Propaganda di guerra e armi segrete (reali o immaginate)

Dalle dichiarazioni di Joseph Goebbels durante la seconda guerra mondiale alle accuse di armi di distruzione di massa nell'invasione dell'Iraq nel 2003, fino alla recente "sindrome dell'Avana", attribuita a un'arma misteriosa: non è certo una novità che la propaganda di guerra spesso sfrutti armi segrete, reali o immaginate, per influenzare l'opinione pubblica e alimentare tensioni tra gli Stati. Un terreno in cui emerge il potenziale conflitto tra politica e scienza e che mostra più di ogni altro l'importanza di basare le opinioni su evidenze solide.

Silvano Fuso

Perché la propaganda è tanto più efficace quando incita all’odio, di quando tenta di incitare a sentimenti d’amicizia? La ragione sta evidentemente nel fatto che il cuore umano, quale la civiltà moderna lo ha fatto, è più propenso all’odio che all’amicizia. Ed è propenso all’odio perché è insoddisfatto, perché nel profondo sente, forse anche inconsciamente, di aver perduto il senso della vita[1].

Così scriveva nel 1930 Bertrand Russell (1872-1970). La propaganda che incita all’odio ha da sempre caratterizzato tutte le guerre e nessuna delle parti in conflitto ne è mai stata immune. La propaganda, inoltre, si estende anche oltre il conflitto armato. Come scrisse George Orwell (1903-190):

Anche quando c’è una sospensione dei combattimenti veri e propri, esiste un tipo di guerra che non dà tregua, giorno e notte, e cioè la guerra di propaganda[2].

Nell’ambito della propaganda bellica, hanno da sempre svolto un ruolo importante le cosiddette armi segrete, vere o presunte poco importa: quello che conta è che si creda alla loro esistenza. Da un lato attribuire al nemico il possesso di micidiali armi segrete alimenta la paura e quindi l’odio e le ostilità nei suoi confronti. Dall’altro lato, far credere di avere a disposizione invincibili strumenti bellici, aumenta il consenso e la fiducia nella vittoria dei propri cittadini e può, al tempo stesso, spaventare il nemico.
Gli esempi storici non mancano. Joseph Goebbels (1897-1945), ministro della propaganda nazista, durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale, parlava espressamente di wunderwaffen (letteralmente “armi-miracolose”) che sarebbero state in possesso del Terzo Reich e che sarebbero state in grado di ribaltare il corso del conflitto, che cominciava a prospettarsi chiaramente negativo per i tedeschi. In realtà la maggior parte delle wunderwaffen di Goebbels era ben lontana dall’essere realizzata e le poche costruite a livello di prototipo ebbero un’influenza pressoché nulla sulle sorti del conflitto.
Per contro la paura che i tedeschi potessero davvero realizzare un potente ordigno nucleare, indusse gli americani a intraprendere il progetto Manhattan che porterà davvero alla realizzazione (e al successivo utilizzo) della bomba atomica.

