Covid, la corsa alla “zona bianca” riduce i tamponi

La Fondazione Gimbe denuncia: "I criteri per le riaperture scoraggiano test e tracciamenti: in tre settimane crollato del 34 per cento il numero dei tamponi effettuati".

Redazione

Siamo a undici settimane consecutive di calo del numero dei positivi al Covid19. I motivi, secondo Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, sono molteplici. In primis la ridotta circolazione del virus. Ma l’altro elemento, che non rassicura, è la diminuzione dell’attività di testing.

In questa fase di diminuita circolazione del virus e allentamento della pressione sugli ospedali si rilevano due criticità, come emerge dal monitoraggio effettuato dalla Fondazione nella settimana 26 maggio – 1 giugno: da un lato la riduzione dell’attività di testing che attesta la rinuncia al tracciamento dei casi, dall’altro una rilevante eterogeneità regionale nell’attività di sequenziamento.

Testing – Il numero di persone testate settimanalmente, stabile sino alla prima decade di maggio, si è ridotto nelle ultime tre settimane da 662.549 a 439.467 (-33,7%).

Nello stesso periodo sono state testate, con tampone molecolare o antigenico, in media 120 persone al giorno (per 100.000 abitanti) con nette differenze regionali: da 199 del Lazio a 49 della Puglia.

Sequenziamento – Nel bollettino Prevalenza e distribuzione delle varianti del virus SARS-CoV-2 di interesse per la sanità pubblica in Italia, l’Istituto Superiore di Sanità riporta che nel periodo 28 dicembre 2020-19 maggio 2021 è stato sequenziato l’1,11% (23.170 persone) dei casi positivi. Da febbraio 2021 vengono sequenziati oltre mille casi settimanali, in linea con gli standard dell’European Centre for Disease and Control, seppure con performance regionali molto eterogenee: dal 6,05% dell’Abruzzo allo 0,09% del Piemonte. “Un’insufficiente attività di sequenziamento – precisa Cartabellotta – non consente di identificare le varianti più contagiose se non dopo l’aumento dei casi, né di adeguare le strategie vaccinali se necessario. Ad esempio sulla variante delta (indiana) più contagiosa del 20-60%, l’efficacia di una sola dose di vaccino sulla malattia sintomatica si attesta intorno al 33% sia per il vaccino Pfizer che AstraZeneca, mentre dopo il ciclo completo sale rispettivamente all’88% e al 60%”.

“Purtroppo” spiega Cartabellotta “i criteri per conquistare e mantenere la zona bianca, introdotti con il DL 18 maggio 2021 n. 65, disincentivano le Regioni a potenziare le attività di testing e a riprendere il tracciamento, proprio nel momento in cui i numeri del contagio permetterebbero di utilizzare un’arma mai adeguatamente utilizzata”.



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