Priorità contro la violenza maschile sulle donne: educare chi educa

Il nostro affaticato, distratto, ignorante mondo adulto si preoccupa del fatto che la sessualità, nell’era di internet, oggi si impara principalmente attraverso le piattaforme del porno? Siamo consapevoli che l’età media del primo contatto con il porno online è di circa 7 anni, attraverso il telefono che abbiamo messo nelle mani dei bambini e delle bambine praticamente da subito, atto secondo solo all’aver loro insegnato a stare in piedi?

Monica Lanfranco

Di cosa ci preoccupiamo quando pensiamo al benessere dei nostri figli e figlie? Ovviamente ci preme la loro salute, la loro serenità, che insomma non manchi loro nulla, ogni giorno, dal mattino fino a quando vanno a dormire. Mentre sono ancora molto piccoli tutto sembra facile, anche se è a tratti faticoso: cibo, nanna, gioco, la meravigliosa riscoperta del mondo attraverso i loro occhi nuovi. Poi, però, le cose si fanno difficili, sgradevoli perfino, perché con l’adolescenza, che arriva troppo presto e che la società consumistica e tecnologica spinge a bruciare le tappe fin dalle scuole elementari, divorando l’infanzia e vampirizzando il loro tempo lento e magico, dobbiamo esercitare un altro tipo di responsabilità genitoriale, che prevede necessariamente i divieti, i no, i limiti, il conflitto spesso duro e aspro.
Prevede che le persone adulte di riferimento, dalla famiglia alla scuola ai luoghi dello sport e dello svago, con le ovvie sfumature e differenze, siano in grado di affrontare, capire, guidare e ascoltare l’enorme, brutale e violenta fatica insita nell’adolescere, verbo molto importante perché nella sua radice c’è il nutrimento. Chi affronta l’adolescenza si sta nutrendo e ha bisogno di cibo utile e sano: ma di cosa si nutrono i nostri figli e le nostre figlie, mentre il loro corpo cambia, e la sessualità in relazione con i corpi altrui inizia a diventare una parte importante dell’esistenza?
Il nostro affaticato, distratto, ignorante mondo adulto si preoccupa del fatto che la sessualità, nell’era di internet, oggi si impara principalmente attraverso le piattaforme del porno? Siamo consapevoli che l’età media del primo contatto con il porno online è di circa 7 anni, (la fonte è il documentario The price of pleasure, che non mi stancherò mai di suggerire per le scuole superiori) attraverso il telefono che abbiamo messo nelle mani dei bambini e delle bambine praticamente da subito, atto secondo solo all’aver loro insegnato a stare in piedi?
Se, come mi pare ovvio, noi adulti abbiamo anche solo di sfuggita visto che tipo di immagini e video girano on line nelle piattaforme del porno, ci siamo soffermati seriamente a ragionare sull’impatto che questo materiale ha sui ragazzini e ragazzine, che trascorrono ormai la stragrande maggioranza del loro tempo con il telefono costantemente acceso e connesso? Su come il loro immaginario venga influenzato e plasmato, in assenza di confronto e alternative alla brutalità di spezzoni accuratamente suddivisi in categorie tematiche che tagliano il corpo femminile come carne sul banco del macellaio, immagini prive di contesto emotivo, dove principalmente le donne sono prede disponibili ad ogni tipo di penetrazione e gli uomini infaticabili predatori stantuffanti, meglio se in gruppo?

