L’Europa si prepara ad accogliere i migranti afghani in “campi di prigionia”

Intervista a Carla Peruzzo, coordinatrice sanitaria di MSF in Grecia, a partire dal nuovo campo nell’isola di Samos per “accogliere” i profughi che arrivano dalla Turchia.

Valerio Nicolosi

“È impressionante vedere uno scivolo in mezzo al filo spinato” racconta Carla Peruzzo, coordinatrice sanitaria di Medici Senza Frontiere in Grecia, che abbiamo intervistato per parlare del nuovo campo per i migranti allestito nell’isola di Samos, uno dei punti di approdo dei richiedenti asilo, soprattutto afghani, che arrivano dalla Turchia.
Le autorità greche stanno sperimentando un nuovo modello, più simile alla detenzione che all’accoglienza, e il campo di Samos si inserisce proprio sul solco di quanto già sperimentato a Lesbo e a Salonicco, dove i campi sono di fatto delle prigioni.
“Questo nuovo centro è stato costruito con i soldi dell’Unione Europea, milioni e milioni spesi per un centro che di fatto è una detenzione amministrativa di persone richiedenti asilo” aggiunge la coordinatrice sanitaria nell’intervista.

Il campo sarà delimitato dal filo spinato, entrare e uscire non sarà facile. All’interno ci sarà anche una zona separata, dove verranno spostate le persone che dovranno essere rimpatriate in Turchia, Stato considerato “sicuro” dal governo greco, e nei paesi d’origine.

“Il 14% dei nuovi pazienti di Samos tenta il suicidio mentre il 66% pensa a farlo, è una condizione difficile” racconta Peruzzo in riferimento all’intervento sanitario messo in campo da Medici Senza Frontiere nell’isola, e aggiunge: “Dopo la vittoria dei Talebani l’Europa si sta preparando ad una possibile nuova ondata di profughi e lo fa chiudendosi dentro le proprie mura”.

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Credit foto: Xinhua/Marios Lolos



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