Prison master. Storia di un uomo che va in prigione per conto terzi

Un libro di recente pubblicazione in italiano raccoglie 36 storie che raccontano la brulicante imprenditoria informale di Bombay, che procura qualunque bene o servizio, persino sostituti che scontano la pena in carcere per conto terzi.

Redazione

Cosa succede a una metropoli in rapidissimo cambiamento come Bombay? Chi risolve i problemi e le contraddizioni che inevitabilmente sorgono in un simile contesto? Con quali vantaggi e quali costi?
Sono alcune delle domande cui tenta di rispondere il libro Bombay Brokers. Metropoli e creatività culturale, lavoro collettivo curato dall’etnografa statunitense Lisa Björkman, da poco pubblicato in italiano da Meltemi, che sceglie come punto di osservazione delle dinamiche in atto nella metropoli indiana le storie e lo sguardo di 36 persone che grazie a competenze e saperi informali svolgono tutta una serie di lavori più o meno necessari alla quotidianità della vita urbana di questa città ma che al contempo, proprio per l’informalità del loro lavoro, sono oggetto di forti critiche e giudizi morali.

Si va da chi si occupa di far ottenere i documenti necessari ad avere l’allaccio dell’acqua o la residenza a chi fornisce assistenza sanitaria (e non solo) alle prostitute del quartiere a luci rosse di Kamathipura, anche se sotto il profilo etico-morale la storia più sconvolgente è probabilmente quella di Pawan, il “prison master” raccontato dall’antropologa Atreyee Sen, che si guadagna da vivere scontando la pena per conto terzi.

«La storia del “prison master” ci racconta di due verità contraddittorie, entrambe reali», sottolinea la curatrice Lisa Björkman nell’intervista che abbiamo raccolto, pubblicata questa settimana su MicroMega+. «Da un lato il fatto che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e che ovviamente se commetti un crimine devi andare in prigione. Dall’altro, che in India e a Bombay in particolare, c’è una società gerarchica in cui le persone con denaro e potere politico possono usare queste risorse per aggirare la legge ed evitare il carcere. Come queste due verità stanno assieme? Pawan, il “prison master”, incarna questa contraddizione».
La sua storia è però illuminante anche rispetto a un’altra questione: ci mostra infatti «l’orrore di una società così diseguale per cui alcune persone possono comprare una via d’uscita dalla prigione mentre altre volontariamente vi entrano perché la vita in carcere è meglio della povertà cui sono condannate».
Di seguito, per gentile concessione della casa editrice, pubblichiamo il capitolo di Bombay Brokers dedicato a Pawan.

Pawan. Prison Master

Atreyee Sen

L’antropologa della migrazione Karen Fog Olwig una volta mi ha detto che le persone migrano per i motivi più disparati, e che è un peccato che gli accademici tendano a inquadrare senza esitazione queste storie come esempi di sofferenza. Tuttavia, Pawan mi ha detto di aver sofferto quando è arrivato a Mumbai da Gadchiroli, una piccola città del Maharashtra, dopo che la sua radio a transistor si era rotta. Amava cantare la musica di Bollywood, aveva imparato i passi di danza e sapeva imitare alla perfezione le stelle della danza di Bollywood, sia gli uomini che le donne. Quando la sua radio si ruppe, si rese conto che non aveva abbastanza soldi per comprarne un’altra. Si aggirava per le botteghe del tè ascoltando le canzoni che venivano trasmesse alla radio, ed era infastidito dal fatto che i suoi genitori di bassa casta, che erano entrambi cuochi in una piccola comunità residenziale, non potessero permettersi una nuova radio. Frustrato, decise di scappare a Mumbai. Pensava di poter trovare lavoro in quella grande città, procurarsi una radio e non rimanere mai più senza la sua “ora quotidiana di canzoni romantiche”. Aveva appena vent’anni quando lo incontrai per la prima volta, nel 1999. Alto, scuro, con folti riccioli in testa, era l’ennesimo abitante degli slum appassionato di canto che avevo incontrato mentre conducevo una ricerca etnografica tra i poveri della città di Mumbai.

