Quante cose preziose ci lascia Miriam Ridolfi

Miriam Ridolfi, purtroppo scomparsa a maggio 2023, ha dedicato la sua vita alla comunità. Con l’editore Pendragon ha pubblicato “Una storia al mese”, una sorta di viaggio attraverso i giorni e gli anni, un lascito generoso dove ci consegna la sua personale staffetta, fatta di umanità, rispetto, culto della memoria, impegno civile, dedizione per princìpi costituzionali come la pace.

Marilù Oliva

«La memoria è una catena come quella del DNA. Il nostro compito è farla prendere in mano ai ragazzi perché divenga modalità della loro vita».
Miriam Ridolfi, purtroppo scomparsa a maggio 2023, ha dedicato la sua vita alla comunità. È stata Preside nel liceo bolognese Righi, ma anche Assessora a Bologna quando scoppiò la bomba del 2 agosto alla stazione e collaboratrice delle biblioteche della città. Con l’editore Pendragon ha pubblicato “Una storia al mese”, una sorta di viaggio attraverso i giorni e gli anni, un lascito generoso dove ci consegna la sua personale staffetta, fatta di umanità, rispetto, culto della memoria, impegno civile, dedizione per principi costituzionali come la pace. La lascia a noi tutti, ai ragazzi e alle ragazze, perché ha sempre creduto nella scuola come epicentro formativo e non solo luogo di trasmissione dei saperi.

Miriam Ridolfi ha seminato tanto amore e tanta dedizione, nella sua vita. Ed è stata ricambiata, lo si vede anche dalla cura con cui sono state redatte la “Premessa” (di Matteo Lepore e Daniele Ara), la “Prefazione” (di Federica Mazzoni), l’ “Introduzione” (di Maurizio Minghetti) e la “Postfazione” (dell’ANPI). Oltre a loro, c’è il lavoro di squadra curato da Pendragon, nella persona del direttore Andrea Bagnoli, che ha visto coinvolte diverse persone la cui vita ha avuto la fortuna di intrecciarsi a quella di Miriam.

Una “pasionaria”, l’ha definita il Sindaco di Bologna Lepore e non a torto, perché “chiunque abbia avuto a che fare con lei sa che ogni sua azione lasciava il segno”. E sicuramente queste sue testimonianze lasceranno il segno: si tratta di pillole che andrebbero assunte quotidianamente per decriptare meglio questo mondo liquido. Perché lei, attraverso tanti brevi contributi che fanno riflettere ma che si leggono piacevolmente, ci parla di integrazione, di educazione, di cittadinanza, di valorizzazione. Senza essere didascalica, ci regala consigli preziosi, chiari e sinceri per vivere meglio e per rendere il mondo un posto più bello: come ridimensionare i difetti, ad esempio, come godersi la felicità, come sentirsi parte del tessuto sociale e sostenerlo attivamente, come imparare l’arte dell’ascolto, come praticare la pace e la gentilezza, come non farsi irretire dai falsi miti. Lo fa attraverso ricordi, schizzi, poesie, citazioni da libri che l’hanno colpita e altre narrazioni, spaziando dal personale all’internazionale, abbattendo tutte le barriere.
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Uno dopo l’altro, smonta i pregiudizi e le ombre che attanagliano la nostra società: razzismo (bellissima la storia colombiana di Caino nero!), xenofobia, fascismi vari, intolleranze, chiusure. Ci sono anche passaggi sulla Strage alla stazione di Bologna, strage di impronta neofascista, che l’ha vista in prima linea come coordinatrice dei soccorsi. A p. 367, ad esempio, racconta la sua personale esperienza, quando sentì lo scoppio della bomba da via Indipendenza, dove era coi suoi bambini. E conclude scrivendo:
«Questa strage di innocenti alla nostra stazione in un giorno di vacanza, per motivi di potere politico, è davvero una strage nera senza vie d’uscita, come ogni guerra. Bisogna educare a questo, mi pare: a un male così grande si soccombe se non si crede in un bene altrettanto grande».

Con la sua forza, con la sua grinta, con la sua luce, con la sua energia propositiva Miriam ha fatto tanto per la città e sfogliando le pagine ce ne rendiamo conto. Questo libro, che è il suo ultimo lascito, va letto con attenzione. Delle volte strappa un sorriso, delle volte prende il lettore per mano e lo conduce nel profondo, delle volte scuote, delle volte accarezza. E dimostra ancora una volta quale grande donna lei sia stata, al punto che viene da ripetere le parole di Federica Mazzoni in chiusura alla sua Prefazione: “Grazie, Miriam. Ci mancherai”.



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