Referendum Cannabis, raggiunte le 500mila firme. I promotori: “Non ci fermiamo”

In una settimana oltre mezzo milione di italiani hanno firmato per la cannabis legale. Ma “la corsa continua, per mettere in sicurezza questo traguardo”.

Redazione

“Eccoci qui, ecco il numero che rende tutto vero! Più di 500mila firme online in una sola settimana per il Referendum Cannabis. Le festeggiamo ringraziandovi una ad uno perché una cosa del genere non si era mai vista e non solo in Italia. Ma ora la corsa continua, per mettere in sicurezza questo traguardo abbiamo pochissimi giorni per raccoglierne ancora molte altre. E allora col sorriso continuiamo a condividere, spiegare, scendere in strada, discutere perché sappiamo perfettamente cosa vogliamo: la cannabis legale e l’Italia libera dalle mafie!”.

Sono da poco passate le ore 10 quando, sabato 18 settembre, ad appena una settimana dal lancio della raccolta firme, sui canali social di Meglio Legale appare questo messaggio. È il messaggio che certifica un record: mezzo milione di firme raccolte – tutte in digitale (qui per firmare) – in sette giorni. Così, dopo il successo per il referendum sull’eutanasia, l’Italia – prima o poi – voterà anche per decidere se abrogare il Decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, numero 309, avente ad oggetto “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza” limitatamente alle seguenti parti, che riportiamo testuali:

Articolo 73, comma 1, limitatamente all’inciso “coltiva”;
Articolo 73, comma 4, limitatamente alle parole “la reclusione da due a 6 anni e”;
Articolo 75, limitatamente alle parole “a) sospensione della patente di guida, del certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori o divieto di conseguirli per un periodo fino a tre anni;”?”

Tradotto. Il quesito referendario è stato formulato con il duplice intento di intervenire sia sul piano della rilevanza penale sia su quello delle sanzioni amministrative di una serie di condotte in materia di droghe. In primo luogo, si propone di depenalizzare la condotta di coltivazione di qualsiasi sostanza (mantenendo condotte di detenzione, produzione e fabbricazione di tutte le sostanze che possono essere applicate per le condotte diverse dall’uso personale) e di eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla Cannabis, con eccezione dell’associazione finalizzata al traffico illecito (articolo 74, intervenendo sul 73, comma 4.)

Sul piano amministrativo, infine, il quesito propone di eliminare la sanzione della sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori attualmente destinata a tutte le condotte finalizzate all’uso personale di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa (intervenendo sull’articolo 75, comma 1, lettera a).

I MOTIVI DEL REFERENDUM

“In Italia ogni anno le mafie incassano diversi miliardi di euro grazie alla politica proibizionista che vuole lasciare la cannabis al mercato nero. Il Parlamento non ha cambiato ancora nulla e ora l’unica strada possibile è quella referendaria” hanno spiegato in sede di presentazione della raccolta firme i promotori di Meglio Legale. Un appello che è stato subito raccolto da decine di associazioni che si sono mobilitate per sostenere la campagna da record.

“Quello della coltivazione, vendita e consumo di cannabis è una delle questioni sociali più importanti nel nostro Paese” sottolinea l’Associazione Luca Coscioni. Un tema “che attraversa la giustizia, la salute pubblica, la sicurezza, la possibilità di impresa, la ricerca scientifica, le libertà individuali e, soprattutto, la lotta alle mafie”. Tra i consumatori di cannabis in Italia ci sono moltissimi pazienti “spesso lasciati soli dallo Stato nell’impossibilità di ricevere la terapia, nonostante la regolare prescrizione” sottolineano dall’associazione. Questi italiani hanno oggi due sole scelte: “Finanziare il mercato criminale nelle piazze di spaccio o coltivare cannabis a casa rischiando fino a 6 anni di carcere.  Un dibattito che non può più essere rimandato e deve essere affrontato con ogni strumento democratico”.

Le conseguenze? Le spiega l’associazione Antigone: “Il 35% dei detenuti è in carcere per aver violato le leggi sulle droghe. Il 25% di chi è detenuto è tossicodipendente. Occorre promuovere politiche che affrontino la questione in maniera totalmente opposta rispetto a quanto fatto finora. Per questo, insieme a numerose altre realtà, abbiamo promosso un referendum per abrogare alcune parti del testo unico sugli stupefacenti”.



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