Una volta arrivato nella grande città, Pawan si rese conto che trovare lavoro non era un compito facile. Finì per condividere una stanza con tre operai vicino a una linea ferroviaria di periferia. La sua prima esperienza dietro le sbarre di una stazione di polizia di quartiere avvenne dopo che aveva tentato di rubare una radio da un negozio. “Ovviamente”, pensai. Pawan aveva intrattenuto tutti nella stazione di polizia con le sue canzoni e i suoi balli. Era così bravo a ballare la musica di Bollywood che un poliziotto alla fine gli aveva passato una lunga striscia di stoffa attraverso le sbarre della prigione. Pawan si era avvolto il panno intorno alla vita e aveva ballato come Madhuri Dixit, una famosa attrice di Bollywood, e si era cimentato in alcune emozionanti piroette che avevano fatto ridere e applaudire sia i prigionieri che i poliziotti. Due giorni dopo, Pawan era stato rilasciato proprio per il suo essere un tipo divertente, e mentre salutava gli ospiti di questo piccolo mondo carcerario, si era reso conto che era stata anche la sua prima esperienza di masti (divertimento) a Mumbai.

Pawan fu arrestato di nuovo diverse volte, a volte per reati seri come l’aggressione aggravata, a volte per ubriachezza in luoghi pubblici. Finì in molti istituti, anche nel famigerato Arthur Road Jail e nella prigione di Taloja, che spesso ospitavano individui altamente pericolosi. In ogni prigione che Pawan frequentava, era accompagnato dalla musica: cantava, scherzava e intratteneva i prigionieri, i suoi compagni di cella, il carceriere e i guardiani. “Non era tutto perfetto, intendiamoci”, mi disse. Non gli piaceva il fatto di dover dormire sull’urina dopo che i prigionieri avevano fatto i loro bisogni sul pavimento perché le guardie si erano rifiutate di farli uscire la notte. Si era preso delle infezioni mortali, il suo corpo era perennemente ricoperto di punture d’insetto, e il latte era sempre pieno di feci perché le guardie rubavano il latte puro e rabboccavano i barattoli con l’acqua del gabinetto. Pawan col tempo aveva imparato a scuotere il latte per vedere se i pezzi di escrementi venivano a galla. Se rimanevano sul fondo dei barattoli, significava che il latte era abbastanza infetto da provocare attacchi di diarrea. Se galleggiavano, Pawan e gli altri prigionieri li avrebbero rapidamente rimossi per limitare la proliferazione dei batteri. Imparò anche a sigillare le ferite aperte con cera di candela bianca e alcol che i carcerieri portavano di nascosto in prigione. A volte i prigionieri si azzuffavano e le guardie li riempivano di bastonate.

Attraverso la musica, le danze, le imitazioni, gli scherzi e la capacità di mantenere i secondini di buon umore – a volte cantando, a volte facendo loro un bel massaggio alla schiena, a volte mediando tra la popolazione carceraria arrabbiata e i secondini – Pawan era riuscito a imparare quanto bastava sugli stati d’animo e sul comportamento di chi gestiva la prigione da avere “in pugno” sia i prigionieri che i secondini. In questo spazio chiuso e mortale erano ammassati insieme parecchi personaggi diversi, e così Pawan era riuscito a sfruttare quella concentrazione per capire al volo le persone. Sapeva esattamente quale canzone cantare e quale battuta fare per rallegrare, manipolare e ottenere informazioni dalle persone intorno a lui. “Un vero etnografo”, gli dissi una volta ridendo. “Kya?” mi chiese [Che cos’è?].

La fama di Pawan come prigioniero astuto si era diffusa in lungo e in largo. Molti ex prigionieri raccontavano di come Pawan avesse usato i suoi poteri magici per fermare una rissa e salvare delle vite, di come fosse riuscito a ottenere una banana in più per un prigioniero malato convincendo educatamente uno dei guardiani, oppure di come avesse ricattato un secondino sposato che andava a letto con una giovane ragazza nella sua baraccopoli, ottenendo così un carico di lavoro minore.

