Presidenzialismo Meloniano e “volontà popolare”: populismo o democrazia?

Il governo Meloni sta facendo di tutto per accentrare progressivamente il potere politico nelle mani di pochi eletti. Dalla gestione dei fondi del PNRR, alla votazione diretta del Presidente, la presunta volontà popolare rivendicata dalla Premier sarebbe quella di delegare a poche donne e uomini forti il destino della democrazia italiana.

Michele Marchesiello

Il populismo, nella più recente e prevalentemente negativa accezione, ha in realtà nobili ascendenze, tralignate in una astuta e demagogica manipolazione del sentire pubblico a proposito della politica e in generale del potere, in vista di obiettivi che – genericamente ma efficacemente – possono definirsi “di destra”.
Niente di più lampante del messaggio trasmesso da Giorgia Meloni agli italiani. Con quel messaggio, Meloni vorrebbe intestare a se stessa una paradossale “volontà degli Italiani” di rendersi attori e addirittura protagonisti della vita politica nazionale, ma ottenendo quel risultato abbandonandosi alle decisioni del premier scelto tramite elezione diretta.
Paradossale – e demagogico – messaggio quello di Meloni, che sollecitando in senso retorico e populista  quella presunta “volontà” – dovrebbe indurla ad accettare supinamente di essere governata dalla volontà di uno/a  solo/a, sulla base di una consultazione referendaria opportunamente pilotata attraverso il controllo delle principali forme di comunicazione di massa.
Questa forma aberrante di populismo viene adoperata spregiudicatamente per mascherare come prodotto  della “volontà popolare” l’affermarsi, se non di una dittatura, di un regime autoritario basato sul consenso ormai implicito del popolo. È il destino della famigerate democrazie popolari o delle più moderne demokrature.
Meccanismo reso anche troppo noto dalla storia del secolo breve. I peggiori totalitarismi si sono affermati legalmente, grazie a questo artificio.
Se è breve il passo dalla tragedia alla farsa, lo è altrettanto il percorso inverso. Gli aspetti farseschi della  brechtiana resistibile ascesa al potere di Giorgia Meloni e del suo folkloristico circo, non devono indurci a sottovalutarne i più che possibili e tragici esiti, sull’onda di una presunta volontà popolare.
Due soli – per niente modesti – esempi di quanto le richieste, le aspettative e le proposte provenienti dagli stakeholders del Governo, ovvero noi cittadini, vengano sin d’ora sistematicamente ignorate o disattese dal governo di Meloni.
Durante una lussuosa vacanza albanese – tra un bagno e uno spritz – la famiglia Meloni concorda con il molto discusso presidente del Consiglio Edi Rama un programma confuso, costoso, pieno di incognite, da vendersi agli italiani come soluzione miracolistica al problema degli sbarchi dal Nord Africa in Italia. Lo storico programma viene siglato e annunciato senza averne previamente informato, non solo  il Parlamento – ormai al limite dell’esautorazione – ma neppure i ministri del proprio governo e i partiti della maggioranza.
L’altro esempio riguarda la comunicazione sull’utilizzo dei fondi del PNRR: la più grande occasione per migliorare la vita dei cittadini ( ovvero del popolo). Il governo Draghi aveva a questo scopo istituito il tavolo del partenariato, presieduto da Tiziano Treu, allora presidente del CNEL. Scopo del tavolo era di mettere in contatto tra loro e far comunicare col governo  i cosiddetti stakeholders, ovvero i portatori di interessi diffusi: i cittadini insomma. Gli incontri si tenevano con regolarità, ma il governo Meloni, come informa  la banca dati pubblica Universo Regis, ha sciolto il tavolo del partenariato sostituendolo con una cabina di regia che accentra i poteri nella Presidenza del Consiglio. Le ben 54 organizzazioni interessate – tra cui Legambiente, Slow Food, Action Aid – sono state escluse e hanno costituito un semplice osservatorio, che non è ancora stato riconosciuto nella sua funzione, nonostante le 5000 mail e le 10000 firme inviate al Ministro con delega al PNRR.
E dire, osservano da Universo Regis, che il PNRR non dovrebbe essere  fatto solo di progetti e cantieri, ma  – prima ancora – di riforme: giustizia, fisco, sanità, scuola.
Nel frattempo, il governo ha tolto 13 miliardi del PNRR a progetti affidati agli enti locali per riqualificare le periferie, il verde urbano, le infrastrutture, per destinarli  al progetto Re-power EU , discutendo in cabina di regia con le potenti compagnie del gas e dell’energia, come Enel ed ENI.
Non ci vuole molto a immaginare che  analoga  sarebbe la sorte della povera  volontà popolare, se passasse al referendum la roboante riforma costituzionale che Meloni vuole gettare tra le gambe del popolo italiano.


CREDITI FOTO: ANSA / Filippo Attili – Chigi Palace Pr



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