Referendum, bocciato il quesito sull’eutanasia: “Non tutela la vita”

La Corte costituzionale ha dichiarato non ammissibile il referendum sull'eutanasia. Si tratta del primo degli otto quesiti presi in esame.

Redazione

La Corte costituzionale ha dichiarato non ammissibile il referendum sull’eutanasia.

“Questa per noi è una brutta notizia, credo che sia una brutta notizia per coloro che subiscono e dovranno subire ancora più a lungo sofferenze insopportabili contro la loro volontà. Credo sia ancora di più una brutta notizia per la democrazia del nostro Paese perché sarebbe stata una grande occasione per collegare la realtà sociale con le istituzioni su questo molto disattente” ha dichiarato Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni, promotrice della raccolta firme per questo referendum.

Si tratta del primo degli otto quesiti presi in esame. Questa la nota della Consulta: “La Corte costituzionale si è riunita oggi in camera di consiglio per discutere sull’ammissibilità del referendum denominato Abrogazione parziale dell’articolo 579 del Codice penale (omicidio del consenziente). In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio comunicazione e stampa fa sapere che la Corte ha ritenuto inammissibile il quesito referendario perché, a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili. La sentenza sarà depositata nei prossimi giorni”.

Referendum eutanasia, il quesito (in breve)

L’obiettivo del quesito che puntava ad arrivare a un referendum sull’eutanasia era di depenalizzare l’omicidio del consenziente, punito dall’articolo 579 del Codice penale con la reclusione da 6 a 15 anni.

Referendum cannabis, il quesito (in breve)

Con il referendum sulla cannabis si chiede di cancellare le pene per chi coltiva (carcere da 2 a 6 anni e multa da 26mila a 260mila euro) e la sanzione amministrativa della sospensione della patente.

Referendum giustizia, i sei quesiti

Legge Serverino. Lega e Radicali chiedono, in merito alla Legge Severino, di abolire l’intero Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità eliminando le norme che impediscono la partecipazione alle competizioni elettorali di chi è stato condannato in via definitiva per mafia, terrorismo, corruzione e altri gravi reati e soprattutto l’articolo 11 che prevede la sospensione degli amministratori locali dopo la condanna di primo grado per alcuni reati.

Custodia cautelare. Cancellare parte dell’articolo 274 del Codice penale riducendo così i reati per i quali è prevista l’applicazione delle misure cautelari e la carcerazione preventiva. Stop al reato di finanziamento illecito ai partiti e ai reati puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, a meno che non ci sia pericolo di fuga dell’indagato o di inquinamento delle prove.

Consigli giudiziari. Consentire il voto degli avvocati che siedono nei Consigli giudiziari anche sulle valutazioni di professionalità dei magistrati.

Responsabilità diretta dei magistrati. Introdurre la responsabilità civile diretta dei magistrati per gli errori giudiziari.

Separazione delle carriere. Non permettere il cambio di funzioni tra giudici e magistrati – e viceversa – nella carriera di un magistrato.

Csm. Cancellare la norma che stabilisce che ogni candidatura al Consiglio superiore di magistratura vada sostenuta dalle firme di almeno 25 presentatori per arrivare a candidature individuali libere.

Referendum giustizia, l’analisi: I Leoni del referendum: forti coi deboli e deboli coi forti


In foto: esponenti del partito Radicale davanti alla Corte Costituzionale dove si svolge il giudizio di ammissibilità dei Referendum per l’’eutanasia Legale e per la cannabis
ANSA/RADICALI



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