Prognosi riservata

“Oggi tutti si chiedono se l’America sia stata raggiunta e superata economicamente dalla Cina e se la sua lunga egemonia sul sistema mondiale stia finendo. La risposta è che gli Stati Uniti rimangono di gran lunga il Paese militarmente più forte del pianeta, la loro economia è più robusta di quanto non sembri, la loro capacità di attrazione nei confronti del resto del mondo è sempre alta. Ciò detto, gli elementi di debolezza esistono e si collocano nel cuore del sistema”.

Fabrizio Tonello

Periodicamente, gli Stati Uniti cadono preda dell’ossessione del “declino”. L’ultimo esempio è il furioso dibattito che si è scatenato l’estate scorsa dopo il precipitoso ritiro dall’Afghanistan, ma il tema era stato anche al centro della campagna elettorale di Donald Trump nel 2016, il cui slogan era “Make America Great Again”, dove l’accento era su again, cioè “di nuovo”, “come prima”. Una promessa di arrestare e invertire il declino. Negli anni Ottanta c’era stata l’ossessione del Giappone e delle sue brillanti performance economiche, negli anni Settanta lo shock della rivoluzione iraniana che Jimmy Carter non aveva saputo/voluto soffocare. E ancora, alla fine degli anni Cinquanta, il timore di essere superati in numero e potenza dei missili dall’Unione Sovietica, con John Kennedy che accusava Eisenhower e Nixon di aver ignorato il missile gap.

Oggi tutti si chiedono se l’America sia stata raggiunta e superata economicamente dalla Cina e se la sua lunga egemonia sul sistema mondiale stia finendo. La risposta è che gli Stati Uniti rimangono di gran lunga il Paese militarmente più forte del pianeta, la loro economia è più robusta di quanto non sembri, la loro capacità di attrazione nei confronti del resto del mondo è sempre alta (chi vorrebbe vivere nello smog di Pechino invece che a New York o San Francisco?). Ciò detto, gli elementi di debolezza esistono e si collocano nel cuore del sistema, cioè a livello politico. Per una serie di ragioni, alcune strutturali e storiche, altre contingenti, il sistema politico americano è un malato in prognosi riservata.

Guardando superficialmente alle caratteristiche dei regimi democratici (regolarità delle elezioni, separazione dei poteri, indipendenza dei giudici) si dimentica spesso che la democrazia è prima di tutto un sistema caratterizzato da un trasferimento pacifico del potere. I perdenti non hanno paura di essere messi in prigione, o peggio, dai vincitori. Negli Stati Uniti, una volta conosciuti i risultati, la telefonata del candidato perdente al vincitore è sempre stata un potente rituale per sottolinearlo.

It Can’t Happen Here scriveva Sinclair Lewis nel 1935 1. E invece è accaduto: il 6 gennaio 2021 un aspirante dittatore, eletto nel 2016 tra manipolazioni e interferenze straniere, ha cercato di impadronirsi del Congresso per impedire la ratifica della vittoria elettorale del candidato democratico Joe Biden. Sarebbe però un grave errore attribuire questo tentativo alla sola megalomania di Trump: il disprezzo per la democrazia e lo Stato di diritto, la mobilitazione della violenza, la propaganda dell’odio per dividere la società, il razzismo avevano spianato la strada in questo senso. Si è trattato di un lungo processo di radicalizzazione politica, le cui conseguenze sul funzionamento delle istituzioni vengono spesso sottovalutate.
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Credit Image: © Bryan Smith/ZUMA Press Wire


1 It Can’t Happen Here è il titolo di un romanzo fantapolitico distopico dello scrittore statunitense Sinclair Lewis; trad. it. di Teodoro Guidalberti, Da noi non può succedere, prefazione di Federico Rampini, Passigli Editori, 2016.


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