In epoca più recente, nel 2003 gli Stati Uniti, sotto al presidenza di George W. Bush (n. 1946), invasero l’Iraq accusando Saddam Hussein (1937-2006) di possedere armi di distruzione di massa chimiche e batteriologiche, risultate poi del tutto inesistenti. Gli esperti di politica internazionale e gli storici stanno ancora discutendo se si sia trattato di un errore di valutazione dell’intelligence americana, oppure di una menzogna deliberata da parte dell’amministrazione Bush per giustificare l’attacco all’Iraq. In ogni caso, il 5 febbraio del 2003, un mese e mezzo prima dell’invasione, l’allora segretario di Stato Colin Powell (1937-2021) si presentò davanti al Consiglio di sicurezza dell’ONU con una fialetta piena di un liquido giallastro in mano, affermando che gli Stati Uniti possedevano le prove dell’esistenza delle armi di distruzione di massa da parte dell’Iraq.
Nella variegata panoramica delle armi segrete che sono state immaginate nel corso del tempo, non sono mancati esempi piuttosto bizzarri. Uno di questi è il cosiddetto “raggio della morte” attribuito allo scienziato serbo-croato Nikola Tesla (1856-1943). Secondo molti sostenitori di teorie complottistiche e pseudoscientifiche, infatti, Tesla avrebbe realizzato nel corso della sua vita un’arma micidiale, capace di colpire a distanza e distruggere qualsiasi bersaglio. Effettivamente, Tesla, fino alla fine dei suoi giorni, continuò a lavorare alla cosiddetta teleforce che viene anche spesso indicata con l’espressione “raggio della morte” o “raggio della pace”.
In una lettera a indirizzata a J. P. Morgan il 29 novembre 1934, Tesla fa cenno a una innovativa arma su cui stava lavorando. Essa sarebbe stata costituita da un meccanismo in grado di generare una enorme forza elettrica. Un secondo dispositivo avrebbe ulteriormente intensificato questa forza. Infine un particolare meccanismo avrebbe sparato microscopici proiettili, spinti da questa straordinaria forza, che sarebbero risultati micidiali per qualsiasi bersaglio. Nel 1937 Tesla scrisse un trattato dal titolo The Art of Projecting Concentrated Non-dispersive Energy through the Natural Media che riguardava proprio la possibilità di produrre fasci di particelle cariche ad alta energia. Questo documento è attualmente custodito nell’archivio del Nikola Tesla Museum di Belgrado. Da esso si può ottenere qualche informazione in più sui dettagli costruttivi. Tesla cercò di proporre la sua invenzione al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e ai governi di diverse nazioni europee. Il suo intento non era economico. Convinto pacifista, pensava che la sua arma micidiale sarebbe stata un efficace deterrente contro ogni conflitto. Tuttavia nessun governo prese sul serio le sue affermazioni. Francamente esistono molti dubbi sulla effettiva realizzabilità di tale dispositivo e sulla veridicità di alcune affermazioni di Tesla.
Ad avvalorare la tesi che il raggio della morte di Tesla sia solo frutto di una genialità visionaria, sul quale poi hanno lavorato la fantasia e le ossessioni di tanti complottisti e divulgatori pseudoscientifici, vi è il fatto che anche ad altri scienziati famosi sono state attribuite invenzioni simili. Guglielmo Marconi (1874-1937), ad esempio, avrebbe, secondo certi autori, lavorato alla realizzazione di un’arma segreta non dissimile da quella di Tesla, commissionata e finanziata da Benito Mussolini (1883-1945). In un libro di Rachele Guidi Mussolini (1890-1979)[3], moglie del Duce, si narra di una dimostrazione in cui venivano improvvisamente bloccati a distanza i motori delle automobili, da una non ben identificata forza invisibile. Non vi è però alcuna conferma o prova. Si ritiene probabile che queste voci fossero segretamente alimentate dal regime fascista per semplice propaganda.

