Rosarno: ancora ghetti, sfruttamento e miseria

Sfruttati al limite della schiavitù e costretti a vivere in 6 o 7 dentro una tenda o una baracca senza elettricità né bagni. Il numero dei braccianti nella Piana di Gioia Tauro è in diminuzione ma le loro condizioni restano drammatiche.

Valerio Nicolosi

Il money transfer su una delle vie principali di Rosarno ha meno clienti, la fila nel weekend per spedire i soldi a casa non è come gli altri anni, questo è uno degli indicatori principali che i braccianti sulla Piana di Gioia Tauro sono diminuiti.

Molti sono rimasti al Nord, dove c’è più richiesta per la stagione e dove vengono pagati leggermente meglio, molti altri invece hanno perso le speranze di vedere il permesso di soggiorno rinnovato, in Italia sono clandestini e hanno scelto di proseguire il viaggio verso Nord: Ventimiglia e da lì Parigi, Amburgo, Berlino, Bruxelles o altre città europee che non garantiscono documenti ma dove ci sono comunità pronte ad accoglierli.

Questo è sempre stato uno dei punti fondamentali negli spostamenti dei migranti: parenti o amici che ti inseriscono in una comunità, in un lavoro precario, purché ti dia la possibilità di mandare i soldi a casa e non ti lasci nella solitudine del viaggio.

“Nei campi ci sono circa 700 persone, lo scorso anno erano molti di più. Poi ci sono quelli che vivono in casali abbandonati o altri luoghi d’emergenza” racconta Francesco Piobbichi, operatore di Mediterranean Hope, progetto della FCEI, che da anni lavora nelle Piana di Gioia Tauro per dare sostegno ai braccianti. “Nonostante siano di meno, le condizioni di vita restano comunque drammatiche, se non peggiori. Hanno creato di nuovo un ghetto da quando la prefettura di Reggio Calabria ha abbandonato la nuova tendopoli” aggiunge Piobbichi.
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