Basta camminare per Riace per capire chi è Mimmo Lucano

La sentenza contro Mimmo Lucano non cambia il giudizio sull'uomo e sulle sue politiche. Anzi, rafforza lo spirito di chi ha visto e continua a vedere in Riace un modello a cui puntare: non più solo un idea, ma un ideale.

Daniele Nalbone

Mimmo Lucano è stato condannato a 13 anni e 2 mesi di carcere a fronte di una richiesta di 7 anni e 11 mesi del pubblico ministero Michele Permunian. Quasi il doppio. Una sentenza che il direttore di MicroMega, Paolo Flores d’Arcais ha definito “infame”. Il 30 settembre, il lapidario commento, “è morta la giustizia”. A rincarare la dose, Giorgio Cremaschi che in questa analisi legge cosa è la legalità nell’Italia di oggi, “la legalità del potere politico ed economico” che “deve venire prima dei diritti e della stessa vita delle persone”.

Alla fine di luglio siamo stati a Riace per raccontare la quotidianità del comune calabrese dopo l’esplosione del “caso Lucano”. Quello che ne è emerso è un paese che resiste. Un paese che non si arrende. Perché il primo a non arrendersi, ne siamo certi, sarà proprio Mimmo Lucano.
Quella frase – “oggi finisce tutto. È una cosa pesantissima. Non so se per i delitti di mafia ci sono sentenze così” – pronunciata dall’ex sindaco subito dopo la sentenza sarà già alla spalle tra qualche ora. Perché Lucano non è questo.

Riace è cambiata. È inutile usare giri di parole. Sono accadute troppe cose e tutte molto rapidamente. Prima le questioni giudiziarie con lo stop a tutti i progetti di accoglienza, poi la sospensione come sindaco, l’arrivo di una nuova amministrazione sulla scia del vento della destra che ha coinvolto tutta la Calabria, con Salvini che ha proseguito ciò che ha tracciato l’ex ministro degli Interni Marco Minniti che, pur essendo reggino, non è mai venuto qui. Perché è iniziato con lui il tentativo di condizionare quello che stava accadendo a Riace.

Eccolo il Mimmo Lucano pronto alla battaglia. Le sue parole, rilasciate a MicroMega a fine luglio, non lasciano dubbi sulla lettura dell’ex sindaco sull’inchiesta e il conseguente processo arrivato a sentenza il 30 settembre. L’attacco a Riace è stato assolutamente bipartisan, Minniti prima, Salvini poi. Ma è stato soprattutto sistemico:  “C’è stata la volontà, studiata a tavolino, di impedire che il messaggio di Riace si diffondesse”. Un messaggio “positivo, legato all’accoglienza, all’immigrazione, all’idea di sviluppo. Anzi, prima ancora all’idea di riscatto di un piccolo paese, simbolo delle aree interne e abbandonate della Calabria, in cui è diffusa la convinzione che lo Stato sia direttamente responsabile prima dell’emigrazione, poi dell’abbandono, quindi delle forme di sussistenza che lasciano sempre luoghi fortemente degradati, rassegnati, senza speranza, senza futuro”.

Poi è arrivata l’immigrazione, che qui “ha ricostruito comunità attorno a una speranza nuova che, a dire il vero, non ha riguardato solo Riace. È stato un che è andato oltre”. Evidentemente troppo oltre.
“Tutte le persone della Chiesa che sono venute a Riace e si sono impegnate per questa nuova idea di accoglienza sono state via via allontanate, trasferite. Se promosse, messe comunque alla giusta distanza da questa esperienza. La lettura è abbastanza chiara. Il primo tentativo di oppressione su Riace arriva proprio dalle alte sfere ecclesiastiche”. Perché? “Non lo so. Perché abbiamo messo in discussione il sistema di accoglienza fatto di appalti milionari? Forse. Meglio non andare oltre”.

QUI L’INTERVISTA COMPLETA A MIMMO LUCANO

“Per me Mimmo Lucano è un uomo giusto, un simbolo di umanità e di fratellanza universale. Non si è mai girato dall’altra parte di fronte alla richiesta di vita di esseri umani diversi”. Così su Facebook Luigi de Magistris, candidato alla presidenza della Calabria alle elezioni ormai alle porte e che ha voluto proprio Lucano come ‘guida’ della corsa elettorale, ha commentato la sentenza. “Conoscevo Riace prima di Lucano ed era un borgo desertificato, con Lucano era divenuto un Paese ricco di energie, di economia circolare e di comunità viva. Con il “post Lucano” nuovamente abbandono e spopolamento. Per me Mimmo è l’antitesi del crimine. Non è certo un cultore del diritto amministrativo, avrà pure commesso delle irregolarità e illegittimità, ma sono convinto che alla fine del suo calvario verrà assolto perché ha agito per il bene e mai per il male. Si deve avere fiducia nella magistratura e nella presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva”.
Certo, continua de Magistris, “in una terra in cui pezzi significativi di politica e pezzi deviati delle istituzioni si sono mangiati tutto, tanto che mancano i diritti all’acqua, allo smaltimento dei rifiuti, alla depurazione, alla sanità pubblica e alla cura delle persone, al lavoro, alle infrastrutture materiali e digitali, alla mobilità, ai finanziamenti per lo sviluppo, alla cura delle fragilità e all’istruzione, con una emigrazione giovanile impressionante, vedere che il problema di questa regione sul piano giudiziario è Mimmo Lucano fa male al cuore e alla testa. Ma la storia dell’umanità insegna che non sempre la giustizia coincide con la legalità”.

Parole dure, che si sposano con quanto urlato, sempre sui social, stavolta da un’artista, Fiorella Mannoia: “Ho conosciuto Mimmo Lucano qualche anno fa a casa di un amico comune Gianni Miná. Ho 67 anni, ho visto, parlato, conosciuto, frequentato tanta gente, la più disparata, di tutte le categorie sociali, di tutti gli ambienti… quando ho guardato negli occhi quest’uomo, prima ancora che parlasse, avevo percepito che avevo di fronte un uomo per bene, le sue parole hanno confermato quello che il mio istinto mi aveva già comunicato, Mimmo Lucano è una brava persona, un uomo che crede in ideali ormai estinti, che ha realizzato il sogno e ci ha dimostrato che un mondo migliore è possibile, lo ha fatto in un piccolo paese abbandonato nell’entroterra di Calabria, una terra dimenticata, umiliata da anni da una classe politica inetta e corrotta. Nel piccolo comune di Riace ha creato un microcosmo di pace. Mimmo Lucano è un moderno Don Chisciotte che ha continuato a battagliare contro i mulini a vento, senza tornaconto, senza interessi personali, Mimmo Lucano non ha patrimoni, non possiede niente, non poteva permettersi neanche un avvocato, Mimmo Lucano non ha niente altro che l’affetto e la stima di tante persone che gli vogliono bene. Ma proprio per questo andava punito, ha avuto il doppio della pena che era stata chiesta dal PM, perché quel modello era pericoloso, era un cattivo esempio per chi vuole che ‘Tutto cambi, perché nulla cambi'”.

“Mimmo Lucano ha sempre agito seguendo il principio dell’accoglienza a tutti i costi, ha sempre e solo salvato vite, ha difeso non solo la sua, ma la nostra umanità rendendoci umanità solidale” lo sfogo, per concludere, di Roberto Saviano. “Caro Mimmo, io so che tu sei innocente. Ogni anno in Italia vengono condannate centinaia di persone innocenti che poi saranno successivamente assolte. Io so che sarà così anche per te”.

Photo: Jörg Carstensen/dpa

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