Sfida a Orban. Le primarie dell’opposizione in Ungheria

I sette partiti dell’opposizione, per la prima volta uniti, sceglieranno il candidato che sfiderà l’attuale premier Viktor Orbán alle elezioni politiche di aprile.

Massimo Congiu

Sabato 18 settembre sono iniziate le primarie delle opposizioni ungheresi per scegliere il candidato premier alle elezioni del prossimo anno. L’intento è quello di presentare una lista unica con un solo nome che possa rappresentare l’alternativa all’attuale premier Viktor Orbán e misurarsi col Fidesz in ogni circoscrizione uninominale. Sono sette i partiti impegnati nell’operazione, cinque i candidati: il sindaco di Budapest Gergely Karácsony (Parbeszéd Magyarországért – Dialogo per l’Ungheria, partito ecologista di centro-sinistra), l’eurodeputata socialista Klára Dobrev, moglie dell’ex primo ministro Ferenc Gyurcsány, Péter Jakab, presidente di Jobbik, ormai definito partito centrista e nazionalista, András Fekete-Győr, leader del partito liberale Momentum e Péter Márki-Zay, sindaco cattolico centrista di Hódmezővásárhely (Ungheria del Sud) che nel 2018 aveva prevalso alle amministrative sulle forze di governo.

Come già precisato, sono sette le forze politiche che hanno raggiunto un accordo in funzione delle elezioni politiche in programma il prossimo aprile: si va dai socialisti ai nazionalisti di Jobbik passando per verdi, liberali e centristi. È la prima volta da che Orbán è al potere, ossia dal 2010, che i partiti dell’opposizione riescono a trovare un’intesa a livello nazionale. Una cosa del genere era già successa, ma a livello locale, alle amministrative del 2019, quando l’opposizione riuscì ad aggiudicarsi Budapest e dieci altre importanti città del Paese. Un successo importante che ha incoraggiato gli antigovernativi, sia gli elettori che i politici opposti a Orbán.

Il fronte comune che si è così formato, afferma il suo impegno a lottare contro la corruzione attribuita al sistema guidato dall’“uomo forte d’Ungheria” e contro il dirottamento dei fondi pubblici e comunitari verso ambienti facenti parte della cerchia governativa, a ristabilire lo Stato di diritto e la piena libertà di stampa, l’indipendenza della magistratura, riscrivere la Costituzione e cambiare la legge elettorale. L’opposizione unita vuole, infatti, un sistema proporzionale in sostituzione di quello misto, attualmente in vigore, che garantisce al Fidesz di Viktor Orbán una maggioranza di due terzi col 40% dei voti.

Gli sfidanti si preparano quindi al voto dell’anno prossimo e ribadiscono di voler cancellare le leggi ingiuste fatte approvare dall’esecutivo, restituire le università alla proprietà pubblica e allontanare l’Ungheria dalla Russia di Putin per un riavvicinamento a Bruxelles e ai valori affermati e sostenuti dall’Unione europea.

In una recente riunione informale del Fidesz e del governo, Orbán ha avvisato che sarà una battaglia dura ma ha anche precisato di non avere dubbi sulla vittoria finale.

Le primarie, procedimento inedito nel Paese, sono quindi appena iniziate e avranno luogo in due turni. C’è comunque da dire che le stesse hanno dovuto subire una breve battuta d’arresto per motivi tecnici e forse il primo turno sarà per questo prolungato di due giorni oltre il 26 settembre. In pratica il sistema informatico non ha retto per un sovraccarico. Le operazioni sono riprese e i tecnici e gli organizzatori stanno cercando di capire le cause dell’accaduto, fermo restando che si sospetta un attacco dovuto a organi governativi controllati da Orbán. Quanto avvenuto è per l’opposizione un segno di insicurezza dell’esecutivo che teme, a suo giudizio, di non essere in grado di opporsi al cambiamento avviato dall’intesa fra i sette. “Non importa da dove proviene l’attacco – ha affermato la commissione organizzatrice – i suoi autori non riusciranno a fermare il processo storico del cambiamento”.

Dal canto suo, il governo ironizza sulla presunta “incapacità” degli oppositori. Del resto il medesimo è da tempo impegnato a screditare e ridicolizzare l’opposizione agli occhi dell’opinione pubblica arrivando a presentare i leader e candidati antagonisti come pagliacci totalmente inadeguati alle cariche cui aspirano.

Sta di fatto che, secondo il parere di non pochi, Orbán rischia una sconfitta alle prossime politiche, la cosa avverrebbe, se avverrà, dopo dodici anni di potere in cui il suo governo si è impegnato a controllare strettamente un po’ tutti i settori della vita pubblica nazionale violando, secondo la Commissione europea, lo Stato di diritto.

Alcuni analisti prevedono uno sperpero di denaro da parte dell’esecutivo, prima del voto, per accattivarsi il favore degli elettori. L’opposizione accusa già il governo di indebitare il Paese in modo eccessivo e la Dobrev afferma che Orbán lo sta portando alla rovina per conservare il potere.

Quel che al momento appare chiaro è che questa competizione elettorale sarà tutt’altro che una passeggiata per entrambe le parti; la posta in palio è alta e il cammino verso aprile dell’anno prossimo, ancora lungo e prevedibilmente contrassegnato da notevole tensione politica e sociale.

 

(credit foto EPA/Balazs Mohai HUNGARY OUT)



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