Russia, Ucraina e il conflitto che non conviene a nessuno: “Ma la pace è ancora possibile”

Gli appelli delle ong e delle realtà che si battono per la pace: "Anche questa volta, le scelte della politica ignorano la salvaguardia della vita delle persone".

Daniele Nalbone

Il conflitto tanto temuto è iniziato. Kiev è sotto assedio. Un conflitto che non conviene a nessuno. Con l’invasione da parte della Russia dei territori dell’Ucraina, con le bombe su Kiev e gli assalti delle truppe ai nodi strategici “è iniziata una nuova guerra in Europa”, commenta Emergency. “Sembrava impossibile che questa decisione prendesse il sopravvento, dopo che solo pochi mesi fa il conflitto afgano aveva dimostrato il fallimento totale della guerra e dopo due anni di emergenza sanitaria che hanno stravolto le vite di tutti noi”.

Invece, “anche questa volta, le scelte della politica ignorano la salvaguardia della vita delle persone”. Si è scelta, quindi, e “di nuovo” la “logica della guerra, praticata o provocata, come strumento per la risoluzione delle controversie internazionali. Chiediamo che i Paesi coinvolti tornino al tavolo dei negoziati e che l’Europa, che è stata insignita del Nobel per la pace, eserciti la sua influenza e faccia tutto quello che è in suo potere per fermare il conflitto. Chiediamo a tutti coloro che rifiutano la guerra di far sentire forte la loro voce: basta armi, basta vittime”.

“Negoziare, negoziare, negoziare” è l’appello della Tavola della pace. “Negoziare su tutto. Anche nelle condizioni più difficili e sui temi più intrattabili posti dalla Russia. L’alternativa è una catastrofica guerra globale che devasterà l’Europa e non avrà vincitori. Questa è la supplica che rivolgiamo all’Italia, all’Unione europea, all’Onu e a tutti responsabili della politica internazionale”.

Si chiede realismo. “Queste sono le ore in cui dobbiamo spezzare le leggi della guerra e la logica dello scontro. Non possiamo aspettare che sia il governo russo a fare il primo passo. Negoziare non vuol dire cedere alla guerra e alla legge della forza ma fermare la sua pericolosa escalation militare”.

L’invito della Tavola della Pace è quello a “uscire dalla politica delle sanzioni, dalla logica del colpo su colpo, per ricostruire lo spazio per il dialogo e il negoziato politico con la Russia”. Citano la Conferenza e gli Accordi di Helsinki ricordando il lavoro svolto dalla diplomazia all’epoca della Guerra Fredda. E se lo si è fatto allora, “lo si deve fare ora che rischiamo la catastrofe più grande. Negoziare vuol dire essere disponibili a modificare le proprie posizioni per costruirne una comune. Fare un passo indietro per fare un passo avanti sulla via della pace. Ripetiamo: con la guerra tutto è perduto. Con la pace tutto è possibile”.

Sulla stessa linea anche Save the Children: “Chiediamo urgentemente alle parti in conflitto di accettare l’immediata cessazione delle ostilità. Sono 7,5 milioni i bambini in pericolo in Ucraina, di cui almeno 400mila nell’area più a rischio nella zona orientale. In guerra può succedere di tutto: morte, ferite, violenze sessuali. I bambini sono terrorizzati. Stanno sentendo esplosioni, viene loro chiesto di fuggire solo con i vestiti addosso. Il rischio per la loro salute mentale e il potenziale trauma a lungo termine non possono essere sottovalutati”.

“È tornata la guerra in Europa” scrivono dal Tavolo Asilo, di cui fanno parte diverse realtà tra cui ActionAid, Amnesty International, A Buon Diritto, Emercency, Save the Children. “Un incubo che speravamo di esserci lasciati alle spalle ma di cui purtroppo non sembriamo in grado di liberarci. D’altronde se non si lavora per costruire la pace, ma si alimentano confronti muscolari e si aumentano le spese militari, il risultato non può che essere tragico.
Il Tavolo asilo e Immigrazione esprime sgomento e preoccupazione per quel che sta succedendo in queste ore in Ucraina, in particolare per la sorte delle popolazioni civili coinvolte. Siamo convinti che l’unica strada da perseguire sia quella della diplomazia”.

In seguito ai bombardamenti e alle violenze migliaia di persone sono in fuga e cercheranno protezione. “Facciamo appello al nostro governo e all’UE affinché le persone costrette a fuggire trovino le frontiere europee aperte e accessibili e affinché si predisponga con urgenza un piano europeo d’accoglienza con una suddivisione equa tra i Paesi membri. Per evidenti ragioni l’Ucraina va subito cancellata dall’elenco dei cosiddetti ‘Paesi di origine sicuri’. Non possiamo e non vogliamo accettare nessuna ipotesi di chiusura di fronte alle vittime di una guerra scoppiata nel cuore dell’Europa e che i nostri governi troppo poco hanno fatto per scongiurare”.

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