Una mattina (quando era fuori di prigione), mentre Pawan era sdraiato nella sua baracca a fumare una canna, uno dei suoi compagni gli disse che il leader locale del partito Shiv Sena, Anant, lo aveva invitato a fargli visita alla shakha (sede locale del partito). In un primo momento, Pawan rimase sconcertato. Sapeva qualcosa in merito alle politiche del partito nazionalista locale, ma non ne comprendeva la maggior parte. Quando Pawan entrò nell’ufficio di Anant, Anant guardò il suo ospite e disse: “Benvenuto, benvenuto prison master”. Pawan non sapeva se fosse nei guai o se la sua reputazione (di essere un detenuto navigato) fosse giunta fino ad Anant. Il leader dello Shiv Sena chiese a Pawan se fosse disposto a fare da sostituto per un detenuto. “Ci assicureremo che tu sia protetto e curato in prigione”. Pawan era ancora più confuso. “Pensaci”, disse Anant, e Pawan uscì dalla shakha. “Prison master”, pensò Pawan. Era un titolo che suonava bene in inglese.

Pawan andò a sedersi in un piccolo locale e vide un collaboratore dello Shiv Sena (karyakarta) che sorseggiava del tè. Pawan pensò che fosse un buon momento per chiedere al tipo cosa fosse richiesto esattamente a un prison master. “Te la cavi bene in prigione”, disse l’uomo a Pawan. Tutto quello che Pawan doveva fare era andare in prigione al posto dei criminali affiliati allo Shiv Sena che non volevano scontare la pena. Pawan era ancora perplesso. Chiese se fosse possibile spacciarsi per più uomini in prigione: c’erano registri della prigione nascosti negli scaffali polverosi che aveva avuto modo di visitare nella sua vita da criminale. Il collaboratore del partito spiegò che lo Shiv Sena aveva abbastanza potere da falsificare i registri delle prigioni scambiando foto e impronte digitali tra i colpevoli e i sostituti, ma che avevano comunque bisogno di un corpo umano che scontasse la pena. La maggior parte delle prigioni erano a corto di personale e contenevano un numero di prigionieri di gran lunga superiore a quello per cui erano state progettate. Nonostante il lassismo del sistema giudiziario a Mumbai, uno dei modi per tenere sotto controllo il fragile sistema carcerario era apparentemente quello di “bombardarlo di sorprese”: controlli a sorpresa delle prigioni da parte dei funzionari della polizia centrale, allineamenti casuali e conteggio delle teste da parte degli ufficiali di alto grado, o il desiderio imprevedibile di un qualche giudice di far comparire un prigioniero in tribunale. Tutto ciò imponeva che un prigioniero fosse presente per scontare almeno una parte della pena. Pawan non mi ha mai raccontato storie di controlli a sorpresa, ma mi ha spiegato che il sistema di cauzione e libertà vigilata, per cui burocrati, giudici e poliziotti venivano regolarmente pagati, permetteva a molti prigionieri con affiliazioni politiche di essere rilasciati in anticipo. Si riferiva spesso a queste tangenti come “system mein tel dalna parta hain” [mantenere il sistema ben oliato], in modo che la pratica della sostituzione dei detenuti funzionasse senza problemi. Tuttavia, tale processo di contestare le condanne e di ottenere il rilascio dei sostituti richiedeva del tempo. “Nel frattempo, qualcuno deve andare in prigione. E se prima della richiesta di cauzione ci fosse un controllo a campione?”, chiese Pawan. L’attivista del partito rimase sorpreso nel capire che Anant non si era preso il tempo di spiegare a Pawan che avrebbe ottenuto un sacco di soldi per ogni “scambio” di colpevoli.

