Boom di firme per il referendum “Cannabis legale”

Obiettivo: eliminare il reato di coltivazione, rimuovere le pene detentive e cancellare la sanzione amministrativa del ritiro della patente. La raccolta procede a suon di record. Le associazioni spiegano perché è importante firmare. Saviano: "Legalizzare per togliere terreno alle mafie".

Redazione

Per il “Referendum Cannabis Legale” parlano i numeri : centomila firme in 24 ore, diventate 220mila dopo due giorni e 330mila dopo tre. infine, dopo solo una settimana, il traguardo è stato raggiunto: 500mila firme in soli sette giorni per il referendum volto a eliminare il reato di coltivazione, rimuovere le pene detentive per qualsiasi condotta legata alla cannabis e cancellare la sanzione amministrativa del ritiro della patente.
“Il quesito referendario riferito al Testo Unico in materia di disciplina di stupefacenti e sostanze psicotrope (d.P.R. 309/1990) – spiegano i promotori* – è stato formulato con il duplice intento di intervenire sia sul piano della rilevanza penale sia su quello delle sanzioni amministrative di una serie di condotte in materia di droghe”. In primo luogo, la proposta è volta a depenalizzare la condotta di coltivazione di qualsiasi sostanza e ad eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla cannabis, con eccezione della associazione finalizzata al traffico illecito. Con una precisazione, però: “Si mantengono le condotte di detenzione, produzione e di fabbricazione di tutte le sostanze che possono essere applicate per le condotte diverse dall’uso personale”.

Il quesito depositato e oggetto della raccolta firme

Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309, avente ad oggetto Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, limitatamente alle seguenti parti:

Articolo 73, comma 1, limitatamente all’inciso “coltiva”;

Articolo 73, comma 4, limitatamente alle parole “la reclusione da due a 6 anni e”;

Articolo 75, limitatamente alle parole “a) sospensione della patente di guida, del certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori o divieto di conseguirli per un periodo fino a tre anni”?

Come firmare

La raccolta firme in corso è la prima interamente digitale. Per firmare è sufficiente collegarsi al sito https://referendumcannabis.it/ e, una volta indicato il proprio indirizzo mail e il comune di residenza, si riceverà nella casella di posta elettronica un link. Si potrà firmare in diversi modi: con Spid, con firma digitale o tramite servizio TrustPro QTSP.

Perché firmare, i motivi delle associazioni

Meglio Legale: “In Italia ogni anno le mafie incassano diversi miliardi di euro grazie alla politica proibizionista che vuole lasciare la cannabis al mercato nero. Il Parlamento non ha cambiato ancora nulla e ora l’unica strada possibile è quella referendaria. Abbiamo pochi giorni per raccogliere migliaia di firme (500mila entro il 30 settembre, ndr), ma insieme possiamo farcela! Vogliamo la Cannabis legale e l’Italia libera dalle mafie”.

Associazione Luca Coscioni: “Quello della coltivazione, vendita e consumo di cannabis è una delle questioni sociali più importanti nel nostro Paese.  Un tema che attraversa la giustizia, la salute pubblica, la sicurezza, la possibilità di impresa, la ricerca scientifica, le libertà individuali e, soprattutto, la lotta alle mafie.  Tra i consumatori di cannabis in Italia ci sono moltissimi pazienti spesso lasciati soli dallo Stato nell’impossibilità di ricevere la terapia, nonostante la regolare prescrizione. Questi italiani hanno oggi due sole scelte: finanziare il mercato criminale nelle piazze di spaccio o coltivare cannabis a casa rischiando fino a 6 anni di carcere.  Un dibattito che non può più essere rimandato e deve essere affrontato con ogni strumento democratico”.

A Buon Diritto: “In Italia ogni anno circa sei milioni di consumatori di cannabis sono costretti a rivolgersi alle mafie. Pene sproporzionate puniscono chi ne fa uso, affollando le carceri. Più di 60 anni di politiche internazionali proibizioniste non hanno diminuito i danni e i rischi per chi usa, coltiva, produce, detiene cannabis”. E allora “rendere legale la cannabis toglierebbe terreno alle mafie, oltreché persone dalle carceri. Da anni riteniamo urgente superare le politiche proibizioniste. Crediamo che ora i tempi siano maturi. Per questo abbiamo aderito convintamente alla raccolta firme online promossa da Meglio Legale per chiedere che venga indetto un referendum sulla cannabis legale”.

Associazione Antigone: “Il 35% dei detenuti è in carcere per aver violato le leggi sulle droghe. Il 25% di chi è detenuto è tossicodipendente. Occorre promuovere politiche che affrontino la questione in maniera totalmente opposta rispetto a quanto fatto finora. Per questo, insieme a numerose altre realtà, abbiamo promosso un referendum per abrogare alcune parti del testo unico sugli stupefacenti”.

Arci: “Quella della coltivazione, vendita e consumo di cannabis è una delle questioni sociali più importanti nel nostro Paese. Un tema che attraversa la giustizia, la salute pubblica, la sicurezza, la possibilità di impresa, la ricerca scientifica, le libertà individuali e, soprattutto, la lotta alle mafie. Un dibattito che non può più essere rimandato e deve essere affrontato con ogni strumento democratico”.

Forum Droghe: “Il tabù sulla cannabis, oltre a spingere milioni di consumatori tra le braccia delle mafie, lascia ogni anno migliaia di pazienti senza la loro terapia. Infatti, la cannabis terapeutica è legale da 10 anni ma lo Stato non riesce a garantire la quantità necessaria a tutti i pazienti italiani. Lo sa bene Walter De Benedetto, che in sedia a rotelle ha dovuto difendersi davanti a un giudice soltanto per aver coltivato la sua cannabis. Lui alla fine ha vinto la sua battaglia, noi non vogliamo più vedere dei pazienti in tribunale. Per troppi anni abbiamo aspettato un Parlamento insensibile anche ai dolori più atroci, adesso la pazienza è finita!”.

 

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*Associazione Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione, +Europa, Possibile, Radicali italiani, Sinistra Italiana, Potere al Popolo, Rifondazione comunista, Europa Verde, Arci, Dolce Vita, A Buon Diritto, Comunità di San Benedetto al Porto, Lega Italiana per la Lotta all’AIDS – LILA, Coalizione Italiana per i Diritti e le Libertà Civili – CILD, Volt Italia, Freeweed, Be Leaf Magazine, LaCasadiCanapa, Cannabis&Cultura Piacenza, Spliff Break, Cannabis for Future, Bear Bush, Made in Canapa, Comitato CICLA, Icanapp, Monkey Weed, Green Pork, Ass. Cannabiservice, Miss Joint, The Hemp Club Milano, Official Fattone, United Activists 4Freedom, Fatti Segreti, Sweed, Fattanza in Abbondanza, Kingston Grow Shop, Spinelli D’Italia, Cannabis Cura Sicilia, Manifesto Collettivo, Cbd Gargano, Canapass, Hempatia Vaping, Sinistra Anticapitalista, InOltre Alternativa Progressista, UP Su la testa, Movimento 5 grammi, Agrocanapa.



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Con contributi di Pierfranco Pellizzetti, Robert Boyers, Helmut Ortner, Gabriele Giacomini, Roberto Mordacci, Renato Fioretti, Giada Pari.

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