“Ridateci il nostro mare”. Napoli Est dice no al deposito di gas

Il tour ambientale di MicroMega in Campania fa tappa a San Giovanni a Teduccio dove comitati e cittadini lottano contro il progetto di Edison e Kuwait Petroleum Italia.

Emanuela Marmo

Il tour che MicroMega sta affrontando nelle questioni ambientali campane, scortata da Stop Biocidio, a breve ci porterà agli eventi del G20 previsti a Napoli. Arriveremo a questo appuntamento passando per la zona orientale del territorio cittadino, quindi incontrando Salvio Barrella, del Comitato popolare zona Est di Napoli, e Salvatore Annuale, attivista del comitato di lotta Ex taverna del ferro. Passeggiamo sul lungomare di San Giovanni a Teduccio, sul Molo di San Vincenzo.

Napoli è uno degli otto porti italiani in cui il Piano Energetico Nazionale intende realizzare un deposito di stoccaggio di GNL, ma questa primavera il Comune di Napoli, Città Metropolitana e Autorità di Sistema Portuale, ovvero le istituzioni responsabili della rigenerazione della Città e del Porto di Napoli hanno stabilito una priorità: ripristinare la balneazione e recuperare il paesaggio costiero. Il mare deve essere restituito a San Giovanni a Teduccio: «Procedere in tal senso implica, necessariamente, la delocalizzazione dei depositi petroliferi esistenti (da 17 anni nulla è stato fatto), bisogna bonificare l’area SIN, recuperare manufatti come il Forte di Vigliena e l’ex fabbrica Corradini. Bisogna impedire la costruzione del deposito di GNL che Edison e Kuwait Petroleum Italia vogliono istallare proprio a San Giovanni a Teduccio. Quindi bisogna agire per la sostenibilità ambientale del porto, ad esempio procedendo all’elettrificazione delle banchine, che permetterebbe alle navi in sosta di spegnere i motori. Attualmente non è così. I motori restano accesi 24 ore su 24» (Salvatore Annuale).

La Edison e la Kuwait hanno presentato le proprie controdeduzioni ai pareri di Comune di Napoli e Città Metropolitana, nonché alle osservazioni di comitati e cittadini. Il progetto del deposito costiero di Napoli, respinto dalle autorità sopra menzionate, infatti, è all’attenzione della Commissione Via in seno al Ministero della Transizione Ecologica, che dovrà esprimersi sulla richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale. Il deposito di Gas Naturale Liquefatto (GNL) di 20mila metri cubi nel Porto di Napoli dovrebbe prevedere la ricezione di navi metaniere da 30.000 metri cubi e bettoline da 7.500 metri cubi, il caricamento di autobotti e di isocontainer per la distribuzione del GNL alle stazioni di rifornimento, il caricamento di navi bettoline per il rifornimento di navi con propulsione a GNL, lo scarico e stoccaggio di bio-GNL da autobotti, operazioni di bunkeraggio e di transhipment. Nuovi traffici che si sommerebbero a quelli delle altre attività portuali.

Il GNL è gas naturale liquefatto, un combustibile applicabile su ampia scala, considerato particolarmente utile perché in termini di emissioni di CO2 ha un impatto ambientale ridotto rispetto agli altri e offrirebbe ai consumatori prezzi più bassi. Cionondimeno, gli esperti sottolineano che le interconnessioni elettriche o l’uso di fonti energetiche rinnovabili, combinati a misure di efficienza energetica, possono conseguire i medesimi risultati della costruzione di nuove infrastrutture per il GNL.