Detto in poche parole: il problema della violenza non sono (solo) i ragazzi, (purtroppo più spesso ragazzini), sono gli adulti che li hanno allevati senza svolgere la funzione educativa che a loro spetta. Contro la violenza maschile sulle donne servono persone adulte di riferimento non sessiste, competenti, informate, coscienti del mondo nel quale vivono le giovani generazioni, capaci di spezzare il silenzio e la solitudine in cui germoglia la violenta cultura del branco e della predazione sessuale.
Il tema è questo: la grande maggioranza del mondo adulto (non solo le istituzioni competenti, intendo la società tutta) non considera una priorità l’educazione di figlie e figli alla sessualità responsabile e felice, né nei maschi né nelle femmine.
Siamo un paese poverissimo e arretrato dal punto di vista educativo, tranne casi di eccellenza, a macchia di leopardo, che però non incidono sulla massa e tantomeno su questo argomento specifico, ovvero il benessere e la sicurezza sessuale ed emotiva dei giovanissimi. Per chiarezza ed esperienza diretta solo nell’ultimo anno scolastico, da parte di insegnanti sotto i 40 anni, mi sono arrivati dinieghi e ho avuto difficoltà a svolgere formazioni, incontri, laboratori teatrali ampiamente collaudati, già approvati ed adeguati all’età dei ragazzi e delle ragazze (ricordate l’età media del primo contatto con il porno online?) perché ritenuti ‘precoci’. Pochi anni fa il preside di un prestigioso liceo aveva (comicamente) negato che chi frequentava la sua scuola fosse influenzato dal porno, come se latino e greco fossero tout court un argine sufficiente alla pornografizzazione della sessualità e alle sue conseguenze.
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L’ultimo orrore in ordine di tempo, restituito dagli agghiaccianti scambi tra i giovanissimi stupratori di gruppo di Palermo non è altro se non la conseguenza dell’assenza di voce, parole, presenza e attenzione competente da parte della lunga sequenza di persone adulte che hanno mancato l’appuntamento con questi figli, studenti, partecipanti a gruppi giovanili di varia natura.
Il risultato eccolo qui: sono questi giovani esseri umani che facilmente ci viene da definire mostri, ma sono i mostri che abbiamo contribuito ad allevare non badando a chi, giorno dopo giorno, mese dopo mese e anno dopo anno stava crescendo, troppo in fretta, proprio accanto a noi.
Ci siamo preoccupati dei loro vestiti, del cibo, dei capricci tecnologici sempre più sofisticati che non sappiamo maneggiare e nemmeno nominare ma che abbiamo premurosamente acquistato per evitare di farli sfigurare di fronti agli amici, magari anche per compensare il senso di colpa della nostra assenza. Così, nel tempo che non torna indietro e che marca l’abisso di silenzio e sinecura, abbiamo affidato l’educazione più preziosa, quella sui sentimenti, sulle emozioni e sul corpo, (i suoi limiti e le sue potenzialità) alla virtualità tossica e priva di spessore di internet e dei social network.
Cosa ci si può aspettare, nei comportamenti nel mondo reale, da giovanissimi che, rafforzati dalla logica protettiva del branco, hanno imparato da soli per lungo tempo dietro uno schermo, che il corpo delle loro simili è fatto di pezzi di carne da azzannare nell’infinito bancone della macelleria porno della rete, e che anche loro sono solo carne, però la carne che divora?
Nel commovente video rivolto ai padri per sensibilizzare sul sessismo e la violenza maschile Dear daddy la voce narrante è quella di una figlia che sta per nascere e mette in guardia il papà, che a sua volta è stato ragazzino inconsapevole della violenza maschile sua e degli altri adolescenti, e gli chiede di cambiare le cose. Anche questo andrebbe fatto vedere e rivedere nelle scuole, ma anche in famiglia, nelle parrocchie, nei circoli, nelle formazioni per adulti.
Forse va detto anche questo: dobbiamo avere paura degli scenari sempre più frequenti di violenza da parte di giovani e giovanissimi. Non basta la preoccupazione. Come per la guerra, il cambiamento climatico, la disoccupazione, la lotta alla violenza maschile sulle donne deve diventare una priorità culturale, sociale e politica, non un’emergenza occasionale che ci fa distrarre brevemente da altre catastrofi quando l’ennesima donna viene uccisa dal compagno o marito, e l’ennesima ragazzina viene stuprata in gruppo. È in gioco il futuro della democrazia: dobbiamo capire che una società che si arrende alla violenza maschile, nella quale una parte dei suoi giovani la considera un elemento strutturale e inevitabile (la carne è carne) va rapidamente verso l’abisso della legge del più forte, del farsi giustizia da sé, della fine di tutte le fragili conquiste di civiltà delle relazioni per le quali tre generazioni di donne hanno lottato, per loro e per le generazioni future.

CREDITI FOTO Flickr | Hedrok



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