leader della Lega, che gli ha dato la cittadinanza onoraria di Anguillara Veneta, lo ha già assolto). E un’accusa simile ha sfiorato in Usa anche Trump.

Ѐ strana questa politica che lega insieme l’ex-Presidente del paese più ricco del mondo al Presidente del Brasile, cioè un paese del Secondo o del Terzo Mondo? No, non lo è. Dal Nord al Sud del mondo, essa è la versione neosocialdarwinista del capitalismo, per cui nell’«arena» del mondo, dominata dalla «lotta per l’esistenza», i più deboli sono destinati a soccombere. Nietzsche l’ha tradotta nella spietata «Morale dei Signori (Herrenmoral)». L’economista statunitense J. Moore oggi parla non di «Antropocene», la nuova era del dominio dell’uomo (anthropos) in astratto sulla natura, ma di «Capitalocene», l’era capitalistica dello sfruttamento e devastazione e dell’ambiente naturale e del lavoro umano, con le ricadute peggiori nei paesi poveri del Terzo Mondo.

Insomma, Covid o non Covid, migranti o non-migranti, i «dannati della terra» sono i morituri del nuovo millennio di fronte al nuovo Cesare, l’impersonale sfingeo capitale industrial-finanziario globale, compreso Big Pharma, dei cui vaccini il 90% è andato ai paesi ricchi. Perché il Covid è in parte un virus classista. Ѐ vero che non guarda in faccia a nessuno, come ha più volte ripetuto in tv Ilaria Capua, ma è vero anche che ha un certo riguardo per i ricchi privilegiati e i potenti della terra, che per mille ragioni, socio-cultural-economico-sanitarie, sono i meno esposti al rischio di malattie e morte, alla cui croce sono barbaramente inchiodati, qui e dovunque, i poveri del mondo. Un curioso razzismo alla rovescia è stato quello di Modi, il primo ministro dell’India: gli indiani sarebbero stati immuni dal Covid perché di razza ariana. Risultato? 350 mila «ariani» poveri immersi nelle acque del Gange e sterminati dal Covid, per poi essere inceneriti nei roghi.

Lasciando correre il virus, Trump, Bolsonaro e seguaci, tra cui a fasi alterne l’illustre virologo inglese Boris Johnson, hanno di fatto acuito il bisogno di vaccini e quindi favorito i profitti miliardari di Big Pharma. Altrettanto fanno i No-Vax, cioè i pro-Covid, d’Italia e del mondo. Si sono mai chiesti i novaxisti scatenati, perché non ci sono No-Vax per es. in Africa, dove è ancora vaccinato dall’1 al 10% della popolazione (il Congo è allo 0,1%), e magari con vaccini scaduti o poco efficaci elargiti dai governi elemosinieri dei paesi ricchi? Il novaxismo è un lusso da paesi ricchi.

Il secondo tipo di risposta è, almeno sinora, di un’ipocrisia disarmante, perché prende sì sul serio la lotta al virus, ma, additando il falso nemico nei No-Vax, guerra propagandistica in cui è arruolata la grande stampa e tv, distoglie lo sguardo dell’opinione pubblica dalle mostruose responsabilità delle imprese Big-Pharma. Sin dall’aprile 2021 numerose associazioni pro-diritti, a seguito dell’appello di India e Sudafrica sottoscritto all’Onu da 100 paesi, hanno chiesto a Biden di farsi promotore della moratoria sui vaccini all’imminente Consiglio mondiale della WTO. Biden promise, ma nulla di fatto. A fronte delle dure proteste delle multinazionali farmaceutiche, la sua, senza offesa, fu una bidon-ata. E non solo per i paesi poveri, ma anche per noi: perché se non si vaccina tutto il mondo, il Covid moltiplicherà all’infinito le sue varianti, dall’Alpha all’Omega. E non ci sarà blocco dei voli e chiusura di confini che tenga. Nello stesso aprile 2021, altre associazioni chiesero a Mario Draghi di fare altrettanto. Che? Mutismo assoluto. SuperMario si era piegato alla Über-Merkel, indisposta a danneggiare i profitti della BioNTech, la casa farmaceutica tedesca dei vaccini, come Biden si era genuflesso di fronte alle anglo-statunitensi Pfizer e Moderna.

Oggi Omicron ha messo in allarme tutti, da Biden all’Ue a Draghi, passati dall’indifferenza alle lacrime di coccodrillo. Promettono sì nuove elargizioni di farmaci ai paesi poveri, ma evitano di imporre alle Big Pharma la sospensione dei brevetti, devoti al dogma neoliberista: il libero mercato prima di tutto, e i profitti ultramiliardari sovra tutto (26 miliardi di dollari solo alla Pfizer, finora).

Neoliberismo o neosocialdarwinismo, non è sempre il Capitale che trionfa? E trionfa sia perché pilota ambedue le versioni della politica del virus, sia perché è esso stesso il peggior virus della politica, se per politica si intende la subordinazione dell’interesse privato al bene comune.

 

(credit foto ANSA/Roberto Monaldo – POOL)



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