“Non possiamo più restare indifferenti al dramma dei profughi”. L’appello degli abitanti di Białowieża

“Chiediamo una risoluzione urgente della crisi umanitaria sul confine polacco-bielorusso”. Lettera aperta degli abitanti della zona in stato di emergenza al presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio dei Ministri della Polonia.

Autori vari

Białowieża, 11 Novembre 2021
Egregio Signor Presidente, Egregio Signor Premier,

Noi, abitanti di Białowieża, che viviamo nella zona di stato di emergenza, domandiamo una risoluzione urgente della crisi umanitaria che è andata sviluppandosi sul confine polacco-bielorusso su una scala che in Polonia non si vedeva da decenni.

Non discutiamo la necessità della presenza dell’esercito e delle forze dell’ordine nell’area di confine, poiché l’afflusso di persone che attraversano illegalmente la frontiera, iniziato dal regime bielorusso, certamente richiede un’azione adeguata e decisa.

Comprendiamo le numerose restrizioni e limitazioni con le quali, vivendo nella zona di stato di emergenza, dobbiamo confrontarci. Apprezziamo analogamente gli sforzi di esercito e forze dell’ordine, preposti a preservare la sicurezza dei nostri confini, tanto più che devono affrontare numerose provocazioni da parte bielorussa. Comprendiamo la gravità di questa situazione, essendo noi cittadini consapevoli e responsabili, pronti a sopportare le restrizioni e perfino a collaborare con gli uomini in uniforme nello svolgimento del loro lavoro.

Tuttavia, mentre scriviamo questo appello, proprio qui stanno avendo luogo eventi e fenomeni che in Polonia non si verificavano da oltre settant’anni, e che avevamo già archiviato come appartenenti al passato. Fenomeni che non comprendiamo, ai quali non possiamo adattarci e davanti ai quali non possiamo restare indifferenti.

Non lontano dalle nostre case, tra i canneti lungo il fiume, un padre di tre figli sta cercando di proteggerli dalle gelate notturne. Uno dei bambini, un maschietto di tre anni, è malato, ha problemi di stomaco – presumibilmente per aver bevuto acqua sporca; non ha pannolini né vestiti di ricambio. Tutti e quattro trascorrono la notte in vestiti sporchi e bagnati. Sdraiata nella foresta, c’è una donna con il diabete, da settimane senza cure mediche. Non riesce ad alzarsi. Il marito cerca di curarla con medicine ottenute per vie traverse, e trascorrono le giornate nascosti nel fitto dei cespugli ai margini del paese. Tra gli alberi sulla riva del fiume un ragazzo di quattordici anni siede per terra, sul bagnato. Ha i piedi terribilmente gonfi, le scarpe e i pantaloni completamente fradici, non riesce a camminare. Sua madre è sdraiata di fianco a lui, priva di sensi. Le persone che per puro caso li hanno trovati li portano, da sole, fuori dall’acquitrino, ma dalle forze armate nessuno si muoverà per soccorrerli. Diverse famiglie con bambini cercano rifugio presso il ponte sul fiume, quando passa una macchina si nascondono dove le ortiche sono più fitte. Parecchie di queste persone non hanno scarpe, e da giorni girano nella foresta scalze, con le temperature che di notte vanno sotto lo zero. Nel bosco, un’anziana si aggira da sola, dà chiari segni di demenza senile, non capisce bene in che situazione si trova e con sé ha solo una borsetta. Nell’ospedale provinciale una madre sta uscendo di senno perché il suo bambino di cinque anni è rimasto indietro, nella foresta, da qualche parte. Non sa dov’è, non sa se è con qualcuno. Di notte, gruppi di persone terrorizzate vengono alle case in cerca di aiuto, implorando di non chiamare la polizia.

Queste sono scene di cui siamo testimoni e di cui garantiamo l’autenticità, allo stesso tempo sottolineando che sono soltanto una goccia nel mare del dramma che si svolge ogni giorno vicino al nostro paese.

Queste persone si sono trovate in Bielorussia per propria incoscienza e ingenuità, ma anche a causa della deliberata disinformazione da parte delle autorità bielorusse. Tuttavia, dopo il loro arrivo in Bielorussia, il loro ruolo attivo nel dramma che si sta svolgendo finisce: da questo momento sono solamente delle comparse, delle pedine sullo scacchiere geopolitico che non hanno facoltà di tirarsi indietro.

