I profughi di serie b fermati al confine tra Ucraina e Unione Europea

A Leopoli, 60 chilometri dalla Polonia, le banchine dei treni sono affollate di persone in fuga. Ma alcune di loro stanno avendo molte più difficoltà a scappare dalla guerra. Il problema? Il colore della loro pelle.

Maurizio Franco

Migliaia di profughi scappano dalle bombe che piovono sull’Ucraina. Il cosiddetto “mondo libero” ha aperto le porte della propria fortezza all’esodo. I confini della Polonia e della Romania sono asserragliati da una fiumana di esseri umani in preda al panico. A Leopoli, città ucraina a circa 60 chilometri dall’eldorado europeo, le banchine dei treni sono uno stuolo di volti impauriti che guarda ad ovest. In molti, addirittura a piedi, affrontano la traversata nel cuore del continente per un rifugio sicuro.
Qualcuno, però, nonostante la tragedia in corso e il frastuono delle bombe, rimane impantanato nelle maglie degli apparati securitari dell’occidente. Il discrimine è la nazionalità. I video postati sui social network in queste ore di travaglio inquadrano uomini e donne originari del Ghana, della Nigeria e del Marocco fermi alle frontiere, bloccati dalle forze dell’ordine. Oppure studenti provenienti dall’Asia e dalle regioni indiane, costretti al gelo e accampati sul ciglio delle strade ad aspettare per giorni, prima di poter intraprendere il tragitto per l’Europa. Il calvario inizia in Ucraina e si sviluppa nelle strade che portano all’Unione.


Una priorità etnica per il supporto umanitario dell’accoglienza, guardando le immagini che hanno fatto il giro del mondo: prima i cittadini ucraini e poi tutti gli altri a seguire. Eppure, le vulnerabilità dovrebbero avere un lasciapassare garantito per scappare dal disastro. #AfrikansinUkraine e #AfricansExitUkraine sono gli hashtag della denuncia. Un video mostra un cordone di soldati che divide una folla – persone di origine africana, infagottate con borse e zaini, in cerca di una spiegazione plausibile – dai vagoni di un treno in partenza alla stazione. Altri video ritraggono donne con bambini immerse nella notte, i cui volti sono illuminati dalla luce elettrica dei fanali delle frontiere, scavalcati dalla disperazione ucraina.


Joseph, Eric e Francis, tre studenti nigeriani giunti lunedì scorso nella città polacca di Korczowa, hanno raccontato alla Deutsche Well della loro odissea in Ucraina. Un viaggio, a loro dire, reso ancora più complicato dal colore della pelle. “Abbiamo dovuto chiedere alle persone di portarci al confine in modo da poter scappare” sono le dichiarazioni rilasciate al corrispondente dell’emittente tedesca. La loro è una delle storie che accomuna centinaia di giovani africani (e non solo) che avevano intravisto nel Paese giallo-blu un’alternativa più economica al mondo dell’istruzione europea e statunitense. Il riscatto martoriato dalla furia imperialista. Su oltre 75 mila studenti stranieri in Ucraina, quasi il 25 per cento è di origine africana. Ad oggi, non ha modo di fuggire dall’inferno di fuoco e fiamme della guerra. Come riporta un articolo dell’agenzia Reuters a centinaia sono rifugiati nelle viscere della metropolitana di Kiev o in rifugi antiaerei di Kharkiv. “Sei da solo, in questa situazione” è il commento di uno studente ghanese, intrappolato nel Paese.

Intanto il Governo nigeriano ha espresso preoccupazione per le segnalazioni di comportamenti discriminatori e razzisti che affiorano dal web. In una dichiarazione, riportata da Al Jazeera, l’esecutivo afferma che “un gruppo di studenti nigeriani, a cui è stato più volte rifiutato l’ingresso in Polonia, non ha avuto altra scelta che viaggiare di nuovo attraverso l’Ucraina e tentare di uscire dal Paese attraverso il confine con l’Ungheria”. L’Unione africana, attraverso il suo portavoce di turno, il presidente del Senegal Macky Sall, ha detto – fonte Agi – “tutti hanno il diritto di attraversare i confini internazionali durante il conflitto e, in quanto tali, dovrebbero godere degli stessi diritti di uscire per salvarsi dal conflitto in Ucraina, indipendentemente dalla loro nazionalità o identità razziale” sottolineando come le notizie dei “trattamenti inaccettabili” subiti, siano una violazione del diritto internazionale. La Tunisia ha organizzato un ponte-aereo militare e civile per il rimpatrio dei suoi cittadini. E, secondo Redattore sociale, 17 studenti ghanesi sono atterrati questa mattina all’aeroporto di Accra.

La Polonia smentisce le ricostruzioni di questi giorni. L’ambasciatore polacco in India, Adam Burakowski, rispondendo ad un Tweet di Priyanka Chaturvedi, membro del Parlamento Rajya Sabha, che chiedeva chiarimenti attorno alle notizie sui respingimenti di studenti indiani alle frontiere, ha affermato: “Questo non è assolutamente vero. Il Governo non ha negato a nessuno di entrare dal confine con l’Ucraina”. L’account della cancelleria del Primo Ministro polacco ha pubblicato un post dove ha invitato “alla prudenza e ad astenersi dal diffondere disinformazione” rimarcando come il Paese stia accogliendo tutti i cittadini di diversa nazionalità, secondo le procedure esistenti. “Cosa significa ‘secondo le procedure esistenti’? Accettate i rifugiati di origini africana con la stessa priorità dei bianchi ucraini, o no? Sono polacco-americana e voglio essere orgogliosa del mio retaggio” è la risposta in 180 caratteri di un utente.

 



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