Regno Unito: le responsabilità di Johnson nella gestione fallimentare della pandemia

Il primo ministro Boris Johnson ha trattato il Covid-19 come un avversario politico che stava mettendo a repentaglio il proprio programma, e non come una crisi sanitaria.

Eleonora Vasques

Lo scorso 12 ottobre due commissioni tematiche della House of Commons hanno pubblicato un report di 147 pagine sulla gestione della pandemia da Covid-19 da parte del governo britannico, dichiarando che l’esecutivo conservatore ha preso delle scelte sbagliate, soprattutto durante la prima ondata, perché i consiglieri dello stesso hanno fornito interpretazioni errate del fenomeno in corso.

In parte questo è stato vero: il consigliere personale del primo ministro su materie scientifiche Sir Patrick Vallance aveva detto davanti alla stampa internazionale il 13 marzo 2020 che bisognava applicare la strategia dell’immunità di gregge, e che il virus andava mitigato con l’applicazione di un protocollo del 2011 sulle pandemie da influenza. Dall’altro però, il report omette un fatto molto importante: come scritto il 27 luglio 2020 proprio qui su MicroMega, lo Scientific Advisory Group for Emergencies (SAGE) aveva avvertito il governo sull’estrema pericolosità del Coronavirus (più contagioso dell’influenza spagnola) già il 26 gennaio 2020. Neil Ferguson, epidemiologo britannico ed ex membro del SAGE, aveva consigliato a Boris Johnson di valutare un lockdown.

Il governo non prese in considerazione questi pareri e definì la chiusura totale uno scenario distopico post apocalittico. Tutta l’attenzione era concentrata sui festeggiamenti della Brexit del 31 gennaio 2020, e il leader conservatore non si preoccupò di partecipare ai cinque incontri del Comitato di crisi dedicati alla pandemia nel mese successivo. È stato chiaro fin dall’inizio che il ritardo con cui il governo britannico ha agito rispetto alla pandemia non è stato causato solo dalle indicazioni sbagliate dei consiglieri scientifici del governo. Johnson ha deciso di ascoltare Vallance anziché Ferguson. Ricordiamo inoltre che già da fine febbraio, in molti paesi come l’Italia, la pandemia era in uno stato avanzato e il governo conservatore poteva prendere esempio dall’andamento dei contagi e dei morti nei paesi esteri per capire la gravità del pericolo che stava arrivando.

I dati di ottobre 2021

Da quel 13 marzo dell’immunità di gregge, sono passati dieci giorni prima che il governo ordinasse un lockdown. Ferguson, citato nel report della House of Commons, ha detto che se le chiusure fossero state ordinate una settimana prima “avremmo ridotto il bilancio finale delle vittime ad almeno la metà”. A questo dato si aggiunge il rapporto uscito lo scorso 13 ottobre “The Covid-19 Pandemic” del Longevity Science Panel, il quale mette in luce che la speranza di vita alla nascita è diminuita di 1,3 anni per gli uomini e di 0,9 anni per le donne a causa del Coronavirus nel 2020. In particolare, le minoranze etniche sono state quelle più affette dalla pandemia durante la prima metà del 2020, la cui mortalità per Covid-19 è stata da 2 a 2,5 volte superiore rispetto alle persone di etnica bianca, secondo l’Office for National Statistics.

Le responsabilità

“Molte teorie sono state avanzate per la scarsa performance del Regno Unito, dagli investimenti insufficienti nell’assistenza sanitaria, alla Brexit, alla noncuranza politica e al desiderio di proteggere la posizione della Gran Bretagna come nazione commerciale leader, mantenendo il confine aperto il più a lungo possibile. Questi fattori senza dubbio hanno tutti contribuito in misura maggiore o minore” ha dichiarato il dott. Mark Honigsbaum, storico della medicina presso la City, University of London.

La Brexit è stata certamente uno dei motivi principali per cui c’è stato un ritardo nell’adozione delle restrizioni: con i festeggiamenti del 31 di gennaio 2020 Johnson aveva programmato di far decollare il Regno Unito come “superman del libero mercato” e dimostrare al mondo che una Gran Bretagna fuori dall’UE poteva affrontare efficacemente le sfide globali. Il problema è che questo errore politico ha avuto delle conseguenze devastanti in termini di centinaia di migliaia di morti e persone con danni permanenti post-malattia.

L’altro fattore che non ha aiutato è stata la condizione già problematica del sistema sanitario nazionale (NHS), vittima di una politica di anni di tagli da parte delle istituzioni, che si è dovuta preparare ad affrontare la crisi sanitaria con estremo ritardo. Inoltre, la decisione presa inizialmente dal governo di non fare tamponi agli asintomatici, dice il report, ha contribuito a rendere più difficile il tracciamento dei contagi e quindi il contenimento della diffusione del virus. Anche per questo errore di valutazione viene data la responsabilità agli esperti in seno al governo.

L’interpretazione del report sulla gestione fallimentare della pandemia deresponsabilizza il governo britannico. Il problema è che la House of Commons non tiene in considerazione il fattore centrale di questa storia: Boris Johnson ha trattato il Covid-19 come un avversario politico che stava mettendo a repentaglio il proprio programma, e non come una crisi sanitaria. Per queste ragioni, il governo deve prendersi le proprie responsabilità di fronte all’opinione pubblica sugli effetti di breve e lungo periodo del Coronavirus sulla vita dei residenti nel Regno Unito.

 

(credit foto EPA/ANDY RAIN)



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