Ad ogni modo, non solo il deposito GNL di Edison e Kuwait è in contrasto con il piano regolatore portuale, l’area nella quale dovrebbe sorgere l’impianto è nel perimetro del SIN, sito di interesse nazionale da bonificare. Il rischio sismico e il rischio esondazione che interessano questa zona, si aggiunge a un’altra considerazione. Qui ci sono già 4 depositi costieri di GPL e 3 depositi di idrocarburi liquidi. La popolazione denuncia le emissioni della centrale elettrica Tirreno Power, i veleni sparsi dagli impianti che la Q8 ha lasciato sul suolo. Se il deposito GNL venisse costruito, non verrebbero prodotte altre sostanze inquinanti? Aumenterebbe il traffico marittimo, aumenterebbero le operazioni di scarico, di carico o trasferimento, aumenterebbero le emissioni prodotte dai motori a combustione interna che servono al funzionamento e alla refrigerazione dell’impianto. Davvero possiamo con certezza escludere possibili fuoriuscite di vapori di GNL o emissioni dai dispositivi di emergenza? Il deposito non ci sembra affatto coerente con il progetto di riqualificazione ambientale e paesaggistica che i cittadini aspettano e desiderano.

Strumentalizzare le necessità della transizione energetica per giustificare la costruzione del deposito GNL significherebbe, dunque, aggiungere altri rischi a quelli già esistenti. Edison e Kuwait ritengono di poter garantire la massima sicurezza, grazie all’alta efficienza delle misure di controllo e gestione. Sostengono anche che il deposito verrebbe a trovarsi in zona vulcanica gialla, ovvero fuori dalle condizioni di maggiore pericolo. Questa valutazione, però, appare ingenua agli esperti interpellati dai comitati e che segnalano la presenza di bocche vulcaniche sottomarine, nonché le ricadute di ceneri bollenti che, anche in caso di eruzione minima, in zona gialla è da ipotizzare in misura non inferiore a 100 (tra 100 e 300) chili al metro quadrato.

Relazioni medico-scientifiche pervenute alla Città Metropolitana di Napoli evidenziano che questa zona ha l’indice di mortalità tra i più alti della città e dell’intera regione, in particolare per patologie tumorali favorite o causate dalla presenza di idrocarburi e altri metalli inquinanti. Senza il trasferimento degli impianti esistenti e la conseguente bonifica dell’area, l’aggiunta di un qualsivoglia impianto risulterebbe un fattore di sovraccarico. Inoltre i cittadini non hanno alcuna fiducia nella Kuwait Petroleum Italia, processata a seguito di un’inchiesta del 2015 con l’accusa di disastro ambientale: 42mila metri cubi di acque oleose smaltite illecitamente a Napoli Est, stoccaggio e smaltimento illecito.

Il bisogno che San Giovanni a Teduccio esprime di vedersi restituito il mare, di elaborare i lutti da tumore, di ottenere la messa in sicurezza del territorio si scontra con logiche più vaste intente a sviluppare reti in ottemperanza agli obiettivi di mercato, costruendo ad hoc la richiesta dell’offerta che si decide di posizionare attraverso le infrastrutture che occorrono alla sua distribuzione.

Una componente strategica è certamente indispensabile per rendere disponibili e consumabili alternative energetiche, tuttavia l’interesse dell’Unione di porre fine alla dipendenza dai fornitori di gas esterni, non può porsi in antitesi agli interessi dei cittadini. I comitati che ci hanno accompagnato esortano i decisori pubblici a promuovere e incentivare un utilizzo migliore e più efficiente delle infrastrutture già esistenti per il raggiungimento degli obiettivi comunitari. Per lo sviluppo delle realtà locali, è il caso di rivalutare l’analisi della domanda di gas in funzione dei fabbisogni e dei rischi reali, magari affidandosi al potenziale della tecnologia in grado di sfruttare le energie rinnovabili per il trasporto, il riscaldamento e la produzione di energia.

«Più che di un deposito di GNL, avremmo bisogno di una tutela ambientale maggiore, di luoghi di aggregazione, assenti sul nostro territorio, di ripristinare gli antichi fasti di quello che fu “luogo di teodosio”. In epoca classica, i romani venivano qui per riposare le stanche membra e godere delle bellezze naturali. Il progresso non dovrebbe negare ciò che era la nostra ricchezza: il mare e l’aria pura. Chiediamo a gran voce, per i nostri figli, per la loro salute e, perché no?, anche per un futuro economico che leghi virtuosamente turismo e ambiente, che non si rinnovi ancora una volta lo scempio ecologico finora perpetrato» (Salvio Barrella).



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