Proteste in Francia, tutti in attesa del Consiglio Costituzionale

Le proteste in Francia proseguono. I sindacati mantengono la pressione sul governo e indicono una dodicesima giornata di scioperi alla vigilia della decisione del Consiglio Costituzionale che dovrà decidere sulla riforma delle pensioni e sul referendum popolare promosso dalle opposizioni.

Marco Cesario

(Parigi). “On ne lâche rien”.  È lo slogan delle proteste in Francia, dei manifestanti a Parigi che oggi sono nuovamente scesi in piazza, come fanno da 3 mesi a questa parte, per ribadire la propria ferma opposizione ad una riforma delle pensioni non avallata dal parlamento ma fatta passare con l’escamotage giuridico dell’articolo 49.3 della costituzione francese. Questa volta il luogo del ritrovo è la Place des Invalides a Parigi dove si sono riunite decine di migliaia di persone. Si tratta della undicesima giornata di scioperi dall’inizio della mobilitazione. Manifestazioni anche in altre città francesi come Bordeaux, Rennes, Marsiglia. Quasi due milioni di persone hanno sfilato in tutta la Francia per i sindacati, per il ministero dell’interno poco più di mezzo milione, 400.000 a Parigi secondo il sindacato CGT.
Alla vigilia della manifestazione l’incontro tra l’intersindacale (la sigla di otto sindacati che stanno portando avanti la protesta contro la riforma delle pensioni) e la prima ministra Borne si è concluso con un nulla di fatto. Ciascuna delle due parti è rimasta ferma sulle proprie posizioni. Fallito il tentativo di mediazione tra governo e sindacati, si attende ora con il fiato sospeso il pronunciamento del Consiglio Costituzionale. I saggi del Consiglio Costituzionale dovranno prendere ben due decisioni in una settimana. La prima riguarda la conformità alla costituzione del progetto di riforma che prevede l’abbassamento dell’età pensionabile a 64 anni e le sue complicate condizioni di adozione in Parlamento. La seconda riguarda la decisione di bloccare o meno il progetto di referendum popolare avviato da 252 deputati di sinistra e dagli indipendenti di Liot. In caso di via libera a quest’ultimo, i promotori dovrebbero raccogliere almeno 4,8 milioni di firme prima di un’eventuale consultazione nazionale sul mantenimento dell’età pensionabile a 62 anni. “Abbiamo una leva che può far tremare il governo e il presidente della Repubblica”, ha tuonato André Chassaigne, capo dei deputati comunisti, promotore della procedura di referendum d’iniziativa condivisa (RIP).  Va detto pero’ che nonostante i numerosi tentativi, nessun referendum d’iniziativa popolare è stato mai portato a termine da quando è stato introdotto nella Costituzione nel 2008 sotto l’impulso di Nicolas Sarkozy. Intanto i sindacati mantengono la pressione sul governo e fanno un nuovo appello per una nuova manifestazione il 13 aprile, vigilia della data in cui si pronuncerà il Consiglio Costituzionale.

La mobilitazione trasversale contro la riforma delle pensioni ha subito un’accelerata improvvisa il mese scorso quando la prima ministra Elisabeth Borne, dopo alcune settimane di manifestazioni e scioperi serrati indetti dai sindacati, ha annunciato che il governo intendeva avvalersi dell’articolo 49.3 della Costituzione francese per far approvare la legge sulla riforma delle pensioni senza passare per l’Assemblea Nazionale. Una decisione tecnicamente e giuridicamente possibile ma giudicata inopportuna per una riforma delle pensioni. La manovra è stata vista dalle opposizioni e dai sindacati come un vero e proprio colpo di mano del presidente per non dover passare per le forche caudine del Parlamento, tra l’altro, su un tema non minore ma vitale come quello delle pensioni. Un gesto che ha acceso immediatamente la rivolta in tutto il paese.

CREDITI FOTO: Marco Cesario

@marco_cesario



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