San Robert e lo scudo penale per i cattolici. Il Vaticano, il sostegno al mercato e l’attacco alla democrazia

La canonizzazione di Robert Schuman, padre dell’Europa unita, e l’intervento a gamba tesa nel dibattito sul ddl Zan gettano luce sulla reale apertura alla modernità del pontificato di Francesco.

Alessandro Somma

In questi giorni due episodi hanno gettato luce sul senso dell’apertura alla modernità del pontificato di Francesco, il Papa venuto da lontano celebrato da alcuni come un campione di innovazione, e additato da altri come affossatore della tradizione. Due episodi che mostrano quanto il giudizio dei primi sia affrettato, e come i secondi siano assillati da preoccupazioni infondate.

Robert Schuman santo subito!

Il primo episodio riguarda Robert Schuman, considerato il padre dell’Europa unita per il noto discorso tenuto il 9 maggio del 1950, quando da Ministro degli esteri francese indicò il modo di avviarla: mettere in comune la produzione di carbone e acciaio per disinnescare la conflittualità tra Francia e Germania. L’anno dopo venne infatti creata la Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio), a cui aderirono gli stessi Paesi che nel 1957 diedero vita alla Cee (Comunità economica europea).

Ebbene, Schuman era un cattolico fervente, sebbene con un passato non proprio in linea con gli insegnamenti del Vangelo: da parlamentare votò il conferimento dei pieni poteri al Maresciallo Pétain, atto di avvio della dittatura fascista di Vichy. Questo episodio è stato però in qualche modo rimosso, diversamente dal contributo all’unificazione europea, evento ritenuto da alcuni un vero e proprio miracolo. Tanto che nel 1990 il vescovo di Metz, la cittadina francese dove Schuman ha iniziato la sua carriera politica e professionale e ha trascorso gli ultimi anni di vita, ottiene dalla Congregazione delle cause dei santi presso il Vaticano il nulla osta ad avviare un processo di canonizzazione: il riconoscimento ufficiale che un defunto è giunto in Paradiso, che da lì può beneficiare coloro i quali gli rivolgono preghiere, e che può essere universalmente venerato.

Con l’apertura del processo di canonizzazione, il defunto padre dell’Europa è divenuto “servo di Dio”, e su di lui si sono accumulate testimonianze e documenti volti a certificarne la santità. Nel 2004 si è terminata la raccolta dei materiali, sigillati pubblicamente nel corso di una cerimonia destinata a documentare la devozione popolare, e subito trasmessi alla Congregazione delle cause dei santi. Questa ha valutato positivamente la posizione di Schuman, motivo per cui il Papa ha nei giorni scorsi autorizzato la lettura del decreto che riconosce ufficialmente le sue “virtù eroiche”, così sintetizzate:

Il Servo di Dio visse la virtù della fede come una dimensione totalizzante. La scelta di impegnarsi in ambito politico, fu da lui considerata come obbedienza alla volontà di Dio. La fede nutrì e sostenne il suo impegno a lavorare per un’Europa unita e riconciliata… Il Servo di Dio fu mosso e animato da una eroica speranza, che non faceva alcun affidamento sulle proprie forze e che emerge soprattutto dalla sua azione politica a servizio dell’idea di Europa unita. Un aspetto molto importante per cogliere il vissuto eroico della speranza da parte del Servo di Dio è dato senz’altro dalla serenità e dalla pace che emanavano dalla sua persona, ambedue frutto del suo fermo attaccamento alla Provvidenza[1].

Da questo momento il padre dell’unificazione europea, che a questo punto appare come il risultato di un’azione divina, assume il titolo di “venerabile”, in attesa di essere dichiarato “beato”: passaggio per il quale occorre però documentare un miracolo avvenuto per sua intercessione. Se poi i miracoli documentati sono due, allora scatta la promozione a “santo”.

Si aprono a questo punto le scommesse su cosa, nel tormentato sviluppo della costruzione europea, possa essere considerato miracoloso: la moneta unica, il Fiscal compact, il Mes o magari il Recovery fund. E sarà anche interessante conoscere il nome dei Commissari europei che si sono rivolti a Schuman in preghiera, spingendolo a intercedere affinché l’Europa unita assumesse il suo attuale volto.

Sebbene alti prelati abbiano spinto per considerare la realizzazione dell’Europa unita un miracolo attestante l’odore di santità, le autorità vaticane hanno infine deciso di accettare questa scorciatoia. I devoti di Schuman avevano però già elaborato un piano alternativo. Avevano predisposto un sito internet attraverso il quale si può personalizzare una preghiera da rivolgere al Signore:

È sull’esempio di un uomo “dolce e umile di cuore” (Mt 11,29) che ti rivolgo la mia preghiera. Per Robert Schuman, io [inserire nome] mi abbandono alla Tua divina provvidenza e Ti ripeto: Sei il Maestro e mi affido a Te. Ascolta la mia preghiera per [potete scrivere qui il vostro intento] e per il suo tramite manifesta la santità del Tuo servitore Robert Schuman, discepolo di Cristo in politica. Signore, dammi oggi la possibilità di fare là dove vivo la Tua volontà. Amen[2].

