Elly Schlein: una Meloni di sinistra?

Le elezioni non si vincono più al centro, come crede Calenda, ma alle estreme: Giorgia è una donna di destra-destra, Elly di sinistra-sinistra. E anche questa è una conseguenza della de-politicizzazione della politica.

Mauro Barberis

Passata la buriana delle prime reazioni alla vittoria di Elly – chiamiamola così, con il nome proprio, come anche Giorgia Meloni pare preferisca per sé – forse varrebbe la pena di chiedersi, guardando un po’ più lontano, se i loro due successi non siano accomunati da qualcosa di importante, che ci dice molto sui meccanismi di funzionamento della politica oggi. Tutti subito diranno: ma l’aspetto comune è evidente, si tratta di due donne, dunque del definitivo superamento di una convenzione che, almeno in Italia, escludeva il genere femminile dal ruolo di leader. Magari si trattasse solo di questo; magari, come pare sia scappato a un collaboratore dello sconfitto Bonaccini, se tutt’e due fossero state votate solo perché sono abituate a lavorare il triplo e molto più seriamente di tanti loro colleghi maschi.

Macché, c’è ben altro che il genere, la personalità e il coraggio che occorrono alle donne – o forse ormai bisogna dire occorrevano – per imporsi in politica. C’è, in sintesi, un fenomeno che inizialmente abbiamo tutti sottovalutato, io per primo, chiamandolo populismo (benché mediatico), e che è invece, nell’era della comunicazione di massa, il funzionamento normale della politica. Al punto che, come mi ha fatto notare una volta uno studente, ormai ragioniamo tutti così, tranne – risposi io – l’establishment del Pd, che non a caso stava portando il partito all’irrilevanza. E i tre aspetti del funzionamento normale della politica che spiegano le vittorie di Elly & Giorgia, Giorgia & Elly, potrebbero chiamarsi, nell’ordine: de-politicizzazione, polarizzazione, effetto-novità.

De-politicizzazione, anzitutto: Giorgia ha vinto le sue elezioni, in particolare le ultime regionali, perché la politica ormai è un deserto di aspirazioni, creatività, competenze, sicché prendendo più o meno gli stessi voti del centrodestra delle volte precedenti ha stravinto grazie all’astensione, per due terzi del totale, di una sinistra delusa e divisa. Ed Elly, come ha vinto? Tutti si stupiscono perché un milione di possibili elettori del Pd ha deciso comunque di presentarsi ai gazebo, dopo mesi di schiaffoni e di primarie che, diciamolo, avrebbero ammazzato un bue. Ma si tratta spesso degli stessi elettori già astenuti, ritrovatisi per rovesciare la scelta pro-Bonaccini degli iscritti e votare lei.

Polarizzazione, poi. Le elezioni, comprese quelle per le assemblee di condominio, non si vincono più al centro, come crede Calenda, ma alle estreme: Giorgia è una donna di destra-destra, Elly di sinistra-sinistra. E anche questa è una conseguenza della de-politicizzazione: se hai milioni di cittadini giustamente meno interessati alla politica che alla bolletta del gas, l’unica possibilità per mobilitarli diventa agitare davanti a loro drappi rossi e neri, buttarsi su slogan politicamente scorretti o corretti, altrimenti nessuno si accorgerà di te. Certo, poi il problema viene dopo, quando ai tanti bravi comunicatori tocca di governare. Ma come Giorgia riesce a barcamenarsi fra i tanti maschi impresentabili della propria maggioranza, anche Elly sembra avere già accumulato abbastanza esperienza da fare altrettanto con quelli della sua minoranza.

Ultimo, ma non meno importante, viene l’effetto-novità. Abbiamo voluto provare Giorgia, perché le vecchie facce ci erano diventate insopportabili, ma quanto durerà la novità della sua? Gli elettori del Pd hanno voluto provare Elly, è fresca, è nuova, chissà se sarà capace come l’altra a tenere insieme i suoi, ma chi se ne importa, a questo punto o la va o la spacca.

Foto 1 Wikipedia | Foto 2 Wikipedia



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