Ci sarà una nuova Norimberga?

Putin sarà mai giudicato davanti a un tribunale internazionale per i crimini di guerra commessi in Ucraina? Difficile. Ma non impossibile.

Michele Marchesiello

Nel definire Putin un “criminale di guerra” Joe Biden non ha lanciato un insulto di quelli che si gettano in faccia all’avversario nella concitazione della lotta (“assassino”, “sanguinario massacratore di civili inermi”). Quella di “criminale di guerra” è – agli occhi del Presidente americano – l’attribuzione puntuale e giuridicamente ineccepibile di una qualità che fa di Putin, in prospettiva, l’imputato principale (ma non esclusivo) di quello che sarà, si spera, un nuovo processo di Norimberga.

Con quella definizione inequivoca, Joe Biden ha segnalato senza possibilità di ripensamenti quello che, per gli americani e la loro mentalità legalistica, dovrà essere il destino di Putin e dei suoi volenterosi generali.

Se – in quanto a spregiudicatezza politica – gli americani non conoscono l’eguale, c’è sempre un limite che ai loro occhi non può essere superato senza comportare, per chi se ne assume la responsabilità, la necessità di comparire un giorno e personalmente davanti a un tribunale, secondo una procedura formale e con tutte le garanzie della difesa.

Se non tollerano, gli americani, che dei loro cittadini (militari o con responsabilità di governo) compaiano davanti a tribunali stranieri o internazionali, essi stessi hanno più di una volta provveduto a giudicare pubblicamente i loro compatrioti accusati di crimini di guerra e contro l’umanità.

Che nel corso dell’aggressione russa all’Ucraina siano stati e continuino a venire perpetrati crimini di guerra e contro l’umanità, definiti come tali dalla Carta delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale, sembra ormai fuori di ogni possibile dubbio.

La massima incertezza regna invece sul quando, sul come, da chi e con quale efficacia queste clamorose violazioni dell’ordine internazionale potranno essere giudicate e punite.

È vero che l’aggressione all’Ucraina (di per se stessa, ormai, un crimine contro la pace riconosciuto, ma non ancora munito di sanzione, dallo Statuto della Corte Penale Internazionale) non è la prima cui il mondo ha dovuto assistere sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il fatto – per quanto increscioso – di tante pregresse impunità, non può impedirne una la cui gravità è tale da far sorgere all’orizzonte lo spettro di una guerra nucleare.

Occorre spezzare, infine, la tendenza di molti stati a predicare un doppio linguaggio, da una parte proclamando il rispetto della rule of law internazionale e dall’altro praticandone la violazione sistematica.

Autorevoli giuristi invocano – in prospettiva – l’istituzione di un tribunale internazionale ad hoc, cui affidare il giudizio sui crimini perpetrati in Ucraina.

Esistono già, a questo proposito, alcuni strumenti. Singoli stati o anche singoli individui possono chiamare la Russia davanti alla Corte Europea per i Diritti Umani: ma significativo, in questo senso, è stato il precipitoso abbandono da parte della Russia del Consiglio d’Europa, essendo divenuta l’Ue, con la NATO e gli Stati Uniti, uno dei principali nemici di Putin. In alternativa si dovrebbe poter adire la Corte Penale Internazionale: purtroppo né la Russia né l’Ucraina sono parti nel Trattato di Roma che ha istituito quella Corte.

Da questa vera e propria impasse nasce la proposta di istituire – sul modello del Tribunale Penale Internazionale per i crimini di guerra commessi nelle guerre jugoslave – un tribunale ad hoc cui sottoporre i crimini di guerra commessi nel corso dell’aggressione all’Ucraina, e la stessa aggressione, vista come crimine internazionale.

L’obiezione ormai classica che si muove a questo tipo di tribunali ‘ad hoc’ è che essi favoriscono una specie di selettività, spesso ingiustificata, rischio aggravato dal fatto che lo stesso principio di una comunità giuridica internazionale (di cui quei tribunali dovrebbero essere espressione) è stato considerato come una creazione dell’Occidente, legato a quella cultura, a quegli interessi, a quel retaggio imperial-coloniale.

L’obiezione merita di essere presa in considerazione, ma ad essa si può rispondere che anche questa visione ‘originalistica’ della comunità giuridica internazionale sembra obsoleta e superata ormai in gran parte dal nuovo globalismo multilaterale cui anche l’ordine internazionale si è andato adattando. Del resto, l’esperienza dei tribunali ‘ad hoc’ è stata spesso fonte di nuovi orientamenti, di una creatività giurisprudenziale che è andata bel al di là della specifica competenza di questa o quella Corte, promuovendo l’avanzamento della rule of law internazionale.

Il vero problema è quello del come e da chi un simile tribunale potrà essere istituito, godendo del prestigio e della indipendenza senza cui nessun organo di giustizia può svolgere credibilmente il proprio compito.

La condanna dell’aggressione all’Ucraina da parte della Russia, pronunciata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con 141 voti a favore, 35 astenuti e 5 contrari, giustifica la speranza che una risposta a questa esigenza venga dal Palazzo di Vetro. L’evoluzione della guerra e delle sue conseguenze politiche diranno quale potrà essere al riguardo, in un tempo che ci si augura non troppo lontano, l’atteggiamento del Consiglio di Sicurezza.

Nel frattempo, è indispensabile si raccolgano tutti i documenti, tutte le registrazioni e le testimonianze, destinate a costituire elementi di prova a carico dei responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità per perpetrati in Ucraina.

Il gruppo denominato ‘The Elders’, fondato da Nelson Mandela nel 2007 e costituito da alcuni tra i più prestigiosi leader mondiali per promuovere la risoluzione dei conflitti, la lotta alle ingiustizie, il buongoverno, il ricorso agli strumenti della diplomazia pubblica e privata, si è fatto promotore dell’istituzione di un simile tribunale, pur non nascondendosi la difficoltà di questo obiettivo.

Lo straordinario consenso manifestatosi a livello globale nei confronti di un così grave atto di aggressione deve indurre sin da questo momento i principali attori globali a non sottrarsi alla creazione di uno strumento in grado non solo di promuovere la giustizia internazionale, ma di costituire un efficace elemento di dissuasione nei confronti di tutti i potenziali autori di crimini di guerra.

Guerra in Ucraina. Tutte le analisi e le opinioni sulla crisi



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