Nei giorni successivi, Pawan ricevette del materiale dal partito: orologi da parete, calendari e fotografe del defunto Bal Thackeray, il venerato leader fondatore dello Shiv Sena. Pawan venne marchiato come un uomo del partito e osannato per il suo servizio alla politica. In realtà, però, Pawan non era sicuro che gli importasse molto del partito. Quel che gli dava soddisfazione era l’aver scoperto di disporre di un sapere non scolastico che poteva sfruttare nel mondo per guadagnarsi da vivere. “È un gioco pericoloso”, diceva, “ma devi essere un buon giocatore per tenere tutte le carte dalla tua parte del tavolo”. Non capivo la sua metafora delle carte, ma ero d’accordo sul fatto che fosse pericoloso tenere un piede in più scarpe: l’attività criminale, la prigione, l’ambiente dei bassifondi, il partito. Eppure, Pawan si sentiva protetto dallo Shiv Sena, perché i suoi servizi erano indispensabili nei fiorenti quartieri criminali di Mumbai. Sapeva che i criminali che aveva sostituito in prigione avrebbero potuto in seguito volerlo uccidere e rimuovere tutte le prove sul loro crimine. Anant però non l’avrebbe permesso, perché c’erano molti signori del crimine e ragazzi ricchi in tutta Mumbai che avevano bisogno di essere liberi in città mentre Pawan prendeva il loro posto in prigione. “Sto andando in vacanza”, è quello che era solito dire ai suoi compagni di baraccopoli quando era in prigione. A quel tempo, Pawan non si considerava ancora come uno dei tanti corpi usa e getta che galleggiavano nell’enorme popolazione fluttuante di Mumbai, uno che poteva essere sbattuto in prigione senza scrupoli dai leader del partito. Non cercava la “rispettabilità” della classe media, ma piuttosto il riconoscimento del fatto che le sue abilità fossero spendibili nell’economia criminale/politica della città.

Così Pawan divenne veramente famoso come “prison master”. La sua prima sostituzione in carcere risale a quando aveva circa vent’anni, e almeno fino al momento in cui scriviamo ha continuato a essere l’esperto di carceri per eccellenza, sotto la bandiera dello Shiv Sena. È stato in prigione per stupro, tortura, aggressione domestica, guida in stato di ebbrezza (“Non sapevo nemmeno guidare!”), vandalismo e molti altri reati che non ha commesso. Ha avuto così tante identità carcerarie che le ricorda a malapena tutte. Non sopportava di andare in prigione per ragazzi viziati accusati di stupro o omicidio che avevano pagato allo Shiv Sena una grossa somma di denaro per restare fuori di prigione. Pawan raccontava che molte di queste sentenze erano spesso più lunghe di un anno, ma il partito avrebbe assicurato la libertà di Pawan dopo pochi mesi attraverso qualche scappatoia legale. I carcerieri gli dicevano: “Pawan, di nuovo qui? Chi sei questa volta?”, e tutti ridevano insieme. “Hai commesso uno stupro o un omicidio?”. Pawan spesso rispondeva: “Non ne
sono sicuro. Guardiamo i registri insieme?” e tutti scoppiavano in altre risate a crepapelle.

Pawan era contento di stare in prigione durante la stagione delle piogge, quando la sua baracca nello slum si allagava. In prigione almeno aveva del cibo e un riparo, e nonostante le pareti umide e i tetti che perdevano, non si ritrovava sempre fradicio e tremante. A volte, nel corso di queste “vacanze” nella stagione delle piogge, Pawan cantava canzoni sui monsoni tratte da film di Bollywood, che facevano commuovere gli altri detenuti. Fumava solo qualche spinello occasionale e non masticava tabacco, proprio per assicurarsi di non perdere mai la sua voce di cantante. A volte, a notte fonda, quando tutti dormivano profondamente, Pawan cantava dolcemente ai topi che si nascondevano nelle mura della prigione. Una volta mi cantò con la sua voce melliflua la canzone sui monsoni che cantava più spesso in prigione:

Lagi aaj sawan ki phir woh jhadi hai
wohi aag seene mein phir jal padhi hai
lagi aaj sawan ki phir woh jhadi hai
Kuch aise hi din teh woh jab hum miley teh
chaman mein nahin phool dil mein khiley teh
wohi toh hai mausam magar ruth nahin woh
mere sath barsat bhi roh padhi hai
lagi aaj sawan ki phir woh jhadi hai.