L’idea di un’arma segreta agente tramite un misterioso raggio è tornata alla ribalta in questi giorni. Molti media italiani e stranieri hanno infatti dato notevole risalto a un’inchiesta giornalistica condotta dalla testata investigativa online The Insider in collaborazione col programma televisivo della CBS 60 Minutes e dal settimanale tedesco Der Spiegel. Secondo l’inchiesta vi sarebbero indizi del fatto che l’unità russa 29155 del GRU (Direttorato Principale dello Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa) avrebbe utilizzato fasci di microonde o ultrasuoni, generati da una misteriosa arma, contro personale governativo statunitense e alcuni membri delle loro famiglie.
L’esposizione al misterioso raggio provocherebbe una serie di sintomi che vanno sotto il nome di “sindrome dell’Avana”. La presunta sindrome è chiamata così perché i primi casi sono stati segnalati nella capitale cubana nel 2016. All’epoca alcuni diplomatici americani e canadesi presenti sull’isola caraibica avevano lamentato insoliti e inspiegabili disturbi che comprendevano vertigini, mal di testa lancinanti, problemi di equilibrio, spossatezza, nausea, ansietà, alterazioni sensoriali tra cui assordanti fischi alle orecchie e perdite di memoria. Già due anni prima, all’inizio di novembre del 2014, altri diplomatici del consolato americano lamentarono sintomi analoghi.
L’amministrazione Trump, iniziata il 20 gennaio 2017, ipotizzò che questi malesseri derivassero un’arma sconosciuta. Questo originò una crisi diplomatica con Cuba. Esperti neutrali negarono che una simile arma potesse esistere. Ma a inizio 2018 un articolo pubblicato sul prestigioso Journal of the American Medical Association (JAMA) sembrò fornire un sostegno scientifico. Diversi scienziati tuttavia criticarono duramente le conclusioni dell’articolo ed evidenziarono grossolani errori metodologici di tipo statistico[4].
Le autorità cubane comunicarono che nessun cittadino cubano che lavorava nelle sedi diplomatiche USA, aveva manifestato i sintomi descritti. Per contro, casi simili vennero riportati in varie parti del mondo da migliaia di persone, molte delle quali non avevano nulla a che fare con la diplomazia USA.
Un documento stilato dal National Intelligence Council dichiarò che i sintomi lamentati dai diplomatici non potevano essere causati da un attacco di armi sconosciute in grado di causare sintomi generici ma selettivi.
Due nuovi lavori pubblicati recentemente su JAMA, hanno riaffrontato l’argomento. Come ha dichiarato in un’intervista a Queryonline il Prof. Sergio Della Sala, specialista in neurologia, direttore dell’unità di Neuroscienze cognitive umane dell’Università di Edimburgo, direttore della rivista Cortex e presidente del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze):

I due studi appena pubblicati da JAMA, che sono di ottima fattura, hanno confrontato diplomatici USA che si ritengono affetti da quella che era stata etichettata come Sindrome di Avana, e che adesso viene chiamata “Anomalous Health Incidents” (AHI) con persone non affette che fungevano da controllo. Uno di questi studi non ha trovato alcuna differenza clinica, inclusi test vestibolari, acustici e cognitivi; l’altro nessuna differenza nelle neuroimmagini, cioè nella struttura e funzione del cervello, tra questi due gruppi. Questi due studi falsificano i precedenti risultati preliminari, che invece sostenevano l’esistenza di disturbi cognitivi e vestibolari, ma che erano tarati da gravi problemi metodologici. Noi stessi abbiamo riprodotto mille simulazioni dei dati precedentemente raccolti, dimostrando che con i criteri proposti, era impossibile risultare normali.

Tuttavia Della Sala continua affermando che:

Purtroppo, l’editoriale che accompagna questi due articoli, ne mina l’approccio costruttivo, rilanciando la tesi improbabile dell’esistenza di armi soniche segrete che provochino sintomi, pur se esclusivamente soggettivi. Un altro aspetto interessante dei due studi su JAMA, è che dimostrano che quasi la metà dei pazienti da loro esaminati, indipendentemente dall’area geografica dove avevano avvertito i sintomi, potevano essere diagnosticati come affetti da disturbi neurologici funzionali causati da stress psicologico. Il che giustificherebbe l’assenza di riscontri organici cerebrali.

Riguardo all’inchiesta di The Insider, Della Sala poi afferma:

