Scrivere sotto sorveglianza

Pubblichiamo un estratto da "Applausi nel cassetto", il primo romanzo della poetessa romena Ana Blandiana, che negli anni Ottanta subì la censura da parte del regime di Ceausescu.

Ana Blandiana

Da quando so che non ho più il diritto di pubblicare, scrivo più distesa. E questo stranamente, anche se nemmeno prima scrivevo questo libro con l’idea di pubblicarlo; da quando, però, la pubblicazione non dipende più da me, non è più una mia decisione, soggetta in qualunque momento al ripensamento, ma una condizione, di fatto, oggettiva, scrivo come se mi sentissi più al sicuro, come se infine mi fossi liberata dal pericolo della pubblicazione che dovesse planare su di me. Il che non è vero. O, in ogni caso, non a livello razionale. Comunque, il sollievo che provo, la tendenza assurda ad accettare l’interdizione come una beneficenza, mi dicono di me stessa cose che non sospettavo. Del resto, credo che la gente sarebbe stupita se mi sentisse confessare che mi sento più libera da quando davanti a casa nostra è parcheggiata una macchina con dentro una persona. E tuttavia, la battuta non si allontanerebbe troppo dalla verità.

La macchina è comparsa, sembra, proprio fin dall’inizio dell’interdizione, ma non l’abbiamo notata che dopo parecchi giorni e ci siamo convinti dell’inequivocabilità del suo significato solo dopo che hanno cominciato ad allarmarsi anche i vicini.

La macchina arriva alle ore otto-nove della mattina e si parcheggia a distanza di qualche metro dal nostro portone. L’uomo al volante scende e si allontana ogni volta nella stessa direzione, mentre la donna seduta a fianco resta in macchina immobile, senza far nulla per ore intere. È la stessa donna quasi giovane, bella secondo il gusto dei piccoli arazzi con il ratto dal serraglio, dai capelli lunghi, gli occhi grandi con sopracciglia molto arcuate e la bocca disegnata con un rosso violento. Molto raramente le fa compagnia anche un giovane quasi obeso, che resiste con minore stoicismo all’immobilità richiesta dal mestiere: scende continuamente, sistema i tergicristalli, pulisce il parabrezza, verifica le gomme. La donna, al contrario, sembra avere inesauribili risorse di pazienza. Non legge mai nulla, non lavora a maglia, non fa parole crociate. Resta immobile, guardando dritto avanti, immobile come una statua di cera. Alle tre l’autista ritorna, saluta con un gesto di rispetto subalterno la compagna, si siede al volante e va via. Le sette ore di immobilità passate davanti al nostro portone, al gelo più rigido o con la più insopportabile canicola, sono tanto più assurde in quanto sembrano prive di qualsiasi scopo. Solo da noi dipende decidere se il secondo e il terzo cambio della donna nella macchina si trovano nascosti in una delle case vicine o se si ritiene semplicemente che la sorveglianza della prima mezza giornata ci spaventi abbastanza perché non ci sia più bisogno di continuare. O forse si tratta semplicemente di una pazza? Ho pensato anche a questo. Del resto, l’antipatia violenta che le si legge negli occhi quando, raramente, i nostri occhi si incrociano, potrebbe avvalorare quest’ultima e tanto improbabile variante. Che del resto, a parte me, nessuno prende in considerazione. Comunque, le conseguenze dello strano stazionamento – qualunque ne sia la spiegazione – sono state sollecite ed evidenti: pian piano, nessuno ha più avuto il coraggio di entrare nel nostro cortile sotto gli occhi fissi e fortemente truccati della sorvegliante o dei suoi invisibili sostituti, mentre noi abbiamo cominciato a parlare in casa solo bisbigliando. Credo che questa, del resto, sia stata la più difficile da sopportare tra le conseguenze dell’interdizione.

 

Estratto da “Applausi nel cassetto” di Ana Blandiana, Traduzione di Luisa Valmarin, Elliot edizioni.

© 2021 Lit edizioni S.a.s. Per gentile concessione

Libro pubblicato grazie al supporto finanziario dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest.

Leggi la recensione del romanzo di Bruno Mazzoni



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