Roma e i luoghi delle donne. Il caso della fantomatica “Linea Fuxia” dell’Atac

La notizia che l’azienda capitolina per il trasporto pubblico ha ideato una “Linea Fuxia” per valorizzare i luoghi delle donne della città è in realtà una “fake news”: l’iniziativa, a opera di un collettivo di artisti e artiste, mira a denunciare i feroci meccanismi di profitto che governano gli spazi urbani.

Valerio Nicolosi

«La nuova linea, per ora in via sperimentale, sarà in servizio per una settimana, a partire dal 27 luglio, 24 ore su 24, con corse implementate durante la notte per garantire, nelle ore più delicate della mobilità femminile, un servizio sicuro anche a quei target di clientela considerata “a rischio”. L’obiettivo dell’iniziativa è dare una risposta tangibile alle richieste della città, riconoscendo il valore di spazi fondamentali per Roma, luoghi uniti da una stessa visione e oggi anche, simbolicamente e concretamente, collegati da una nuova linea».

Si apriva così il comunicato che due giorni fa, sul sito www.atac-lineafuxia.com/, dava notizia della nuova “Linea Fuxia” dell’Atac, azienda del trasporto pubblico romano, che avrebbe messo in comunicazione alcuni degli spazi della Capitale dedicati alle donne.

«La Linea Fuxia si aggiunge al lavoro volto a realizzare maggiore inclusività della clientela, lavoro che da anni Atac sta portando avanti per l’abbattimento delle barriere architettoniche alle fermate. Questo servizio si aggiunge ai tanti che abbiamo in animo di fare nei prossimi mesi per garantire alle donne il libero accesso agli spazi che le difendono, le proteggono e le accolgono. Sono luoghi fondamentali che intendiamo mettere a valore con tutti i mezzi a disposizione dell’azienda. Perché il futuro è donna».

Nella mattinata di ieri, però, raggiunta al telefono da MicroMega, l’Atac smentiva categoricamente l’iniziativa: «È una fake news, noi non c’entriamo nulla con la Linea Fuxia e l’azienda si riserva di adire le vie legali».

Ma allora come stanno le cose?

A ideare la Linea Fuxia – costruendo il relativo sito, realizzando manifesti pubblicitari e inserendo sulle pensiline interessate tutte le informazioni su questo percorso in realtà inesistente – è stato un collettivo di artisti e artiste che così spiega le ragioni di questa iniziativa: «Una fake news, una volta tanto diffusa non per esercitare potere e controllo, ma per fare luce sui meccanismi feroci di questa città. “La menzogna non è nel discorso, è nelle cose”, scriveva Calvino. E la menzogna che, mentendo, abbiamo voluto smascherare riguarda la prima fermata della nostra linea: la Casa delle donne Lucha y Siesta che verrà battuta all’asta, per la terza volta, il 5 agosto 2021. A mentire davvero è chi dice che spazi come Lucha y Siesta siano cancellabili o rinunciabili».

Lo scopo del collettivo dunque è quello di denunciare l’operato di Atac nei confronti di Lucha y Siesta, casa rifugio per le donne e centro antiviolenza, nata 13 anni fa occupando e restituendo alla collettività uno stabile abbandonato di proprietà dell’azienda capitolina in zona Quadraro-Cinecittà e che Atac ha messo all’asta nel tentativo di colmare il buco di bilancio accumulato negli anni.

Nonostante l’associazione Lucha y Siesta abbia vinto diversi bandi comunali, la sindaca Raggi, più volte chiamata in causa sullo sgombero e la vendita (anche considerato che Atac è di proprietà proprio del Comune di Roma), non ha mai mostrato di riconoscere il valore di questa realtà. Al contrario la Regione Lazio ha già fatto un deposito cauzionale per l’asta del 5 agosto, segno che è decisa a partecipare e a riscattare lo stabile per garantire così la continuità dell’esperienza. «Ci inseriamo in una difficilissima partita a poker – ha commentato Marta Bonafoni, consigliera regionale – speriamo di chiudere a breve per assicurare il percorso vitale che Lucha, uno dei luoghi fondamentali di Roma nel contrasto alla violenza di genere, merita».

Il rischio che altri soggetti si presentino all’asta è concreto. Qualche settimana fa, su un famoso sito di annunci immobiliari, è apparso – a nome di una costituenda cooperativa – un progetto di vendita su carta di appartamenti di lusso di varie metrature da realizzare proprio nello stabile occupato da Lucha y Siesta.

Insomma, non solo non ci sarà nessuna Linea Fuxia, ma se la Regione non la spunterà, la città rischierà di perdere uno dei suoi più interessanti laboratori di costruzione politica dal basso nonché un fondamentale punto di riferimento per la lotta contro la violenza di genere.



Per sostenere MicroMega e abbonarsi alla rivista e a "MicroMega+": www.micromegaedizioni.net

Altri articoli di Valerio Nicolosi

Intervista a Carla Peruzzo, coordinatrice sanitaria di MSF in Grecia, a partire dal nuovo campo nell’isola di Samos per “accogliere” i profughi che arrivano dalla Turchia.

Il Tribunale ha revocato i licenziamenti dei lavoratori dell’azienda. Il collettivo di fabbrica: “Subito la legge contro le delocalizzazioni”.

L’Europa ha perso l’ennesima occasione per ripensare le sue politiche migratorie, rimpiazzando una prigione con un’altra prigione.

Altri articoli di Società

Le polemiche scatenate dalla campagna pubblicitaria della serie-tv Sex Education confermano ancora una volta il bigottismo di cui questo Paese è affetto.

Nessuna reazione del mondo politico e delle associazioni di categoria alle gravi accuse del papa (“Sicari”) ai medici che praticano l'Ivg.

Il caso dei feti abortiti sepolti sotto una croce con i nomi delle madri evidenzia l’impostazione ipocritamente compromissoria della legge 194.