Secondo quanto riportano, molti di loro vengono picchiati dai soldati bielorussi, non ricevono né cibo, né acqua, e si trovano costretti a dovere attraversare il confine polacco-bielorusso: non potendo recarsi ai valichi di frontiera, devono passare il filo spinato.

Parecchi di loro hanno sentito dalle bocche di militari bielorussi l’avvertimento che se fossero tornati in Bielorussia gli avrebbero sparato, e parecchi sono stati minacciati con le armi in pugno. Non vi è alcun dubbio che in Bielorussia subiscano un trattamento disumano e che la loro vita sia là messa a repentaglio. Per questo motivo l’ingresso in Polonia, anche quando avviene con attraversamenti illegali, per loro rappresenta la salvezza.

Allo stesso tempo, le forze armate polacche usano una crudele procedura di respingimento, che consiste nel cercare, catturare e riportare i rifugiati sul lato bielorusso, dove le loro vite vengono nuovamente messe a repentaglio.

Questo è un atto disumano: dal momento che non ci sono dubbi che il regime bielorusso è crudele con i rifugiati, perché allora le forze dell’ordine polacche – per usare una metafora che ogni polacco dovrebbe intendere – scortano questi profughi fin sotto ai cancelli del Lager?

La strategia adottata per risolvere il problema sul confine ha una serie di conseguenze drammatiche e dà origine a una crisi umanitaria che è senza precedenti da decine di anni. Le persone respinte al confine cercano di rientrare nel territorio polacco, perché non hanno alcun modo di tornare nel proprio paese passando dalla Bielorussia. Noi incontriamo rifugiati che hanno vissuto questa procedura anche una dozzina e più volte, ma a ogni tentativo sono condizioni sempre peggiori: sono esausti, malati, ogni volta più disperati. La disperazione dei profughi attira nella regione trafficanti pronti, per denaro, a tentare di trasportarli a ovest, il che intensifica il grado di criminalità dell’intero processo. L’attuale procedura di respingimento rende inoltre impossibile prestare a chi ne ha bisogno, incluso bambini piccoli e spesso neonati, quell’assistenza medica essenziale che è uno standard assoluto nel mondo civilizzato: i rifugiati preferiscono restare senza assistenza perché sanno che insieme all’ambulanza arriverà anche la polizia di confine la quale (dopo l’assistenza medica o perfino senza) li riporterà al confine bielorusso.

In qualità di abitanti sul confine e diretti testimoni degli eventi che stanno qui accadendo, vogliamo affermare a voce alta che la situazione odierna è totalmente inaccettabile. Le forze armate e dell’ordine, stabilite e mantenute per salvaguardare e garantire la sicurezza, sono inefficaci a causa della strategia di respingimento adottata, e diventano addirittura una minaccia per persone che invece hanno bisogno di aiuto. Anziché poter chiedere loro aiuto, i malati, gli smarriti, gli affamati e i congelati, bambini piccoli inclusi, si devono nascondere da loro. Lo spirito umanitario di noi abitanti della zona di emergenza è messo alla prova con durezza perché, a causa dell’impossibilità di accedere ai servizi preposti all’assistenza e alla sicurezza, dobbiamo agire di nostra iniziativa. Con l’inverno imminente, prevediamo che la situazione diventerà drammatica.

Invochiamo l’attuazione di meccanismi per la risoluzione della crisi che pongano fine alle sofferenze umane e contestualmente chiediamo l’abbandono di quelli che stanno invece rendendo la crisi ancora più profonda. Riteniamo che i meccanismi attualmente in funzione non siano gli unici possibili. Chiediamo l’ammissione alla zona di emergenza dei servizi di volontariato medico e delle organizzazioni preposte all’assistenza umanitaria, dal momento che il servizio medico locale, che ha due sole ambulanze per l’intera provincia, non è in grado di soddisfare tutte le necessità urgenti non solo dei rifugiati, ma anche della popolazione locale. Tale assistenza è assolutamente cruciale qui nella zona di stato di emergenza. Invochiamo l’apertura di un corridoio umanitario nella zona di stato di emergenza, che possa salvare vite e impedire una ulteriore escalation della crisi.

Firmato gli abitanti dell’area della Foresta di Białowieża
(circa 110 firme al 17.11.2021 in mattinata)

Tradotto dal polacco da un italiano tra i firmatari

(credit foto EPA/MAXIM GUCHEK/BELTA HANDOUT)



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