Elezioni tedesche: l’Spd vince (ma non è detto che governerà)

Scholz resuscita l’Spd, Laschet affonda la Cdu, Baerbock non fa volare i Verdi, la Linke rischia di sparire, l’Afd arranca. E la partita per il governo è aperta.

Cinzia Sciuto

Due partiti in testa, entrambi attorno al 25 per cento: per l’uno (la Cdu/Csu con il 24,1 per cento) una clamorosa sconfitta, per l’altro (la Spd con il 25,7) una inaspettata vittoria. I due partiti che negli ultimi anni hanno guidato il Paese con la Große Koalition e che quindi hanno anche condiviso le responsabilità di governo, vengono trattati in maniera opposta dagli elettori: la Cdu/Csu registra una sconfitta storica, perdendo quasi 9 punti percentuali rispetto al 2017, segno che il paese in questi 16 anni ha sostenuto Angela Merkel, e non il partito. Mentre la Spd, che solo fino a qualche mese fa era data per spacciata, grazie a un candidato che non si è lasciato intimidire dai pessimistici sondaggi inziali e ha affrontato la campagna elettorale con umiltà e determinazione, è risorta dalle sue stesse ceneri come un’araba fenice riuscendo non solo a non indietreggiare (come in molti temevano) ma addirittura a migliore di ben 5,2 punti il risultato del 2017.

Un destino specularmente opposto a quello di Annalena Baerbock, la cui candidatura in primavera era stata accolta da un tripudio e una esultanza generale, tanto da farla schizzare in testa nei sondaggi e il cui 14,8 per cento, che pure è un risultato strepitoso (nel 2017 erano all’8 per cento), è inevitabilmente vissuto come una delusione. Avevano puntato troppo in alto? Hanno sbagliato campagna elettorale? Hanno sbagliato candidata? La politica, come la storia, non si fa con i “se” e nessuno può sapere, appunto, come sarebbe andata se…

Con buona pace di chi in Italia pensa che negli altri Paesi alla chiusura dei seggi si sa chi governerà, la partita per il governo è comunque tutta aperta e le consultazioni saranno lunghe. L’unica cosa certa è che – esclusa da tutti una nuova Große Koalition – il futuro governo vedrà insieme i Verdi e i liberali dell’Fdp (che hanno confermato il loro risultato a due cifre), due partiti i cui programmi specie sul terreno della lotta al cambiamento climatico non possono essere più distanti. Gli uni convinti che lo Stato debba avere un ruolo centrale nella transizione ecologica, gli altri che si oppongono a quelle che considerano forme troppo “invasive” di controllo e regolamentazione del mercato. Il paradosso è che, con i due principali partiti così vicini fra loro, saranno proprio i Verdi e i Liberali ad avere un ruolo centrale nella formazione del governo, con una prevedibile serie di veti incrociati che caratterizzerà queste consultazioni. La coalizione più probabile, e anche quella più coerente con i risultati elettorali, è il cosiddetto semaforo: rosso (Spd), giallo (Fdp) e verde (Grüne), la combinazione preferita dai Verdi. Ma numeri alla mano è possibile anche una coalizione cosiddetta Giamaica: nero (Cdu), verde (Grüne), giallo (Fdp), preferita dall’Fdp, alla quale però non è detto che i Verdi si presterebbero: in una coalizione con Cdu e Fdp (che sui temi economici e sulle strategie di lotta al cambiamento climatico convergono molto) rischierebbero infatti di rimanere schiacciati e finirebbero per perdere il credito che hanno accumulato in questi mesi. Staremo a vedere, certo sarebbe davvero una beffa se, dopo il mezzo miracolo compiuto da Scholz, l’Spd rimanesse fuori dal governo.

Ancora due osservazioni sui risultati di queste elezioni. L’Afd, il partito di estrema destra, rimane sì saldamente rappresentata in parlamento con il 10,3 per cento dei voti, ma è in calo. Questo significa che i margini di ampliamento dell’Afd sono molto ridotti, non essendo accaduto quello che in molti temevano, ossia che i voti in uscita dalla Cdu finissero dritti all’Afd. E questa è un’ottima notizia per la democrazia tedesca, e per l’Europa tutta. In bilico è invece la presenza in parlamento della Linke, il partito a sinistra dell’Spd: con il 4,9 per cento dei voti non ha superato la soglia di sbarramento del 5 per cento, per cui in teoria non dovrebbe ottenere nessun parlamentare, ma il complicato sistema elettorale tedesco prevede che la soglia di sbarramento “cada” per i partiti che riescono a ottenere almeno tre vittorie nei collegi uninominali. Se dunque, come pare probabile, la Linke otterrà almeno tre cosiddetti “mandati diretti”, riuscirà a mandare una sua pattuglia di parlamentari al Bundestag. Si tratta comunque di un risultato disastroso per la Linke, che potrebbe rappresentare l’inizio della fine per un partito che ai più appare rancoroso, incapace di guardare al futuro e che con le sue posizioni considerate da molti ambigue nei confronti dell’Europa, della Nato, della Russia impaurisce un popolo che ha bisogno di sentirsi saldamente al centro dell’Europa e dell’Occidente.

(credit foto Stefan Zeitz/Xinhua)



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