Riforma delle pensioni: il governo francese tende la mano ai sindacati

L’intersindacale, la santa alleanza di sindacati che sta portando avanti la dura battaglia contro la riforma delle pensioni, sarà a Matignon la settimana prossima su invito della prima ministra Borne. Ieri quasi un milione di manifestanti in tutta la Francia, musei e monumenti bloccati. Scoppia il caso delle violenze poliziesche in Francia presso il Consiglio d’Europa e le Nazioni Unite.

Marco Cesario

La lotta si fa creativa con il blocco dei monumenti (il Louvre, l’Arco di Trionfo, la Reggia di Versaille) ma soprattutto la lotta paga. Dopo dieci manifestazioni che hanno fatto riversare in strada milioni di persone e paralizzato il paese (dalle raffinerie, alle scuole passando per la raccolta della spazzatura) la notizia è che i sindacati e l’esecutivo torneranno a discutere la settimana prossima. Un invito ufficiale è partito da Matignon all’intersindacale, la “santa alleanza” dei sindacati che hanno unito le proprie forze per portare avanti la dura battaglia contro la riforma delle pensioni. Una sorpresa assoluta dopo l’ennesima giornata di mobilitazione di martedì 28 marzo che ha visto oltre due milioni di persone in piazza in tutta la Francia (ma per il Ministero degli Interni i manifestanti sono meno di un milione).

È stato il numero uno della CFDT Laurent Berger a rivelarlo sul canale TMC: l’intersindacale è stata dunque invitata ad un colloquio ufficiale all’inizio della prossima settimana a Matignon da Elisabeth Borne, ponendo fine a settimane di assenza di dialogo tra le due parti. “Ci andremo. Ne abbiamo parlato tra noi. Sì, pensiamo collettivamente che dobbiamo andare lì per portare le nostre proposte”, ha dichiarato Laurent Berger. “Compresa” la proposta di mediazione, la cui ipotesi era stata però spazzata via inizialmente da Olivier Véran, portavoce del governo, nel corso della giornata. Interpellato dai media, l’esecutivo ha confermato l’invito ma non ha fatto commenti sull’ordine del giorno.

La giornata di manifestazioni è iniziata con il blocco del Louvre, della Torre Eiffel, dell’Arco di Trionfo e della Reggia di Versailles. Una nuova tappa dei blocchi trasversali che sta attraversando il paese. “Non abbiamo la manodopera per aprire”, ha dichiarato la società di gestione della Reggia. Un messaggio simile è apparso sul sito web dell’Arco di Trionfo. A Parigi la manifestazione è partita da place de la République con i vessilli del sindacato CGT, i pompieri, gli studenti, gli operai e tutte le classi di lavoratori colpiti da questa riforma. Oltre 450.000 persone hanno sfilato nella capitale secondo la CGT che ha annunciato la sospensione dello sciopero dei netturbini a Parigi e il blocco degli inceneritori nella regione parigina a partire da oggi. Migliaia di tonnellate di spazzatura però sono ancora in strada e ci vorrà tempo per smaltire tutto. Il ministero della Funzione Pubblica ha segnalato un calo del numero di scioperanti tra i dipendenti pubblici, con tassi compresi tra il 3,4% e il 6,5% a seconda del settore (statale, locale, ospedaliero), rispetto al 6,5%-15,5% di giovedì scorso. Ma nonostante un calo dei numeri la mobilitazione c’è stata e non solo a Parigi: anche a Marsiglia, Rennes, Brest, Bayonne, Montpellier ci sono stati cortei con alcuni incidenti tra casseurs e forze dell’ordine. La raffineria di Le Havre ha annunciato che, nonostante la prosecuzione dello sciopero, le spedizioni di kerosene agli aeroporti di Parigi sono riprese da ieri sera. Secondo un segretario locale, “i nostri ragazzi avevano paura di vedere i gendarmi arrivare nelle loro case e notificare le requisizioni davanti ai loro figli”.

Si discute molto delle violenze perpetrate dai casseurs con le annesse coperture mediatiche che amplificano notevolmente il fenomeno a vantaggio della spettacolarizzazione della violenza. In parlamento però approda anche il caso delle violenze della gendarmeria con centinaia di persone che hanno denunciato violenze, perquisizioni e giornalisti picchiati o che si sono visti sequestrare il materiale. Gli eccessi della polizia in Francia dopo l’attivazione dell’articolo 49.3 da parte del governo, sono stati denunciati non solo da alcuni media ma da tutta la società civile, dalle autorità amministrative indipendenti e persino dal Consiglio d’Europa e dalle Nazioni Unite.
In un’intervista pubblicata su Le Monde martedì 28 marzo, la difensore dei diritti umani Claire Hédon ha dichiarato che i suoi servizi avevano ricevuto “sessantacinque richieste dall’inizio del movimento. Circa cinquanta di queste sono state ricevute negli ultimi dieci giorni. Siamo stati contattati da persone che dicono di essere vittime o testimoni di privazioni di libertà, di violenze, di arresti seguiti da fermi di polizia”.

Venerdì scorso, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, ha rilasciato una dichiarazione in cui esprimeva la sua preoccupazione per l’evoluzione della situazione in Francia. “Le condizioni in cui la libertà di espressione e di riunione viene esercitata in Francia nel contesto della mobilitazione sociale contro la riforma delle pensioni sono preoccupanti”, ha scritto. Il commissario ha tenuto a precisare che i manifestanti hanno commesso anche atti di violenza. Ma questi “non possono giustificare l’uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine. Né questi atti sono sufficienti a privare i manifestanti pacifici del diritto alla libertà di riunione”.
“La violenza deve cessare. È una condizione necessaria per l’effettivo esercizio delle libertà di espressione e di riunione, nonché per la fiducia tra la popolazione e le forze dell’ordine”, ha concluso Dunja Mijatović, citando le “raccomandazioni” formulate dalle due autorità amministrative francesi indipendenti responsabili della protezione dei diritti umani, la Défenseure des droits e la Commission nationale consultative des droits de l’homme (CNCDH).

 



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