Ancora una volta, ecco
le piogge monsoniche
che hanno incendiato il mio cuore
fu in un giorno di pioggia che ci trovammo
distanti dai giardini, i fiori sbocciarono nel mio cuore
il cielo è lo stesso, ma non la stagione
la pioggia cade per condividere le mie lacrime
ancora una volta, ecco
le piogge monsoniche.

Pawan invecchiava e aveva sempre meno lavoro. Il numero dei reati cresceva costantemente, ma per lo più venivano commessi da membri più giovani del partito o da giovani benestanti con agganci nello Shiv Sena. I capelli di Pawan si erano ingrigiti rapidamente. Era irritato dal fatto che la gente chiamasse i propri figli Tiger o Rocky, nomi con cui non poteva più identificarsi. Una serie di attacchi terroristici e di esplosioni di bombe in città aveva fatto sì che le misure di sicurezza in carcere diventassero più severe, e Pawan non poteva più passare per un giovane “Tiger”. A mano a mano che il suo reddito diminuiva, Pawan era sempre più preoccupato. Non si era sposato a causa delle sue visite imprevedibili nelle prigioni, e si sentiva solo perché non visitava più regolarmente quelle carceri dove prima era stato trattato come un re. I leader dello Shiv Sena iniziarono a preoccuparsi: mentre i tassi di criminalità a Mumbai si mantenevano stabili, Pawan stava diventando troppo vecchio per essere un sostituto. Il sostituto aveva bisogno di un sostituto.

Ci sono stati momenti in cui ho dubitato dell’orientamento sessuale di Pawan. Aveva cantato con passione canzoni sull’amore e sui cuori spezzati, ma non sembrava desiderare una relazione fissa. Nelle nostre conversazioni descriveva quanto gli piacesse indossare lunghe gonne e ballare come le eroine di Bollywood, e adorava flirtare con le guardie carcerarie in cambio di privilegi. Era visibilmente compiaciuto di ricevere lusinghe sia dai detenuti che dai carcerieri. Tuttavia, quando parlava con me, non affrontava discorsi riguardanti la miriade di allusioni sessuali che attraversavano le sue storie. Si limitava a sottolineare il suo successo come professionista in grado di tracciare con scioltezza un percorso dentro e fuori dal carcere. “La gente diceva ‘torna presto’”, mi disse ridendo, “quando mai i detenuti che lasciano la prigione si sentono dire una cosa del genere?”. Pawan si è premurato di informarmi poi del fatto che, una volta uscito di prigione, era andato a prostitute, “solo per sfizio”, usando una parte del denaro ricevuto per i suoi servizi.

Un giorno Pawan notò due ragazzi nella sua baraccopoli. I due erano appena arrivati da un altro villaggio, e Pawan li seguì per qualche giorno. Erano magri, non avevano niente da mangiare, e avevano aspettato a lungo nei naka in cerca di lavoro come braccianti giornalieri. Qualcuno aveva detto a Pawan che erano fratelli: i ragazzi avevano sperato che uno zio si sarebbe occupato di loro per un po’, ma quest’uomo non è mai apparso. Pawan chiamò i ragazzi nella sua baracca e disse loro: “Io sono Pawan, il prison master”. I ragazzi rimasero perplessi da questa presentazione. Pawan sentiva lo stomaco in subbuglio perché stava per introdurre questi ragazzi a una vita che erano abbastanza poveri e disperati da accettare senza pensarci. Pawan spiegò la sua “tipologia di lavoro” ai due ragazzi. Avrebbe preso una parte dei soldi guadagnati dai ragazzi, e in cambio avrebbe insegnato loro come negoziare la vita in prigione senza essere feriti o uccisi. Inizialmente i due si mostrarono riluttanti a unirsi a lui, ma alla fine accettarono l’offerta di lavoro, e Pawan fu entusiasta all’idea di avviare un suo personale “giro d’affari in prigione”. Presentò i giovani ad Anant, che fu contento di appoggiare la sua iniziativa imprenditoriale. Pawan insegnò ai fratelli come parlare con le guardie carcerarie, come ridere con i prigionieri, come stare fuori da certe risse e come mediare in alcuni scontri. I ragazzi divennero i suoi più grandi adepti.

