Cronaca del ritorno a scuola e di disastri annunciati

Risorse carenti, classi pollaio, il problema trasporti, le bugie di un ministro parolaio. La scuola pubblica è allo sbando.

Angelo Cannatà

Gli studenti sono tornati in classe, riprendono le lezioni, e i docenti incontrandosi fanno il punto della situazione alla luce delle dichiarazioni del ministro Bianchi, confrontate, dati alla mano, con la situazione reale che si vive tra le mura della scuola. “Sì, certo, è tutto come l’anno scorso, ma…”. “Ma, cosa? Sempre filogovernativo tu…”. È un frammento di dialogo, alle 9 del 13 settembre, in un liceo dei Castelli romani: molti i prof arrabbiati col ministro “che non mantiene le promesse”.

Il confronto muove dalle dichiarazioni di Bianchi: “Abbiamo lavorato molto, alla scuola abbiamo dato risorse, personale”. Non è così, le risorse sono carenti e il personale insufficiente: lo evidenziano in tanti: “L’organico aggiuntivo è stato affrontato con meno risorse del 2020, bisognava recuperare intervenendo sulle classi sovraffollate e non è stato fatto”. Il dibattito s’anima alle 11, nell’intervallo, in sala docenti. Domina il problema trasporti, “i pullman sono luoghi d’infezione e il ministro gioca a scaricabarile”. È così: “Il trasporto pubblico locale dipende dagli enti locali – afferma Bianchi – ma… le prefetture continuano a lavorare”. Alcuni prof sono soddisfatti, per partito preso; altri s’arrabbiano e alzano la voce: “ma davvero non vedete che il pericolo-infezione nel tragitto casa-scuola è alto come l’anno scorso? Non è cambiato nulla”. Arriva il preside contento del controllo elettronico dei docenti vaccinati: ha funzionato. Almeno quello.

Poi si torna al ministro parolaio, alle sue inadempienze, alle bugie (“ho immesso 59mila nuovi insegnanti”; in verità 53mila li aveva già immessi Azzolina), mentre sciamano nei corridoi e verso il cortile i ragazzi felici di ritrovarsi (ma quanto durerà?) in un luogo amico; il ministro l’ha sparata grossa con la ventilazione affidata alle finestre aperte anche d’inverno. Di più: declina ogni responsabilità (“gli edifici scolastici sono proprietà dei comuni e delle province, bisogna fare un lavoro coi proprietari”); parla di quel che “bisogna fare” per nascondere ciò che non ha fatto: “una vera presa in giro”, dice la prof d’inglese visibilmente scocciata. Il dialogo continua – anche all’uscita davanti ai cancelli del liceo – sulle “classi pollaio”: solo il 2,9 per cento sono sovraffollate? Sono dati taroccati, è la convinzione dei più, “con la soglia d’alunni che abbiamo in classe il numero muta sensibilmente, è così in ogni istituto”. Un disastro.

Unica nota positiva: la lezione degli studenti vaccinatisi in massa. Ma tornano le domande: basta vaccinarsi per essere in sicurezza? Verranno dimezzate le classi numerose? Saranno evitati i focolai d’infezione? Qualcuno ci crede. Altri: “non cambierà nulla e torneremo alla Dad (nonostante gli effetti negativi sugli adolescenti) l’attenzione al benessere psicologico degli alunni è pari a zero”. C’è angoscia. Poi si analizza, increduli, la cruda verità buttata lì quasi per caso da Patrizio Bianchi in un’intervista a Repubblica (12-9-21): è in atto – dice – “una forte caduta demografica… L’anno scorso ci sono stati 404 mila nati e 746 mila morti. Diminuiscono gli studenti… Questo sgonfierà le classi”. Ecco il piano del ministro! Affidarsi al calo demografico per eliminare le classi pollaio. Non si vede che occorre intervenire subito e costruire nuovi edifici; che la scuola va finanziata meglio; che è errata la logica degli interventi straordinari e del risparmio su organici e stipendi; che urgono “investimenti nella spesa corrente” come accade nei Paesi più avanzati. Manca una riflessione sui problemi strutturali accentuati dalla pandemia; non è solo questione di Green pass obbligatorio, controllo elettronico dei docenti, protocollo di sicurezza. C’è molto di più. La scuola – che ha avuto ministri come Croce e Gentile (a proposito dei Migliori) – oggi è lasciata allo sbando.

Che idea di scuola ha Patrizio Bianchi? Mistero. Non ho mai capito perché per la Pubblica Istruzione non s’è pensato a una personalità come Massimo Cacciari: è un grande intellettuale, è stato docente, conosce la scuola, ha competenza amministrativa. Che stupido: dimenticavo che ha (anche) idee e visione e rischierebbe di riformare davvero il carrozzone scuola. Che troppi vogliono resti com’è. “Privato è bello” è il refrain, e per la scuola pubblica non è una buona notizia.

 

(credit foto miur.gov.it)



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