Ma non è finita qui, perché i miracoli non si devono solo manifestare: devono anche essere documentati. L’Istituto Saint Benoît si è fatto allora carico di censire i casi in cui la preghiera sia ascoltata e consenta a Schumann di mostrarsi meritevole di canonizzazione. Eventuali segni della celeste intercessione del padre dell’Europa devono però essere minuziosamente ricostruiti: «nel caso di guarigioni» con «il certificato medico della malattia e della avvenuta guarigione»[3].

Uno scudo penale per i cattolici

Il secondo episodio indicativo della effettiva apertura alla modernità del pontificato di Francesco riguarda la tormentata approvazione del celebre ddl Zan: il provvedimento che mira a prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza “per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”. E che a tal fine amplia l’ambito di applicazione del Codice penale nella parte in cui già punisce “la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa” (art. 604bis).

Come si sa, il ddl Zan ha ispirato dibattiti particolarmente accesi e a tratti surreali, nel corso dei quali si sono accusati i suoi sostenitori di voler creare nuovi odiosi reati di opinione, e addirittura di voler imporre una non meglio definita “cultura gender”. Si tratta di accuse infondate, se non altro alla luce di una disposizione del ddl in cui si chiarisce che “sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime ri­conducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte”. Non è però questo il punto che si vuole qui discutere, bensì un intervento del Vaticano che entra a gamba tesa in questo dibattito.

È di questi giorni la notizia che la Santa Sede ha ufficialmente chiesto al governo italiano di modificare il disegno di legge, sostenendo che esso viola il Concordato: il trattato che regola lo status giuridico della Chiesa cattolica in Italia. Dall’altra parte del Tevere si pensa infatti che il ddl Zan sia incompatibile con quanto detto all’art. 2 del Concordato:

La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione… È garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Insomma, il ddl Zan violerebbe le prerogative dei cattolici e per questo dovrebbe essere rivisto, ovvero prevedere che una condotta che costituisce reato non sia ritenuta tale se a tenerla è un cattolico: non si può discriminare e usare violenza “per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”, ma se questo avviene nell’esercizio di una libertà religiosa lo si può fare.

È un po’ quello che si chiede a beneficio dei sanitari impegnati nella campagna vaccinale, i quali dovrebbero essere tenuti al riparo dall’operare dei principi che regolano la responsabilità medica. Solo che in quest’ultimo caso lo scudo penale serve a preservare un interesse superiore come la salute pubblica, mentre qui si fa fatica a comprendere per quale motivo un cattolico possa discriminare e commettere violenza “per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere”. O meglio lo si comprende bene, ma allora la risposta dovrebbe essere netta e piccata, all’altezza della indignazione per l’ultimo di una lunga serie di inammissibili ingerenze sui temi di interesse per il Vaticano: la sovranità popolare non è negoziabile. E invece, nella migliore delle ipotesi, è tutto un fiorire di dichiarazioni di formale difesa delle prerogative parlamentari, accompagnate però da una incomprensibile e inaccettabile disponibilità al dialogo.

Valori premoderni al servizio della modernità capitalista

I due episodi che abbiamo qui ricostruito si possono però leggere, come si dice con espressione burocratica ma efficace, nel loro combinato disposto.

Nel momento in cui fa avanzare il processo di canonizzazione di Schuman, la Chiesa di Papa Francesco dimostra di essere poco interessata alla deriva mercatista della costruzione europea. Non ci sono avvenimenti che riguardino il suo sviluppo e possano essere considerati indizio dell’intercessione di un defunto animato da carità cristiana. Al contrario, da tempo l’Unione e i suoi esponenti si segnalano per comportamenti che difficilmente si possono considerare ispirati da un passo del Vangelo. Anche e soprattutto durante l’attuale crisi, che come nel corso della precedente, affrontata con macelleria sociale e austerità, diviene l’occasione per stringere i bulloni dell’ispirazione di fondo dell’Europa unita.

La stessa Chiesa che con fare disinvolto assolve i peccati dei sacerdoti delle libertà economiche, asseconda però le strategie utilizzate per neutralizzare i conflitti prodotti dalla deriva mercatista. Non mette cioè in discussione i richiami a valori identitari premoderni, violenti ed escludenti, agitati ad arte dai leader europei che mortificano le libertà politiche: gli stessi che invocano l’inserimento nei Trattati delle radici cristiane dell’Unione, che agitano i cosiddetti valori non negoziabili come tratti identitari attorno a cui scatenare guerre di religione, e che nel loro nome avallano le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o sul genere. Mettendo così a nudo il fine ultimo dell’attaccamento alla premodernità degli Orbán di turno: fornire un sostegno alla modernità capitalistica, nel nome di un’alleanza tra potere temporale e potere spirituale tenera con la dittatura del mercato e insidiosa per l’ordine democratico.

NOTE

[1] Decreto della Congregazione delle cause dei santi del 19 giugno 2021, http://www.causesanti.va/it/archivio-della-congregazione-cause-santi/promulgazione-di-decreti/decreti-pubblicati-nel-2021.html.

[2] http://www.robert-schuman.com/fr/pg-prier/intention.php.

[3] http://www.robert-schuman.com/fr/pg-prier/miracle.htm.



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