Quando uno dei fratelli arrivò in prigione per il suo primo incarico, venne immediatamente violentato in gruppo da altri prigionieri. O almeno così pensa Pawan. “Lì gli è successo qualcosa di molto brutto; nessuno dei due fratelli ne ha mai voluto parlare”, mi ha raccontato. Quando il ragazzo uscì, era cambiato. Faceva fatica a camminare, a mangiare e a sorridere. Era senza pace. Pawan si infuriò. Andò alla prigione e chiese a una guardia cosa fosse successo al suo collaboratore, perché fosse stato maltrattato in prigione. La guardia disse: “Pawan, tu sei uno dei nostri uomini, tutti ti conoscono bene. Hai mandato un bel ragazzo in prigione, cosa pensavi che sarebbe successo?”. Non so se Pawan stesso sia sfuggito a uno stupro quando era in prigione. Forse lo ha fatto offrendosi volontariamente agli uomini, oppure ostentando le sue conoscenze nel partito. Pawan non era aperto a questo genere di domande. Né lo erano i suoi vicini, che descrivevano Pawan semplicemente come un esperto in un insolito settore.

Da qualche anno a questa parte, Pawan non è più un uomo felice. Sente di non essere abbastanza forte da mandare ragazzi vulnerabili, spesso appena arrivati dal villaggio, nello spietato mondo della prigione. Nonostante tutto, i fratelli erano rimasti con Pawan come suoi apprendisti. Senza figli propri, Pawan si sentiva angosciato nel vedere i ragazzi trasformarsi in uomini induriti con precedenti penali. Pawan si era chiesto se fosse stata la sua musica a mantenerlo “leggero” in tutti quegli anni in cui era entrato e uscito dalla vita di prigione. Ma ora era stanco. Persino la sua prostituta preferita lo prendeva in giro perché non riusciva a fare sesso come un “cavallo impetuoso” come faceva prima. Anche se non ho mai approfondito la questione, suppongo che Pawan possa avere nostalgia dei suoi anni da prison master, quando era un giovane uomo erotico e sensuale che ballando calmava gli animi e ammorbidiva i cuori in un mondo carcerario duro e omosociale. Continua a non impegnarsi nella politica di partito basata sull’odio. Ho sempre avuto la sensazione che la sua presa di distanza dal nazionalismo violento fosse legata al suo essere stato a stretto contatto (per non dire intimo) con gente comune di diversi contesti religiosi e regionali, mentre si muoveva attraverso le varie culture del carcere.
L’ultima volta che ho incontrato Pawan, mi ha parlato dei suoi genitori. Era probabile che oramai fossero morti. Non aveva mai parlato del suo lavoro con quei parenti che occasionalmente passavano per Mumbai e trovavano un modo per contattarlo. Ad ogni modo, quegli incontri familiari sono evaporati man mano che lui passava più tempo in prigione. Pawan non mandava soldi a casa. Sentiva che il denaro non era abbastanza pulito perché i suoi genitori lo apprezzassero come regalo, e si accontentava di spenderlo in alcol e prostitute. Pawan, ora sulla quarantina, è preoccupato per il suo futuro. Si sente bloccato nella sua vita nei bassifondi. Passare lunghi periodi in prigione gli ha impedito di crearsi una vita familiare e di avere veri amici. Non dovendo più andare in prigione spesso come prima, le sue abilità hanno poco valore. Per l’anziano prison master, la libertà è una nuova prigione.

 

Credit immagine: nella foto un particolare della copertina del libro nella sua edizione originale.



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