Molti funzionari nordamericani mentre lavoravano a diverso titolo per le agenzie USA hanno lamentato in posti diversi e in tempi diversi sintomi e malesseri soggettivi, che però si sono dimostrati elusivi alle indagini mediche. In particolare, non si è mai trovata la prova di una lesione o malfunzionamento cerebrale in nessuna delle persone affette. Tanto che la sindrome è stata chiamata “immacolata concussione”. Questo non significa che i disturbi denunciati dal personale USA non siano da prendere in seria considerazione. Le persone che manifestano questi sintomi, anche se soggettivi, vanno presi in carico, e possibilmente curati. Il problema è che se invece di cercare di capire cosa li affligge, si fa credere loro di essere stati vittime di un improbabile attacco sonico con armi segrete che violano ogni legge fisica, ogni possibilità di trattamento serio viene allontanata. Si consideri che nessuno che lavorava nelle vicinanze, addirittura nelle stesse stanze dei funzionari affetti, ha mai manifestato sintomi simili. Quindi, si presuppone un raggio a microonde, inviato da grande distanza, incredibilmente preciso e in grado di incidere sul cervello delle persone senza però provocare alcuna bruciatura sui tessuti biologici. Inoltre, il dibattito sulla causa è mal posto. Si cerca una causa medica quando si è dimostrata una sindrome. I due recenti lavori su JAMA non trovano alcuna prova che esista una sindrome. Quindi, si dibatte delle cause di una sindrome che non è stata osservata e che allo stato attuale delle conoscenze è molto improbabile. Prima di dibattere sui meccanismi che portano gli asini a volare, sarebbe consigliabile dimostrare che volano. Sul piano non scientifico, è davvero preoccupante che di questi tempi si immettano nel discorso pubblico illazioni sul coinvolgimento della Russia in attacchi mirati a funzionari USA. Gli articoli che rilanciano la tesi sensazionalistica del documentario di 60 Minutes, sono usciti il primo di aprile; se non fosse tragico verrebbe il dubbio di uno scherzo inappropriato.

L’inchiesta giornalistica della CBS e il rapporto del National Intelligence Council (NIC) partono da presupposti molto diversi, quasi inconciliabili. Il rapporto del NIC pervenne alle sue conclusioni, ossia che non c’erano evidenze sufficienti per sostenere una sindrome, e quindi ancor meno che potessero esistere armi segrete usate da qualche potenza straniera contro gli USA esaminando tutte le fonti cliniche e scientifiche a disposizione. L’inchiesta giornalistica è invece una sommatoria di aneddoti scelti per una narrativa, senza contraddittorio e molto unilaterale.
Disgraziatamente, quando tematiche politiche si mischiano a questioni che per loro natura dovrebbero essere esclusivamente scientifiche, le cose non possono che peggiorare. Lo stesso Della Sala affronta questi aspetti in un suo articolo sulla sindrome dell’Avana, significativamente intitolato “Politics dictating on science is like a gunshot in a concert”, e ha dichiarato:

Purtroppo la scienza non è sempre guidata da interessi di conoscenza, ma da conflitti di interesse, finanziari, di carriera, di convenienza che ne limitano la trasparenza. […] Spesso, gli interessi degli scienziati non coincidono con quelli della scienza.

Per fortuna, su tempi più o meno lunghi, l’interesse della scienza prevale e il giudizio su certe questioni tende a diventare più obiettivo. Anche in virtù di quello che Della Sala chiama effetto declino:

Si può però contare sul cosiddetto Effetto Declino. Lentamente, il sostegno a idee non supportate da evidenze solide si assottiglia, ma rimane sempre uno zoccolo di “credenti” che antepongono la loro opinione e la loro visione del mondo alla presa d’atto dei dati disponibili e all’aderenza di questi alle altre conoscenze scientifiche accumulate nel tempo.

[1] B. Russell, The Conquest of Happiness, 1930, ed. it., La conquista della felicità, TEA, Milano 2019.
[2] G. Orwell, Cronache di guerra, 1941-1943 (a cura di W.J. West), Leonardo, Bergamo 1987.
[3] R. Mussolini, Mussolini privato, Rusconi Editore, Milano 1979.
[4] Cfr anche: S. Della Sala, R. Cubelli (2018) “Alleged ‘Sonic Attack’ Supported by Poor Neuropsychology”, Cortex 103: 387-8; S. Della Sala, R.D. McIntosh, R. Cubelli, et al. (2018) “Cognitive Symptoms in US Government Personnel in Cuba: The Mending Is Worse Than the Hole”, Cortex 108: 287-8; S. Della Sala, R.D. McIntosh, “Cognitive impairments that everybody has”, Journal of Neurology 265, 1706-1707 (2018);

CREDITI FOTO: L’allora Segretario di Stato americano Colin Powel tiene in mano una fiala che secondo lui potrebbe contenere antrace durante una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mercoledì 5 febbraio 2003. Via Wikimedia Commons.



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