Quei profughi abbandonati al confine Polonia-Bielorussia

Mentre la Polonia accoglie i profughi ucraini, continua la sua politica di respingimenti degli altri profughi al confine con la Bielorussia. La denuncia dell’attivista Danuta Kuroń, vedova del leader della dissidenza polacca Jacek Kuroń.

Danuta Kuroń

La guerra ucraina e il flusso di profughi che si dirige in particolare verso la Polonia ha oscurato il fatto che proprio al confine fra Polonia e Bielorussia continuano i respingimenti di altri profughi. Pubblichiamo qui di seguito la lettera che Danuta Kuroń, ha inviato all’ambasciatore americano in Polonia, Marek Brzezinski, in occasione della recente visita di Biden nel Paese. Danuta Kuroń è un’attivista per la democrazia, attiva fin dagli anni della dissidenza polacca contro il regime comunista, epoca in cui sosteneva in clandestinità il sindacato Solidarność. Da diversi anni si occupa di Ucraina e Bielorussia. Con l’organizzazione Grupa Granica (Gruppo Frontiera) è impegnata nelle pericolose operazioni di salvataggio dei profughi che tentano di attraversare la frontiera imprigionati fra le due polizie di Bielorussia e Polonia. Insieme al marito Jacek Kuroń (1934-2004) ha fondato una Università popolare a Teremiski, che ospita studenti da entrambi i Paesi. Jacek Kuroń è stata la figura forse più importante del dissenso polacco. All’inizio degli anni Sessanta scrive, insieme a Karol Modzelewski, una “Lettera aperta al Comitato Centrale del Poup” (il Partito comunista polacco) che denuncia in modo analitico come le strutture del potere nulla abbiano a che fare con gli ideali del socialismo e del comunismo di Marx. Più volte in carcere (come anche Modzelewski), dopo gli scioperi operai di Stettino nel 1970 fonda con gli operai e i dissidenti perseguitati il KOR, strumento di assistenza giuridica e materiale. Sarà tra i fondatori di Solidarnosc e diventerà il ministro più popolare dei governi democratici della Polonia, perché come “Ministro del lavoro e delle politiche sociali” riuscirà a ridurre gli effetti di diseguaglianza e crisi per i ceti più deboli della trasformazione liberista dell’economia.

Lettera aperta all’ambasciatore americano in Polonia, Marek Brzezinski
Gentile Signor Ambasciatore,
Sono la moglie di Jacek Kuroń e Le scrivo perché Lei è il figlio di Zbig Brzeziński. Se mio marito, Jacek Kuroń, fosse vivo, alla vigilia della visita del Presidente degli Stati Uniti d’America in Polonia, avrebbe telefonato a Suo padre, per dirgli che nei colloqui che il Presidente degli Stati Uniti terrà con le autorità polacche, non deve essere trascurata la questione della situazione dei rifugiati nella zona della morte al confine tra Polonia e Bielorussia.
L’Ambasciata americana a Varsavia è certamente al corrente del caso riportato in modo attendibile, competente e completo dal Gruppo Granica (“Confine”). Sulla base di leggi e di regolamenti speciali che violano il diritto polacco e quello internazionale, sul confine polacco-bielorusso per sette mesi sono stati commessi crimini contro l’umanità. Gli autori di questi crimini sono vari tipi di reparti in uniforme che mettono in atto la politica dello Stato polacco, mentre le vittime dei crimini sono i rifugiati dei Paesi colpiti dalle guerre, dalle violazioni dei diritti umani e dalla carestia, compresi i bambini piccoli che soffrono nelle paludi e nelle foreste.
Una gran parte della società polacca ha accolto con speranza Joe Biden quale Presidente degli Stati Uniti d’America, vedendo in lui l’uomo che avrebbe rafforzato la ricerca della libertà e della giustizia in tutto il mondo. La Polonia è ora un paese in prima linea, che deve affrontare l’enormità dei compiti legati alla guerra della Russia, e vogliamo che Joe Biden sappia che la società polacca sta facendo bene il suo lavoro. Se le autorità polacche hanno un ruolo da svolgere, e sono sicura che ce l’hanno, devono essere credibili. Tuttavia, nessuna missione verso l’Ucraina può essere credibile se sul confine polacco-bielorusso,  il principio che guida la politica è il razzismo. Noi, i popoli che hanno vissuto nelle “terre insanguinate” dove ha avuto luogo l’Olocausto, sappiamo che il razzismo quando è eretto a sistema porta ai crimini contro l’umanità. Ne siamo testimoni ora e stiamo trasmettendo questa conoscenza a tutto il mondo libero.
Suo padre era certamente ben consapevole del ruolo di Jacek Kuroń nel promuovere le aspirazioni del popolo ucraino ad avere un proprio Stato indipendente e unito, e ad esser parte delle strutture politiche europee e atlantiche. In Ucraina vivono ancora delle persone che se lo ricordano, e sono sicura che se potessero, si unirebbero a me nel chiederLe di trasmettere il contenuto di questa lettera al Presidente degli Stati Uniti. Se la Polonia è razzista, non aiuterà l’Ucraina. Sono sicura che se Joe Biden verrà a sapere quanto sto scrivendo, saprà cosa fare affinché la missione umanitaria, monitorata da media indipendenti e da istituzioni a ciò preposte, possa coprire l’intero confine orientale dello stato polacco.
Con rispetto ed amicizia, gloria all’Ucraina!
Danuta Kuroń
(traduzione di Lucyna Gebert)

CREDIT FOTO: EPA/BARTLOMIEJ WOJTOWICZ POLAND OUT



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